Passa ai contenuti principali

PALAZZO MADAMA: COSA BOLLE IN PENTOLA?

 

Giovanni Carlo Federico Villa
La mostra "Invito a Pompei" recuperata in piena emergenza, poi un 2022 già intasato da vecchi progetti da onorare, e finalmente nel 2023 Giovanni Carlo Federico Villa, il nuovo direttore di Palazzo Madama (nuovo per modo di dire, la sua nomina risale al giugno 2021, ma ha preso servizio soltanto da un paio di mesi), potrà varare il suo programma espositivo. Un programma che sta già preparando, e che potrebbe riservare delle buone novità dopo anni difficili e spesso deludenti. Intanto GCF lavora per riannodare gli sfilacciati legami fra il museo e la città, i quartieri, le scuole.

Sul Corriere in edicola stamattina cerco di analizzare quale potrebbe essere la strategia del neo direttore per approntare un cartellone di mostre di valore scientifico, senza trascurare le opportunità di blockbuster che riportino a Palazzo Madama le folle di visitatori che non si vedono da tempo. Poiché l'articolo non è disponibile on line, lo riporto, ad alcuni giorni dalla pubblicazione, in fondo a questo post.

Postilla buffa: poco più di un anno fa scrivevo che, per come s'erano messe le cose, Palazzo Madama sarebbe rimasto senza direttore fino al 2023. Pensavo di scrivere una boiata da ridere, e invece, in qualche modo, la sciocca profezia s'invera, dato che soltanto nel 2023 Villa potrà fare il direttore full tasking, mostre comprese.

Ed ecco l'articolo:

Per Giovanni Carlo Federico Villa, neo-direttore di Palazzo Madama, la mostra “Invito a Pompei” che s'inaugura il 7 aprile è un salvataggio in corner. Se l'è inventata dal nulla nel giro di cinquantuno giorni (un record mondiale, direi...) per tappare il buco di programmazione causato dal rinvio all'autunno, per volontà del presidente Cibrario e per motivi incomprensibili ai più, di quella già pronta dedicata a Margherita di Savoia.
Fatto sta che Villa ha chiesto aiuto ai suoi amici del ministero, il potente segretario generale Salvo Nastasi e il direttore generale dei musei Massimo Osanna, che gli hanno messo a disposizione una ricca messe di opere del Parco Archeologico di Pompei. Certo, una mostra pompeiana a Torino patisce fatalmente il confronto con la fondamentale “Il Nilo a Pompei” del 2016 al Museo Egizio: ma tant'è, con una spesa limitata (190 mila euro) il buon Villa scongiura la figuraccia di un Palazzo Madama senza mostre a primavera, e assapora il gusto di fare il direttore. Una soddisfazione che altrimenti avrebbe dovuto rimandare al 2023: per il resto del 2022 infatti il calendario è già bloccato dalle iniziative della premiata coppia Cibrario-Rattalino, presidente e segretario della Fondazione Torino Musei che hanno retto le sorti di Palazzo Madama nella quasi triennale assenza di un direttore nominato. Quindi avremo Margherita di Savoia in autunno, e prima ci toccherà l'ennesima trouvaille dei depositi del Vaticano: dopo tante Madonne d'incerta qualità, stavolta arriverà la “Veronica” di Ugo da Carpi, la cui qualità scarsissima è attestata addirittura da Michelangelo, il quale – racconta Vasari – vedendo l'opera che Ugo si vantava d'aver “dipinta con le mani”, la stroncò con un feroce “sarebbe meglio che avesse adoperato il pennello e l'avesse fatta di miglior maniera”.
Tra regine e veroniche Villa morde il freno, e aspetta il suo turno. Ma il mestiere del direttore già lo fa a tempo pieno: non potendo ancora organizzare mostre, si dedica a riannodare i legami di Palazzo Madama con le scuole e con la città. Incontra gli insegnanti e le Circoscrizioni, e studia il territorio per coinvolgerlo nelle attività del museo.
Sul fronte espositivo, comunque, Villa prepara il futuro. Nulla di ufficiale, ma qualcosa già trapela. Mi risulta che per il 2023 il direttore mediterebbe su un progetto di largo respiro dedicato alla Torino Liberty. Idea, diciamolo, in sé e per sé non originalissima: mostre sul Liberty ne abbiamo viste più d'una, in tempi recenti. Ma GCF pensa alla Mostra Definitiva, preceduta da un censimento, in collaborazione con le scuole, delle testimonianze Liberty quartiere per quartiere, e arricchita da una vasta sezione dedicata ai pittori del periodo a cavallo fra Otto e Novecento. Una mostra che spiani la strada verso un obiettivo ambizioso: l'iscrizione della Torino Liberty nel Patrimonio dell'Umanità dell'Unesco.
Altrettanto ambiziosa e complessa è l'idea di “inventariare” l'enorme (circa 60 mila pezzi) e semisconosciuto tesoro delle collezioni etnografiche torinesi disseminate fra musei civici, statali, universitari e missionari, per dare vita a una mostra “comparativista” che esplori – nella moderna Torino multietnica - affinità e interconnessioni fra culture solo in apparenza lontane.
Simili progetti, di alto valore scientifico, non si possono però definire, almeno sulla carta, mostre blockbuster, quelle mostre zeppe di nomi così celebri da attrarre in automatico le fiumane di visitatori che a Palazzo Madama non si vedono da un bel po'. Ma Villa ha ben presente il problema, e suppongo che pure su quel fronte prepari le sue mosse. Com'è accaduto con Pompei, anche in futuro il direttore sfrutterà i suoi ottimi rapporti con il ministero della Cultura per cogliere le occasioni che dovessero presentarsi. Una suggestione fra tante: nel 2024 sia la Galleria Borghese, sia il Museo di Capodimonte chiuderanno per lavori alcune sale, e dunque si annunciano magnifiche prospettive per prestiti importanti. Una mostra “Torino e le capitali”, con i capolavori in arrivo da Napoli e da Roma, è senza dubbio nella lista dei desideri di Villa.


Commenti

Post popolari in questo blog

CIAO SERGIO

Sergio Ricciardone non c'è più. Se n'è andato così, ad appena 53 anni, dopo breve malattia. Venticinque anni fa, insieme con i colleghi deejay Giorgio Valletta e Roberto Spallacci, aveva fondato l'associazione X-Plosiva e inventato Club to Club. Il resto è storia. La storia di una piccola serata itinerante nei club torinesi che man mano cresce, evolve, cambia pelle, fino a diventare C2C, uno dei più importanti festival musicali d'Europa e del mondo . Sergio, che di C2C era il direttore artistico, era un mio amico. Ma era molto di più per questa città: un genio, un visionario, un innovatore, un pioniere. E un innamorato di Torino, che spesso non l'ha compreso abbastanza e ancor meno lo ha ricambiato. Un'altra bella persona che perdiamo in questo 2025 cominciato malissimo: Ricciardone dopo Gaetano Renda e Luca Beatrice. Uomini che a Torino hanno dato tanto, e tanto ancora potevano dare.   Scusatemi, ma adesso proprio non me la sento di scrivere altro.

ADDIO, LUCA

Luca Beatrice ci ha lasciati all'improvviso, tradito dal cuore all'età di 63 anni. Era stato ricoverato lunedì mattina alle Molinette in terapia intensiva. Non sto a dirvi quale sia il mio dolore. Con Luca ho condiviso un lungo tratto di strada, da quando ci presentarono - ricordo, erano gli anni Novanta, una sera alla Lutèce di piazza Carlina - e gli proposi di entrare nella squadra di TorinoSette. Non me la sento di aggiungere altro: Luca lo saluto con l'articolo che uscirà domani sul Corriere . È difficile scriverlo, dire addio a un amico è sempre triste, figuratevi cos'è farlo davanti a un pubblico di lettori. Ma glielo devo, e spero che ne venga fuori un pezzo di quelli che a lui piacevano, e mi telefonava per dirmelo. Ma domani la telefonata non arriverà comunque, e pensarlo mi strazia. Ciao, Luca. Funerale sabato 25 alle 11,30 in Duomo.

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...