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DON'T SAY CAMERON IF IT'S NOT IN THE SAC

"A rettifica di quanto comunicato la scorsa settimana, James Cameron non potrà essere a Torino il 9 e il 10 giugno poiché la realizzazione del suo ultimo film Avatar 3 richiede la sua presenza in Nuova Zelanda. Resta confermata la Masterclass con James Cameron, che verrà fatta in diretta streaming al Cinema Massimo mercoledì 11 giugno alle ore 20:00, in dialogo con il direttore del Museo Nazionale del Cinema Carlo Chatrian".
Adesso è ufficiale: al Museo del Cinema ‘sto Cameron gli dice male. Ne fosse andata giusta una, fin dalla sbandierata "anteprima assoluta" della mostra del regista che si vaporizzò in un turbine di sciagurati equivoci e imbarazzanti baruffe con la Cinémathèque Française. Diciamo che a Torino qualcuno aveva venduto la pelle dell’orso con eccessiva premura. E vabbè, il tempo passa, i contrasti si appianano, al Museo cambia il direttore, e alla fine la mostra di Cameron arriva pure alla Mole, e con la mostra l’ipotesi della presenza di Cameron all’inaugurazione. Ma all’inaugurazione Cameron non c’è. In compenso promette in streaming che prima o poi verrà a Torino. Passano i mesi, con le Butterfly della Mole in trepida attesa di Cameron-Pinkerton, e la settimana scorsa il Museo lancia la fausta novella: stavolta Cameron arriva sul serio. Ma, insegnava il Trap, don't say cat if is not in the sac: fretta ed entusiasmo sono cattivi consiglieri. Passano pochi giorni ed eccallà, Cameron ci informa che ha faccende più serie da sbrigare in Nuova Zelanda: “La realizzazione di Avatar 3 è un viaggio emozionante ed estremamente complesso. Per quanto non vedessi l'ora di visitare Torino e l'iconica Mole Antonelliana (me lo immagino, laggiù agli antipodi, tutto fremente di desiderio e in gramaglie per non poter ritirare la prestigiosa Stella della Mole… NdG) non posso farlo in questo preciso momento per esigenze di produzione”. 
Sconcerto e amarezza al Museo del Cinema, dove forse nessuno ha mai letto il fondamentale trattato di Zerocalcare “L’elenco telefonico degli accolli” nel quale il geniale autore spiega come e qualmente taluni, su insistenza di entità denominate “cozze”, accettino di accollarsi impegni a lunga scadenza, proprio in quanto a lunga scadenza e dunque classificati nella categoria del “non accadrà”; salvo poi, all’approssimarsi della data dell'impegno preso con tanta leggerezza, domandarsi perché mai se lo siano accollato e ricercare freneticamente un buon motivo per sottrarvisi. 

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