Passa ai contenuti principali

CAPITALE DELLA CULTURA, LA FUFFA NON BASTA

Ieri sul Corriere mi sono occupato della stravagante campagna (foto) che dovrebbe sensibilizzare i torinesi all'ambiziosa candidatura a Capitale europea della Cultura 2033, esprimendo le mie preoccupazioni per un progetto che, finora, sembra "inclusivo" soltanto a parole. Preoccupazioni che oggi condivide, in un'intervista al Corriere, anche il consigliere della Fondazione Crt Giampiero Leo. 
Vabbè, ne riparleremo. Intanto ripubblico l'articolo di ieri, non disponibile on line.
 
Giovedì scorso, in centro, vedo passare un tram coperto di pallini blu e gialli tra i quali s'intuisce la scritta «Ready to play the future?». Che mi rappresenta?, mi domando perplesso. A rigor di orecchio e traduttore, significa «Pronti a giocare con il futuro?». Ok, tra guerre e collasso climatico in effetti con il futuro ci stiamo giocando pesante: ma devono ricordarmelo di buon mattino, a mezzo tram? L'arcano si svela l'indomani, venerdì: un comunicato stampa in fluente burocratese ci rivela che «manifesti, pensiline, bus, tram e totem porteranno in città e nell'area metropolitana la campagna "Ready to Play the Future?", il messaggio con cui la candidatura a Capitale Europea della Cultura 2033 entra in una fase allargata e visibile. Non si tratta solo di una campagna di comunicazione, ma del segno tangibile di un percorso collettivo che nel 2025 ha gettato solide fondamenta e che nel 2026 moltiplicherà le occasioni di partecipazione diretta» eccetera eccetera. Apperò, rifletto. Dopo sette anni di dibattiti e tavoli fra politici capataz stakeholders e barbapapà riuniti, e a dodici mesi esatti dalla nomina di un «direttore della candidatura» nella persona di Agostino Riitano, lorsignori hanno la bontà d'informare – benché in maniera alquanto criptica – il cittadino della strada, quello per l'appunto che passa per strada e il tram che lo avverte che il suo futuro è in gioco e lui fa gesti apotropaici.
Peccato però che il comunicato abbia scarsissima eco mediatica. La notizia non interessa un granché alla stragrande maggioranza dei cittadini ai quali finora è arrivata una ben fievole eco della candidatura di Torino a capitale europea della Cultura. Per quel che può valere, in un casalingo e sommario sondaggio fra amici e conoscenti appuro che nessuno – non importa se professionista, intellettuale, commerciante, artigiano – sa della candidatura o, sapendolo, se ne appassiona. Magari conosco le persone sbagliate: il comunicato mi assicura che «un percorso collettivo nel 2025 ha gettato solide fondamenta e nel 2026 moltiplicherà le occasioni di partecipazione diretta» e precisa che «sono stati attivati tre think tank dedicati all’intelligenza artificiale, al libro e alla democrazia, che hanno coinvolto università, fondazioni, enti culturali e imprese in un processo di ricerca e co-progettazione». Ah beh, se c'è la co-progettazione siamo a posto perché, proclama il comunicato,«la candidatura si costruisce dal basso» e «sono già oltre 200 le volontarie e i volontari che hanno coinvolto e informato migliaia di persone sul progetto, nel corso di iniziative cittadine». Accipicchia, me le sono perse tutte. Ma posso recuperare, perché «nei prossimi mesi prenderà avvio il progetto “L'Europa è di Casa", che vedrà protagonista la rete delle Case di Quartiere come laboratorio diffuso di cittadinanza culturale, dove i cittadini diventano autori e interpreti del processo creativo verso il 2033». Al momento ignoro dove sia la Casa del mio quartiere, ma è l'occasione buona per informarmi. Intanto posso contare su ben «sessanta dipendenti comunali coinvolti in un progetto di “creative bureaucracy”, ovvero un rafforzamento delle competenze orientato all'innovazione sociale e alle sfide del prossimo futuro».
Ammetto che «burocrazia creativa» è meraviglioso ossimoro; ma in concreto, adesso che si fa? La candidatura assumerà un volto umano? Il direttore Riitano saprà trasformarla in un sentimento condiviso della città che egli deve guidare alla vittoria nella corsa al titolo di capitale europea? Parlando di «partecipazione diretta», escogiterà qualcosa (chessò: testimonial, spettacoli, feste di via, magari uno slogan meno criptico…) per rendere davvero tutti i torinesi partecipi di un sogno? Nessuna candidatura ha successo se non diventa un sentimento collettivo che travalica le strutture e le parole del politichese del burocratese del culturese – in breve, la fuffa - pern entrare nei cuori e nelle menti di una comunità.

Commenti

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

CULICCHIA DIRETTORE DEL CIRCOLO

Uscito sul Corriere e non disponibile on line. È andata come era previsto, e logico: Giuseppe Culicchia è il nuovo direttore del Circolo dei Lettori. Nomina scontata, se solo si considera il curriculum: scrittore affermato in Italia e pubblicato anche all'estero; solidi legami sia con la scena culturale cittadina, sia con l'editoria nazionale; esperienza nel mondo dei giornali; una lunga collaborazione con il Salone del Libro; apprezzato anche al Circolo, dove dirige un festival letterario, «Radici», di ottima qualità. Insomma, il perfetto kit del candidato naturale alla successione di Elena Loewenthal, anche a prescindere dall'endorsement – alquanto sfacciato – del fratello d'Italia Maurizio Marrone; endorsement che a Culicchia ha fatto più male che bene, facendone involontario oggetto di scontri di potere e appiccicandogli addosso un'etichetta «politica» che dubito gli appartenga e comunque non s'è avvertita nelle sue scelte alla direzione di «Radici», onestam...

IL MUSEO DELLE MINCHIATE

Ripubblico anche qui - revisionato e linkato - l'articolo uscito ieri sul Corriere e non disponibile on line. Sono geniali, quelli di Palazzo Civico. E non si risparmiano, una ne fanno e cento ne pensano. Sentite l'ultima. Pochi giorni fa sul Corriere commentavo la mozione della consigliera piddina Caterina Greco la quale - in una città che stenta a mantenere i propri musei all'onor del mondo - sollecita la nascita di un ennesimo museo, il «Museo dell'Immigrazione»; ovviamente senza darsi cura di indicare con quali soldi tale museo si allestirebbe e si manterrebbe. Poteva l'opposizione lasciarsi scavalcare dalle sinistre nella nobile gara per dare a Torino altri musei senza un passato e senza un futuro? Certo che no: il prossimo 12 marzo in Commissione cultura si discute una mozione del leghista Catizone (credo di riconoscerlo a destra - ovvio - nella foto postata da Fabrizio Ricca e ritraente tre festevoli consiglieri comunali che s'esibiscono con un appropr...