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IL FRUTTO TOSSICO DELLA SCIATTERIA POLITICANTE


Il saluto finale di Paolo Lucà, ieri pomeriggio per l'ultima volta sul palco del Folk Club, ha confermato quanto scrivevo sul Corriere. Come tante altre volte, quest'ennesimo vulnus al nostro sistema culturale è il frutto tossico di un sistema dei bandi ottuso e deleterio, e più in generale della noncuranza, della sciatteria politicante, della stolida supponenza di chi pretende di amministrarci senza possedere gli strumenti adeguati - o quantomeno un minimo di banale buon senso. Dunque non ho altro da aggiungere. Riporto qui l'articolo uscito ieri sul Corriere, non disponibile on line.

Eccallà: loro combinano i casini, e ci rimettiamo noi. Non è necessario possedere l'intuito di Poirot per immaginare quale sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha indotto Paolo Lucà a dire basta. Ho motivo di supporre che il Folk Club, come decine di altre realtà culturali, sia vittima dell'incommensurabile sòla della Regione: parlo delle associazioni che hanno partecipato al famigerato bando regionale 2025/27, presentando progetti che sono risultati idonei al finanziamento. Tra queste c'era il Folk Club, che contava su quei soldi, circa 50 mila euro: unico contributo pubblico che, insieme con la vendita dei biglietti, gli garantiva una pur faticosa esistenza.
I presunti beneficiari del bando, fidandosi (incauti!) della Regione, nel 2025 hanno anticipato di tasca propria le spese per realizzare i propri progetti. Salvo apprendere, la vigilia di Natale, che i cervelloni del Grattacielo avevano sballato i calcoli: non ci sono soldi per tutti i vincitori, arrangiatevi. Poi, a metterci una pezza in extremis è intervenuta la Fondazione Crt, che ha quantomeno garantito la copertura del finanziamento (ormai solo formalmente «regionale») per il 2026 e il 2027; mentre per il 2025, ribadiscono i cervelloni del Grattacielo, i bilanci sono chiusi e vale la norma del chi ha avuto ha avuto, e marameo agli altri.
A questo punto anche un santo perderebbe la pazienza. E presumo l'abbia persa Paolo Lucà. Ma chi me lo fa fare?, si sarà saggiamente 
domandato: tanto vale metterci una pietra sopra e pensare ai fatti propri, anziché continuare a scornarsi contro il torpido muro dell'inettitudine e della stolidità della politica.

Lo capisco, Lucà, e lo rispetto. Non ha senso battersi e sbattersi per tenere in vita un presidio culturale d'eccellenza in una Torino che se ne frega, del Folk Club come di tante altre eccellenze; in una Regione governata da gente che caccia senza difficoltà centomila euro per nuovi festival «identitari» graditi a nuovi federali, e intanto lascia morire una realtà che per quasi quarant'anni ha fatto conoscere e apprezzare la musica dei popoli, «identitaria» sì ma nel senso nobile della parola; e un pensiero grato va anche, in questa triste circostanza, al Comune di Torino che il Folk Club l'ha quasi sempre ignorato, sovvenzionandolo rare volte e con poche migliaia di euro, mentre trova puntualmente fior di soldoni da sperperare in patetici fuochi d'artificio da sagra patronale.
Massì, chissenfrega del Folk Club. E trionfi la «cultura» che piace a lorsignori perché (perdonate la citazione alta...) «il pubblico vuole si parli più semplicemente, così chiari e precisi e banali da non dire niente». Ce li meritiamo, lorsignori. E forse non meritavamo il Folk Club.

Commenti

  1. Ma è possibile che non ci sia un solo politico che abbia fatto uno straccio di commento? O un giornalista che sia andato a romper loro le balle? Gabo, mi sa che il lavoro sporco spetterà sempre a lei, tanto per cambiare

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  2. Cominciamo anche a dire i nomi dei soggetti politici e non che stanno ,"sfrondando" le realta culturali poco gradite. Molte "maschere" buoniste sono sedute negli scranni del potere che però gestisce le risorse pubbliche. Grazie

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