Uscito ieri sul Corriere e non disponibile on line:
È ormai un riflesso condizionato: dopo ogni ponte festivo, i musei torinesi comunicano giubilanti i dati sui visitatori, e i giornali titolano d'ufficio «boom di presenze» oppure, a scelta, «musei sold out». In effetti, nel suo complesso e considerati i mezzi a disposizione, il sistema museale cittadino non se la passa male. Il pubblico c'è, i numeri sono buoni, alcune mostre funzionano e ogni tanto un direttore azzecca il colpaccio che non t'aspetti, tipo la monografica di Chiahru Shiota al Mao che da ottobre continua a staccare biglietti come se non ci fosse un domani: oltre quattromila solo nel weekend lungo del Primo Maggio. Alla Fondazione Torino Musei potrebbero stappare lo champagne, dato che anche Palazzo Madama, tra MonumenTo e Vermeer, in tre giorni ha superato le 4.500 presenze. Potrebbero sì. Ma c'è la Gam. La nostra povera Gam. Lì, altro che «boom» e «sold out»: da venerdì 1° maggio a domenica 4 i visitatori sono stati 632. Diconsi seicentotrentadue.
Quando ho letto il comunicato ho pensato a un errore di battitura. Ho pure chiamato l'ufficio stampa, per sincerarmene: mi hanno risposto, percettibilmente abbacchiati, che non c'è errore, i numeri quelli sono: per la precisione, 233 presenze il Primo Maggio, 159 sabato 2, e 240 domenica 3. Ho domandato quale catastrofe si sia abbattuta in quei tre giorni su via Magenta: «Non ci sono mostre in questo periodo, solo le collezioni», mi hanno risposto. Il che è vero – le prossime mostre temporanee apriranno solo il 21 maggio – benché deprimente (possibile che le collezioni della Gam siano così poco attrattive?) e pure un po' irritante (ma che strategia è, affrontare un ponte festivo come quello del Primo Maggio senza un'offerta espositiva di richiamo?). Inoltre, non mancano di farmi notare, specie durante certi ponti festivi la Gam sconta il suo essere decentrata: i potenziali visitatori, i quei giorni, sono in gran parte turisti, e i turisti raramente si spostano dal centro città.
Ok, ha senso. Però, santo cielo, siamo di fronte a 632 presenze durante un ponte di primavera, in una città che si vuole turistica, e in un museo come la Gam: parliamone. Se non altro, prendiamolo come campanello d'allarme. Tanto più che non è il primo: mi permetto di ricordare che nel 2025 la Gam ha registrato la prima flessione delle presenze nel dopo covid, con 226 mila visitatori contro gli oltre 290 mila del 2024 (primo anno della direzione di Chiara Bertola) che avevano segnato una forte ripresa rispetto ai 180 mila del 2023 e ai 154 mila del 2022.
Non dimentico che la Gam sta cambiando pelle, e alcuni buoni risultati – in primis il «deposito vivente» - già si sono visti. Tuttavia qualche riflessione non sarebbe fuori luogo: ad esempio, se per le mostre non convenga puntare di più sullo specifico della Gam – ovvero l'Ottocento e il Novecento – piuttosto che insistere sul contemporaneo, territorio già più che presidiato da altre istituzioni (Rivoli, Sandretto, Merz...) e che a quanto pare non smuove le masse. Ma il problema vero sta nel manico, e riguarda l'intera Fondazione Torino Musei: con un budget annuo che destina alle mostre meno di quattrocentomila euro per ciascun museo, e meno di 350 mila euro totali alla comunicazione, beh, non si va tanto lontani...

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