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I FARFARELLI E IL MINCULPOP

Questo lo dici tu (l'alzata d'ingegno di Vittorione Vittoriale)
Ieri dal Corriere mi hanno chiesto un commento (questo è il link) per il "primo piano" del giornale di stamattina, dedicato alla nuova stagione del Regio. Volentieri ho prodotto, anche perché ero rimasto indietro con il lavoro e non avevo ancora provveduto a sfanculare le (pardon: a esprimere il mio garbato parere sulle) più recenti e ridicole invasioni di campo dei soliti farfarelli che s'arrogano il diritto di farla da padroni dove padroni non sono. 

In particolare m'aveva incuriosito l'esternazione (la potete leggere a questo link)  di un sottosegretario alla Cultura che se la tira da ministro (non che il ministro sia un granché) e ignora la differenza fra un museo statale e un museo privato (qual è l'Egizio): privato, e in quanto tale dotato di uno Statuto e di un Consiglio d'amministrazione autonomo che ha ogni diritto di decidere autonomamente se nominare confermare revocare i direttori.

Di conseguenza, la chiusa del mio odierno commento era scontata: "Non ci saranno certezze per le istituzioni culturali che fanno bella Torino fin quando i politici blateroni - e non aventi titolo alcuno, se non il proprio ego e la propria sete di potere – continueranno a esternare pareri non richiesti, e che non gli spettano. Che si tratti, com'è accaduto per il Salone, di indicare i candidati graditi a questo o quel partito; o che si tratti di un sottosegretario alla Cultura che si prende la briga (e forse anche il gusto) di escludere, preventivamente e categoricamente, la riconferma, alla prossima scadenza del mandato, del miglior direttore che un museo torinese (e aggiungerei italiano) possa vantare: Christian Greco dell'Egizio. Per governare la cultura esistono gli statuti, le regole, le buone pratiche. Direttive del Minculpop anche no, grazie".

Eccheccazzo. Facessero i padroni a casa loro.

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