Stamane ero in dubbio se presentarmi ai Magazzini Oz per la conferenza stampa di riparazione del Tff, quella elargita ai giornalisti torinesi dopo la presentazione in pompa magna a Roma, venerdì scorso. Che ci vado a fare? pensavo, se quel che avevano da dire l'hanno già detto a Roma? Per di più, sulla scorta delle notizie romane, avevo già espresso le mie valutazioni nell'articolo di oggi sul Corriere e quindi tanto valeva restarmene a casetta mia. Alla fine, però, il senso del dovere ha prevalso: sono andato, e bene ho fatto. E non per la notizia extra, che il direttore Giulio Base (destra nella foto con il presidente del Museo del Cinema Enzo Ghigo e il direttore del Museo medesimo Carlo Chatrian) si lascia sfuggire, forse casualmente, dell'arrivo di Antonio Banderas a completare la dozzina delle Stelle della Mole; notizia che mi lascia piuttosto freddo, nonostante i favorevoli commenti dalle signore in sala. Semmai, con la contemporanea presenza al Festival di Banderas e di Dolph Lundgren, mi viene spontaneo paragonare il Tff a un quinto sequel de "I mercenari", franchise che notoriamente supplisce alla mancanza di una storia con abbondanti infornate di attori specializzati in mazzate, magari passatelli però famosi.
Ma torniamo a noi. In realtà ho fatto bene ad andare alla conferenza stampa perche essa mi ha suggerito alcune riflessioni che potrei intitolare, citando i Cccp, "Affinità e divergenze fra il compagno Base e Gabo". E chiedo anticipatamente venia a Base per il "compagno" dettato da esigenze di citazione.
Mi rallegra Base quando afferma che la scelta dei film in concorso è ispirata alla stessa cinefilia che ha sempre contraddistinto il Tff, e mi auguro che le sue affermazioni trovino conferma nelle sale; e riconosco - come negarlo? - che l'imbarcata di stars garantisce al Festival una visibilità ben maggiore rispetto al passato, specie considerando che - scrivo stamattina sul Corriere - viviamo "in un'epoca nuova, l'epoca dell'apparire per esistere: e il Tff non fa che adeguarsi allo spirito dei tempi per sottrarsi all'irrilevanza mediatica e social". Ovvero "più bella gente entra, più clic si prendono".
Stento invece a pensare che rappresenti davvero un bene per il Festival inseguire, almeno nelle sue manifestazioni più esteriori, un modello che considero deprecabile, quello della volgarissima Festa del Cinema di Roma ("che però costa tre volte tanto", si affretta a precisare Enzo Ghigo, presidente del Museo del Cinema). Base dissente, secondo lui il Tff resta il Tff senza imitare nessuno. Prendo atto della sua rispettabile opinione. Però mi inquieta leggere sui giornali nazionali articoli che proprio alla Festa di Roma paragonano questo Tff, Né mi consola che tale paragone porti ad affermare che il Tff è persino migliore: quale chef sarebbe felice di sentirsi dire che ha servito una pietanza "migliore" della sbobba della caserma?
Infine una considerazione sui soldi: quest'anno il budget del Tff è di 2,8 milioni, circa duecentomila euro in meno rispetto al 2024: un risparmio, dicono dal Museo, frutto di un'oculata spending review, senza tagli significativi alla sostanza del Festival. Molto bene. Tuttavia non vorrei che analoga spending review fosse in programma anche per gli altri due festival del Museo: l'anno passato per Lovers il Museo ha speso, in totale, 512 mila euro, per CinemAmbiente appena 382 mila. Con cifre così risicate, tagliare sarebbe un forma di eutanasia.

A leggere di cotante stelle penso al prof Rondolino (ed ai suoi discepoli successori)…loro che hanno cercato sempre la qualita’ unita alla ricerca nel Festival Cinema Giovani, prima eppoi nel TFF sua evoluzione..
RispondiEliminaI festival cinematografici purtroppo non possono più essere quello che erano, ovvero un territorio di scoperta, quando ormai su internet da tempo puoi trovare di tutto e senza fatica. Si cerca quindi di trasformarli in evento, un po' come sta succedendo con la musica, dove il desiderio di "esserci" crea sold-out nonostante prezzi incredibilmente gonfiati (con i quali si compensa la fine della vendita della musica su supporto e i magri introiti dati dallo streaming), almeno fino a quando la bolla non esploderà e si arriverà a un momento di crisi nera, dove bisognerà ricostruire tutto dal basso con tempo e pazienza. In soldoni siamo alla fine di un ciclo (e questo discorso non vale solo per la cultura), speriamo che questo momento non si lasci dietro troppi cadaveri.
RispondiEliminaCaro Andrea,
RispondiEliminami verrebbe da dire "basta non andare al TFF e forse capiscono", ma il risultato sarebbe che lo chiudono non che rifanno il Cinema Giovani / TFF.
Per lorsignori l'oggetto sociale del Festival è arricchire la rubrica e farsi tante foto con le stars (sic).
L'idea che il Cinema debba produrre cultura per i Torinesi, far crescere la prossima generazione di cinefili... ma qualcuno li ha guardati bene i film di Base? Qualcuno ha letto le biografie di chi i film del TFF li sceglie?
Caro Gabo,
la prossima volta che prende il coraggio a due mani e va così vicino alla triade nella foto, potrebbe chiedergli quanto ci costa ogni star? E cosa è previsto facciano cotante stars (sic) oltre a:
allungare la manina famosa,
ritirare il premino che non conosce nessuno già a Moncalieri,
dire "Che bella cittadina, ho già/ho sempre avuto un rapporto speciale con Torino"
...farsi tanti selfie coi politici?
Caro Lorusso,
sei ancora con noi? Se ci sei batti un colpo che siamo preoccupati.