Passa ai contenuti principali

QUELLI CHE «VOGLIO CAPIRE»

E cadono pure dal pero, povere stelle. Tipo Marina Chiarelli, assessora regionale presumo alla Cultura, la quale, a cose fatte ed esequie del Folk Club celebrate, rilascia a un giornale la seguente, surreale dichiarazione: «Sono pronta a incontrare il direttore Paolo Lucà, voglio capire bene le ragioni della chiusura». Formidabile. «È pronta». Le serviva un po' di preparazione, magari un bel training autogeno, e adesso può concedere l'udienza, manco fosse il Re Sole. Perché lei «vuole capire le ragioni».

Beh, se proprio ci teneva, l'assessora poteva come tutti noi degnarsi di andare martedì scorso al Folk Club ad ascoltare quelle «ragioni» dalla viva – e dolente - voce del direttore Paolo Lucà. O, senza neppure scomodarsi, poteva dare un'occhiata in casa propria, al contributo triennale di 48 mila euro che per il Folk Club erano vitali e a norma di bando gli spettavano, ma ooops, qualcuno ha inciuccato le quote («inciuccato», non «inciuciato»: non sia mai!), così i soldi sono finiti ben prima che si esaurisse la lista degli aventi diritto, e allora «contributo non assegnato per esaurimento delle risorse disponibili», e addio Folk Club. Questa la «ragione» che l'assessora «vuole capire»: non è abbastanza chiara? Devo farle un disegnino? O ripeterle le parole di Lucà? «Ha senso che dopo 38 anni il Folk Club sia ancora in balìa di questi balletti burocratici dettati da chi non si sporca mai le mani e affossa decine di realtà culturali senza battere ciglio?». Ecco. Così si capisce meglio?

Ma nella sua sete di conoscenza l'assessora vorrebbe anche «capire quale percorso possa garantire al Folk Club una sostenibilità economica», e mi domando se l'assessora legga i giornali e/o i comunicati: Lucà l'ha già detto, per un futuro dignitoso servirebbe al Folk Club «una struttura di sostegno economico stabile capace di garantire sia la qualità artistica, sia una giusta retribuzioni a chi vi lavora». Dubito fortemente che la Regione Piemonte possa (e desideri) garantire qualcosa del genere, tanto più a una realtà che non organizza festival «identitari» graditi alla destra. E lasciamo perdere il suggerimento che butta lì en passant l'assessora, «sarebbe utile coinvolgere anche il Comune». Te li raccomando, quelli: non cacciano un euro da anni, e l'ultima volta era un'elemosina.

E allora che cosa vorrebbe, di preciso, l'assessora dal direttore Paolo Lucà? Mistero.

In compenso so cosa vorrei io. La Fondazione Crt si è compassionevolmente offerta di coprire il buco dei fondi regionali, garantendo a tutti gli aventi diritto il pagamento quantomeno delle rate del 2026 e del 2027: ma ai diretti interessati non mi risulta che sia arrivata una comunicazione ufficiale in merito. Beh, lo ricordo sommessamente a chi di dovere: si vigili affinché quei soldi arrivino tutti e puntualmente a destinazione.

Perché (lo dico per risparmiare all'assessora ulteriori cadute dal pero) il Folk Club potrebbe essere la prima, ma non la sola vittima di questo stravagante modo di gestire le risorse. Risorse che, tra l'altro, forse - ma forse! - non erano, per il bando in questione, precisamente «le stesse del passato», come l'assessora dichiara: dati in mio possesso attestano circa 177 mila euro in meno rispetto al precedente bando triennale. Attendo fiducioso rettifiche.

Commenti

  1. Sarebbe come far guidare un tram a un non vedente: teoricamente saprebbe anche farlo, ma nella realtà dei fatti non ne è capace. ecco, questi sono i nostri assessori, tutti quanti neh? Povero Alfieri!

    RispondiElimina
  2. Non so se può avere una minima utilità, ma piuttosto che fare niente.. https://www.change.org/p/folkclub?recruiter=1306702403&recruited_by_id=5df18a30-ebfc-11ed-96ce-63be329be6b3&utm_source=share_petition&utm_campaign=psf_combo_share_initial&utm_term=75f59039398c42e8a691c133e781cd2f&utm_medium=copylink&share_id=mXL6Vgn4nY

    RispondiElimina
  3. A proposito di successi nostrani nell'organizzare eventi, possiamo aggiungere la meteora Vinovo, che decide di aprirsi per la prima volta ai concerti e annulla tutto dopo un paio di mesi di prevendite perché non riesce a garantire la sicurezza

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

UN QUARTO DI SECOLO CON LA SANDRETTO

Come eravamo. E' il 2002, Patrizia Sandretto inaugura la sede torinese della Fondazione in via Modane, affiancata da Enzo Ghigo, oggi presidente del Museo del Cinema e all'epoca presidente della Regione, e dal Chiampa, allora sindaco di Torino. Alle loro spalle riconosco Vittorio Sgarbi, il marito di Patrizia Agostino Re Rebaudengo, e l'allora vicario vescovile ed ex direttore della "Voce del Popolo" monsignor Franco Peradotto, oggi scomparso Oggi la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo compie venticinque anni. Nel tempo normale, il tempo di prima che abbiamo perduto, sarebbe l'occasione delle celebrazioni di rito, del "sembra ieri", e di quant'altro si conviene a ricorrenze significative per la vita culturale della città. Oggi niente di ciò è possibile. Con adeguato understatement, Patrizia Sandretto per ricordare l'anniversario si è limitata a inviare una lettera che a me è piaciuta, e che quindi pubblico integralmente.  Care e cari t...

CHI TIRA TARDI AL MERCATO DELLE NOMINE

Un'altra settimana è andata, il Museo Egizio è ancora senza il nuovo Cda, e a tirare troppo la corda si rischia il commissariamento. Come scrivevo la settimana scorsa , il Consiglio d'amministrazione uscente è scaduto lo scorso 15 settembre e quello nuovo non può insediarsi perché incompleto: quattro dei cinque soci (Mic, Comune e le due fondazioni) hanno già indicato i propri rappresentanti, ma la Regione no. Mentre il presidente Cirio fa lo splendido in Giappone magnificando le nostre «eccellenze culturali», a Torino la sua maggioranza – lo scontro è tutto interno al centrodestra - s'accapiglia al gran mercato delle poltrone, e non riesce «a trovare una quadra» - parole loro – per dare una governance all'eccellenza culturale del Museo Egizio. Fossero almeno capaci di spartirsi la torta con un minimo di buona creanza. E qui parliamo di incarichi senza compenso: non oso immaginare quando ci sono in ballo stipendi e prebende. Ma l'indegna gazzarra deve finire in fret...