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CALO DEI VISITATORI E INTEGRAZIONE SOCIALE: MARKETING E NARRAZIONE AL MUSEO DEL CINEMA

Sergio Toffetti, presidente del Museo del Cinema
Questa è la notizia, come l'ho testé ricevuta qui nella casa sulla scogliera dal benemerito ufficio stampa del Museo del Cinema:
Il Museo Nazionale del Cinema, oggi perfettamente accessibile ai diversamente abili, intende porsi anche come occasione di integrazione sociale, attraverso un’offerta culturale che risponda alle esigenze di una società in rapido cambiamento.
Alle persone in situazione di svantaggio è dunque ora dedicata la nuova iniziativa che prevede, ogni primo mercoledì dei mesi di agosto (mercoledì 1), settembre (mercoledì 5) e ottobre (mercoledì 3), l’ingresso al Museo alla tariffa simbolica di 1 euro.
Il Museo Nazionale del Cinema, con questa nuova proposta, fa un ulteriore importante passo verso l’eliminazione delle barriere anche sociali che possono impedire la partecipazione della vita culturale.
Il primo mercoledì del mese, la Mole Antonelliana si pone dunque come “casa della città”, invitando tutte le componenti del tessuto sociale a visitare il Museo Nazionale del Cinema, parte integrante del patrimonio culturale di Torino e del Piemonte.
E bla bla bla.

C'è barriera e barriera

E' tutto molto bello, benché io, da vecchio reazionario, stenti a identificare nel prezzo del biglietto la principale "barriera anche sociale" che dissuade la popolazione tutta dall'affollare in massa i musei. 
Comunque l'esperimento mi affascina. L'offerta dell'ingresso a un euro è erga omnes, non riguarda soltanto - come sarebbe ovvio e civile ogni giorno, in qualsiasi museo - gli "svantaggiati economici" (quelli che purtroppo non arrivano a fine mese), ma anche gli "svantaggiati culturali", quelli che "il biglietto dei musei è caro" però non esitano a spendere dieci o cento volte tanto per un accessorio di moda, un cellulare da urlo o un tatuaggio sul culo.
Se varcheranno la soglia del museo, anche per costoro sarà festa come nel Regno dei Cieli. Il mio cinismo mi induce a dubitare che siano interessati, ma mi sforzo di credere quia absurdumA mio modesto ed esecrabile avviso le vere "barriere sociali" semmai le costruiscono una scuola che non insegna nulla, una famiglia che non ha nulla da insegnare, una società che promuove l'ignoranza come instrumentum regni e considera un insulto la parola "intellettuale".
Ciò detto, proviamo anche questa. Ho avuto la sventura di conoscere taluni che in un museo non ci entrerebbero neppure a pagarli, ma con l'ottimismo della volontà spero che dell'offerta usufruiscano in tanti, indipendentemente dal reddito. 

Marketing e narrazione

Vorrei però notificare a lorsignori che non è il caso di contarci le cucche. A prescindere dall'edificante narrazione, l'offerta speciale del Museo del Cinema ha anche altre motivazioni molto concrete, e assai rispettabili. Se scendiamo su un ragionevole piano di realtà, la notizia sopra riportata, per come la vedo io, dev'essere riscritta così:
Il nuovo presidente del Museo del Cinema, Sergio Toffetti, ha preso atto del preoccupante calo dei visitatori (-6,2%) registrato nei primi quattro mesi del 2018. Se la tendenza non risultasse passeggera, ci sarebbe da allarmarsi.  Il presidente Toffetti è un uomo pratico e navigato. Sa che la flessione ha toccato anche gli altri grandi musei (Egizio e Venaria) mete privilegiate dei turisti. E sa pure che i flussi turistici a Torino danno segni di cedimento. Quest'ultimo dato è vivacemente contestato dai coriferi del potere: purtroppo, però, la logica indurrebbe a chiedersi, se la crisi del turismo non c'è, dove diavolo vadano a cacciarsi tutti 'sti turisti che non vanno alla Mole, a Venaria o all'Egizio.
Pertanto, i casi sono due: o a Torino i turisti aumentano e intanto i visitatori della Mole scendono, e allora prima o poi salterà fuori qualche genio a dire che la colpa è di Toffetti, e a Toffetti non garba di prendersi colpe non sue; oppure - ipotesi più credibile - il calo del Museo del Cinema è la conseguenza statistica di una perdita generalizzata del turismo torinese, e Toffetti non può far nulla per rilanciare il turismo torinese ma si ingegna per ridurre l'impatto sul Museo di problemi creati da errori e trascuratezze altrui.
Da tutto ciò discende che Toffetti, come misura di primo soccorso contro la flessione delle presenze, ha pensato bene di sperimentare l'ingresso (quasi) gratuito una volta al mese: ciò potrebbe attrarre i torinesi - almeno quelli, e ce ne sono, che non sono mai entrati al Museo del Cinema - e fruttare qualche visitatore "pagante" in più. Pochi o tanti che siano, lo sbigliettamento ne beneficerà comunque, specie in una giornata, il mercoledì, che in genere non vede folle immense stipate nei musei.
Infine - e qui sta la mirabile paraculata che chiama l'applauso - lo scaltro Toffetti, che conosce benissimo i suoi polli, si è premurato di rivestire una sensata mossa di marketing con quella pàtina di "partecipazione & inclusione" che tanto piace a lorsignori: evvài con "le persone in situazione di svantaggio", aggiungici una pennellata di "integrazione sociale" e le "esigenze di una società in rapido cambiamento", un pizzico di "importante passo verso l’eliminazione delle barriere anche sociali" e sei pronto per il gran finale con la Mole Antonelliana che "si pone dunque come “casa della città” invitando tutte le componenti del tessuto sociale a visitare il Museo Nazionale del Cinema".
Musica commovente di sottofondo, dissolvenza sulle "componenti del tessuto sociale", titoli di coda, the end. Un capolavoro del nostro tempo.

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