Passa ai contenuti principali

LA MISSIONE DEL CAPITANO WILLARD


Sommesse considerazioni sulla suggestione delle "Olimpiadi del Nord Ovest". Uscite ieri sul Corriere e non disponibili on line:

«Volevo una missione, e per i miei peccati me ne hanno data una».

I politici sono un po' come il capitano Willard di «Apocalypse now». Anche loro vogliono una missione: per i loro peccati, per galvanizzare il popolo, per sciorinare un risultato importante. Da qualche parte hanno letto che «un politico guarda alla prossima elezione, uno statista alla prossima generazione» (by the way, non l'ha detto De Gasperi, bensì il predicatore americano James Freeman Clarke) e quindi, immaginandosi statisti, ogni tanto s'inventano un obiettivo a lungo termine. Una missione. Purtroppo gli obiettivi a lungo termine – quelli seri, tipo contrastare il dissesto idrogeologico, investire sulla scuola, pianificare una sanità efficiente – per definizione non fruttano risultati immediati, e di conseguenza non servono per le prossime elezioni che restano comunque al centro dei pensieri dei nostri aspiranti statisti. E poi quelle sono missioni rognose, piene di ostacoli, sempre controverse, fonti inesauribili di grane.

La missione perfetta, per un politico, è sì a lungo termine - così se fallisce il politico non è più in carica e non paga pegno - ma di vasta eco mediatica e con risultati immediati in termini di consenso: senza dimenticare che il popolo vuole panem et circenses, e se il pane non glielo possiamo dare, diamogli almeno i circenses, e qualcosa su cui eventualmente accapigliarsi. E quale missione migliore che una bella candidatura a qualcosa? Non importa a che cosa, purché sia attraente, sberluccicante, prestigiosa. «Prestigiosa» è la parola magica, insieme con la «visibilità» che senza ombra di dubbio la candidatura a qualcosa (meglio se a «capitale di» qualcosa, il rimpianto per il titolo di «capitale» ci rode da un secolo e mezzo...) porterà alla città, alla nazione, alla cittadinanza tutta. Non sempre i risultati sono pari alle aspettative (qualcuno ricorda che Torino è stata «capitale dello sport» e pure «del design»?) ma pazienza. L'importante è credere nella missione, perché se credi in uno splendido avvenire ti pesa meno il presente: le miserie quotidiane, il tram che non passa, le buche per strada, il carovita... E quanto più grande è il disagio, tanto più grande dev'essere la missione. Le Olimpiadi sono la missione più grande che mente di politico possa immaginare. Pensate un po': non una, non due, ma ben tre città – di cui almeno due, Genova e Torino, alquanto depresse – ritrovano orgoglio, voglia di guardare avanti, entusiasmi dimenticati, e si protendono fiduciose e ambiziose verso una meta lontanissima (il 2036, anzi di più, magari il 2040...) ma così lucente che la puoi vedere – e subirne il fascino - fin da quaggiù, dal profondo del tempo e dell'incertezza di quel che ci riserveranno i prossimi giorni, la prossima settimana, il prossimo mese, e – chissà... – il prossimo anno.

Certo, tocca ammettere che da tempo le Olimpiadi sono una sovrana iattura per le città organizzatrici. Ben pochi ormai si azzardano a candidarsi. Ma il 2036 è lontano, pensa il politico, intanto giochiamoci la candidatura, così la gente la smette di rimuginare sui suoi guai: poi si vedrà, i problemi se li smazzerà qualcun altro, e figurarsi se le Olimpiadi ce le danno davvero...

Figurarsi sì, se ce le danno davvero. «Attento a ciò che desideri – ci ammonisce Oscar Wilde – perché potresti ottenerlo». E in tal caso ci ritroveremmo come il capitano Willard e la missione ottenuta a espiazione dei suoi peccati: «Era una missione davvero eccezionale, e quando è finita non ne avrei mai più voluta un'altra».

Commenti

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

CHI TIRA TARDI AL MERCATO DELLE NOMINE

Un'altra settimana è andata, il Museo Egizio è ancora senza il nuovo Cda, e a tirare troppo la corda si rischia il commissariamento. Come scrivevo la settimana scorsa , il Consiglio d'amministrazione uscente è scaduto lo scorso 15 settembre e quello nuovo non può insediarsi perché incompleto: quattro dei cinque soci (Mic, Comune e le due fondazioni) hanno già indicato i propri rappresentanti, ma la Regione no. Mentre il presidente Cirio fa lo splendido in Giappone magnificando le nostre «eccellenze culturali», a Torino la sua maggioranza – lo scontro è tutto interno al centrodestra - s'accapiglia al gran mercato delle poltrone, e non riesce «a trovare una quadra» - parole loro – per dare una governance all'eccellenza culturale del Museo Egizio. Fossero almeno capaci di spartirsi la torta con un minimo di buona creanza. E qui parliamo di incarichi senza compenso: non oso immaginare quando ci sono in ballo stipendi e prebende. Ma l'indegna gazzarra deve finire in fret...

IL VANGELO DI GIULIO

Sono andato alla presentazione torinese del nuovo film di Giulio Base, «Il Vangelo di Giuda», al cinema Massaua, multisala della periferia ovest comodissima da casa mia. Non essendo un cinefilo militante, ero attratto soprattutto da curiosità mondana – vediamo chi c'è e chi non c'è – e non sono rimasto deluso: all'insegna dello «stiamo tutti invitati» la sala era stracolma di soliti noti, con il Museo del Cinema presente in massa a partire dal direttore Chatrian e dal presidente Ghigo (che ha addirittura rinviato la vacanza pasquale in Riviera per non perdersi l'evento); ben rappresentata anche Film Commission, ma non mancavano i duri e puri tipo Piemonte Movie e vari cenacoli cinefili, il manipolo dei giornalisti, l'intellighenzia cittadina (da dov'ero seduto vedevo Patrizia Sandretto, Alessandro Bollo del Museo del Risorgimento, Alessandro Isaia di Fondazione Cultura), il potere economico (onnipresente Giampiero Leo di Fondazione Crt) e politico-amministrativ...