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ARTE E AFFISSIONI: FRANCESCA SCOPRE CHE LA LEGGE NON E' UNA MUTANDA (E SE LA CAMBI TI CONVIENE LEGGERLA)

Le tre grazie. Parigi, Appendino e Leon alla conferenza stampa di Luci d'Artista
Come sapete, oggi c'è stata la conferenza stampa di Luci d'Artista e Contemporary al Teatro Caos delle Vallette. Prima che si trasformasse nel simpatico happening della democrazia partecipativa che vi ho raccontato nel post precedente, avevo approfittato della lieta circostanza per domandare all'assessore Leon notizie sulla questione delle affissioni. Ottenendo una risposta pronta, disarmante e ampiamente prevista. Per mettere in giro i loro manifesti, le fiere d'arte pagheranno tutto: tariffa intera, fino all'ultimo centesimo. Altro che "disguido" facilmente rimediabile.

"Un banale disguido, ghe pensi mi"

Ricordate, vero? Due settimana fa si era scoperto che le fiere d'arte che fanno da contorno ad Artissima (The Others, Flashback, Flat...) non godono più dello sconto del 50 per cento sulla tassa per le affissioni, beneficio che gli era sempre stato riconosciuto in quanto manifestazioni culturali e/o patrocinate dal Comune. In seguito alla modifica dell'articolo 6 del regolamento municipale in materia di pubbliche effissioniproposta all'unanimità dalla Giunta e approvata il 30 marzo scorso dall'intera maggioranza in Consiglio alla presenza dell'assessore Leon, da quest'anno anche quelle fiere devono pagare la tariffa intera poiché prevedono la vendita di opere d'arte e quindi sono considerate "commerciali". Come le sagre del culatello. 
Alle prevedibili proteste degli organizzatori (delle fiere d'arte, quelli del culatello pagano da sempre senza banfare), l'assessore Leon s'era prima stupita, poi risentita di tanto rumore per nulla, e infine aveva replicato con baldanza giovanile: "Si è trattato di un disguido, avvertirò personalmente gli organizzatori che stiano tranquilli". Era il 14 ottobre. 

Tranquilli tranquilli, ma non succede niente

Passano i giorni e gli organizzatori non sono per nulla tranquilli poiché la Leon non si fa sentire. Il 16 ottobre scrivo un post dove riassumo l'intera vicenda e mi permetto di ricordare alla Leon che sarebbe carino se chiamasse gli organizzatori, per tranquillizzarli; e intanto faccio notare che faremmo un notevole passo avanti nella scienza della pubblica amministrazione se in futuro l'assessore leggesse per bene i provvedimenti che vengono approvati: almeno quelli approvati in sua presenza, tipo la modifica del regolamento comunale che ha dato adito al "disguido". Giusto per non cadere dal pero se e quando il disguido si verifica.
Ancora un giorno o due, e sulla Stampa esce una nuova dichiarazione dell'assessore Leon: nessun problema - garantisce la nostra - lo sconto del 50 per cento sarà confermato, ci vuole soltanto un po' di tempo perché gli uffici provvedano. Burocrazia, insomma. E Francesca chiude la questione con una frase lapidaria: "Non vorrei più parlarne".

"Il regolamento non consente eccezioni". Ma dai?

Esticazzi. Meglio parlarne, invece, perché stamattina la Leon a domanda ha risposto che purtroppo "non c'è nulla da fare, il regolamento non consente eccezioni, non è possibile applicare lo sconto e quindi le varie fiere d'arte pagheranno la tariffa intera". Poiché quelle fiere non nuotano nell'oro, vedersi raddoppiare il costo delle affissioni è un salasso da paura. Ma gli organizzatori possono stare tranquilli. Francesca Leon mi ha garantito che "sono già al lavoro con gli uffici" (sono sempre al lavoro con gli uffici) per "modificare il regolamento entro la fine dell'anno" (fanno sempre tutto entro la fine dell'anno) in modo tale da "concedere l'anno prossimo l'agevolazione a queste fiere che non sono esattamente commerciali". Adoro l'espressione "non esattamente commerciali".
Quindi, quanto affermato dall'assessore Leon il 14 ottobre ("gli organizzatori stiano tranquilli") deve essere lievemente modificato in "stiano tranquilli per l'anno prossimo, e quest'anno paghino fino all'ultimo centesimo". 

Le leggi non sono mutande

Posso dire? Va bene, è giusto così, le leggi e i regolamenti vanno rispettati, e non li puoi cambiare dall'oggi al domani come un paio di mutande; e men che meno aggirarli. Ma santiddio, benedetti ragazzi, quando li cambiate sforzatevi di rendervi conto con una certa approssimazione di che cosa state facendo e quali conseguenze avrà: la modifica che adesso dovrete di nuovo modificare era scritta in italiano, tutto sommato. Non in cinese. Se dopo avere scritto e approvato un provvedimento, senza capirlo, scoprite che ha effetti imprevisti, dannosi e non voluti, e mi cadete dal pero, beh, insomma, poi non andate in giro a dire che ce l'ho con voi e che sono io che vi perculo. Fate tutto da soli.
E ad ogni modo, vi prego di non dirmi mai di stare tranquillo. A quel punto, comincerei a preoccuparmi.

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