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E poi tutti al buffet in Galleria di Diana |
E va bene, va bene così, in fondo l'inaugurazione non conta, è sempre stata un corpo estraneo per il Tff, il contentino a chi pretende il frisson della mondanità, e in passato ne abbiam viste di noiose e di noiosissime, e vada come vada tanto da oggi ci sono i film, il Festival vero. E allora posso sopportare anche la location alle scuderie della Reggia di Venaria, location prestigiosa, ci mancherebbe, e inevitabile dato che il Regio non era disponibile, ma sant'iddio non si sentiva un piffero; e posso sopportare la diretta di "Hollywood Party" più pallosa che io ricordi con un Pupi Avati che bofonchia nell'ondeggiante microfono e Neri Marcorè e Michaela Ramazzotti a sviolinare il Maestro; e posso sopportare l'assalto di mille e più cavallette ai buffet in Galleria di Diana e dintorni; e posso persino sopportare (ma mica tanto) l'incomprensibile ma marginale ruolo della madrina Catrinel Marlon (al secolo Catrinel Menghia) che sta sul palco giusto il tempo per dedicare il Tff 2023 a Giulia Cecchettin e a tutte le donne ("siete autrici della vostra vita") e subito viene congedata da Ghigo ("accomodati pure...") per lasciare il posto al sindaco di Venaria e scomparire definitivamente dai radar, e fortuna che è un Festival dedicato alle donne. Posso spingermi fino a sopportare con estremo sforzo l'esibizionismo routiniero del "non rappresentante del governo" Sgarbi ("io in rappresentanza del governo? No per carità, io rappresento me stesso", e meno male, non fosse che intasca uno stipendio da sottosegretario di un governo che a detta sua non rappresenta), se non altro per la raffinata perfidia della lisciata al direttore uscente Steve Della Casa ("Nessuno potrà fare meglio di lui alla direzione di questo evento") che, ammetterete, è un viatico delizioso per il povero Giulio Base.
Alla mia età e col mestiere che faccio ho visto di tutto e tutto posso sopportare, persino la tassonomia politica sgarbiana su Steve Della Casa "fieramente di sinistra spostato al centro verso destra" ed Enzo Ghigo "da destra verso sinistra", roba così, tanto pe' scherzà, tanto siamo in piola con gli amici, buttiamola in caciara. Tutto. Ma farmi scassare la minchia dal pippone sui valori della morale cristiana in famiglia, declamato sul palco in diretta Rai nientemeno che da Vittorio Sgarbi, beh, anche no. Per fortuna la sigla finale di "Hollywood Party" irrompe a troncare a mezzo l'alato dire del Vate de noantri e dà il via alla corsa all'abboffo. Io esco a fumare, mentre in testa mi rimbomba un simil-morettiano "Ce lo meritiamo...". D'altronde al Museo del Cinema contano su un pacco di milioni dal governo, e per un pacco di milioni puoi pure beccarti il non rappresentante del governo medesimo. Vabbè, è andata. Se mi è concessa una dotta citazione cinefila, "anche 'sta inaugurazione se la semo levati dalle palle". Vediamoci i film, e andiamo avanti. Non può piovere per sempre.
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