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IL MUSEO DELLE MINCHIATE


Ripubblico anche qui - revisionato e linkato - l'articolo uscito ieri sul Corriere e non disponibile on line.

Sono geniali, quelli di Palazzo Civico. E non si risparmiano, una ne fanno e cento ne pensano. Sentite l'ultima.

Pochi giorni fa sul Corriere commentavo la mozione della consigliera piddina Caterina Greco la quale - in una città che stenta a mantenere i propri musei all'onor del mondo - sollecita la nascita di un ennesimo museo, il «Museo dell'Immigrazione»; ovviamente senza darsi cura di indicare con quali soldi tale museo si allestirebbe e si manterrebbe.

Poteva l'opposizione lasciarsi scavalcare dalle sinistre nella nobile gara per dare a Torino altri musei senza un passato e senza un futuro? Certo che no: il prossimo 12 marzo in Commissione cultura si discute una mozione del leghista Catizone (credo di riconoscerlo a destra - ovvio - nella foto postata da Fabrizio Ricca e ritraente tre festevoli consiglieri comunali che s'esibiscono con un appropriato travestimento carnascialesco). Il Catizone - specialista in mozioni stravaganti a tema culturale - stavolta afferma, per non farci mancare niente, che Torino non può fare a meno di un Museo dei Premi Nobel.

Museo dei Premi Nobel? Ma perché? Perché, spiega Catizone, «Torino è una città di grande rilevanza culturale e scientifica a livello internazionale» - opinione di Catizone, per carità! - e «vanta tra i suoi cittadini» quattro premi Nobel (chissà quanti ne vanta, per dire, New York...), ma soprattutto perché «un Museo dei Premi Nobel arricchirebbe l'offerta culturale della città, attrarrebbe turisti e studiosi da tutto il mondo, e promuoverebbe la conoscenza e la valorizzazione delle scoperte scientifiche e delle opere letterarie premiate». Ah beh, allora... Logica inoppugnabile. Già me le vedo le frotte di turisti e studiosi «da tutto il mondo» (isole comprese) che si precipitano a Torino perché c'è il Museo dei Premi Nobel. Dici sul serio, Catizone? Ma se fatichiamo a farli venire non dico al Museo Lombroso, che sarebbe troppo pretendere, ma manco al Mao!

No, no, verrebbero, garantisce Catizone, e aggiunge: «Esistono già musei e istituzioni in altre città che celebrano i Premi Nobel, e Torino potrebbe inserirsi in questo prestigioso circuito internazionale». Tocca credergli, a Catizone, benché l'unico, serio Museo del Premio Nobel che mi risulta è quello di Stoccolma: dove ha un senso, tipo il Museo dell'Auto a Torino.

Che poi, un «Museo Nobel» già l'abbiamo, ad Avigliana: è l'ex Dinamitificio Nobel, percorso di archeologia industriale nella fabbrica fondata nel 1873 dalla società di Alfred Nobel, inventore della dinamite nonché (a mo' d'espiazione) istitutore del premio. Neppure lì risultano frotte di turisti e studiosi da tutto il mondo.

La mozione catizoniana ha però un precedente. Stando a vecchie notizie giornalistiche, pare che già nel 2021 l'Università – quella stessa Università che da quarant'anni non riesce a riaprire il suo Museo di Antropologia ed Etnografia – progettasse di creare un «Museo dei Nobel» nell'ambito di certi «interventi urbanistici» che si sarebbero, scrivevano le gazzette, «conclusi entro il 2022». Seee, ciao core...

Va peraltro riconosciuto a Catizone il merito di averci pensato, ai soldi necessari all'impresa. Peccato che sogni di averli da quelli – i pochi - che già faticano a mantenere l'esistente. Altro che nasi rossi, qui siamo al sublime. Senza offesa – ridere fa buon sangue – ma neppure le migliori gag dei fratelli Marx reggono il confronto con il risolutivo appello «a esplorare possibilità di finanziamento attraverso bandi nazionali ed europei, sponsorizzazioni private e altre forme di partnership pubblico-privato che – scrive Catizone - possano sostenere la realizzazione e la gestione del museo». Ma dai? Si sa, gli sponsor a Torino pullulano, tutti lì col portafogli in mano che non vedono l'ora di sganciare.

Adesso però basta ridere. Concedeteci, vi prego, una moratoria sui nuovi musei, almeno finché non troverete i danari per far vivere – e non solo sopravvivere - quelli vecchi. Nel frattempo ci sono tante altre cose belle da pensare, proporre, votare. Ad esempio: sempre nella Commissione del 12 marzo discuterete pure la mozione che sollecita l'adesione dell'amministrazione civica al «Manifesto per Torino Città Danzante». Ecco, fate così: andate a ballare.

P.S. Però, a ben pensarci, un nuovo museo ci starebbe, a Torino: il Museo delle Minchiate Politiche. Qui se ne sfornano a raffica, come una volta le automobili.

Commenti

  1. per le minchiate politiche vedo meglio il format "mostra permanente", anche perché la mera catalogazione richiederebbe anni di lavoro solo per quelle partorite dall'inizio dell'anno
    pensino piuttosto a riaprire Scienze Naturali, Antropologia e Artiglieria, quelli sì tre musei di rilevanza internazionale (soprattutto l'ultimo, che ha un catalogo perfettamente conservato ed è uno dei più ricchi al mondo in tema)

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