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CINEMA GAY FA 30: MENO SOLDI MA TORNA LA CIVILTA'

Very cool. Giovanni Minerba, trent'anni ben portati (da direttore)
Sono andato alla presentazione del Torino Gay&Lesbian Film Festival - che noi vecchi non rinunciamo a chiamare Cinema Gay. Di nuovo alla Mole. Non se ne può più. Devo trovare un altro sistema per vedermi con la cassiera. E adesso vi prego, non aspettatevi il solito pippone su come sarà la trentesima edizione del più contestato, amato, discusso, e soprattutto prezioso festival cinematografico di Torino, che si tiene come al solito al Massimo, dal 29 aprile al 4 maggio. Notate: un giorno in meno del solito: ma anche il budget (che arriva dal Museo del Cinema) è calato- com'è simpatica tradizione - rispetto all'anno scorso: meno 15 per cento, cioé 400 mila euro per mettere in piedi un festival che fa parlare di Torino in Europa e in America.
Ad ogni modo. Non aspettatevi il pippone. Quello lo trovate dappertutto in rete. Per vostra comodità, vi linko il sito del Festival, dove trovate il programma completo e le info, e vi copio pure il lancio dell'Ansa (Con madrina l'attrice Carolina Crescentini e Irene Grandi come ospite musicale apre il 29 aprile il 30/o Tglff, il festival del cinema con tematiche omosessuali in programma a Torino fino al 4 maggio. Fra i 115 titoli in programma l'anteprima di "Boulevard", ultima pellicola con Robin Williams, mai vista in Europa. Slogan di questa edizione, che vede il ritorno del patrocinio da parte della Regione Piemonte, "30 anni diversi perché unici").

L'Uomo dalle Mutande Verdi è cancellato: torna il patrocinio della Regione

Già. Purtroppo la notizia, seppur scontata, è che grazie a dio da quest'anno torna il patrocinio della Regione. Ancora nel 2014, alla vigilia della sconfitta, il non indispensabile Uomo dalle Mutande Verdi (no, il nome non lo scriverò mai più: non se lo merita), benché al tracollo e abbandonato dai suoi stessi alleati, si ostinò, come ultimo atto dissennato, a urlare al mondo la sua pochezza intellettiva e la sua ristrettezza intellettuale negando ai "froci" - per il quarto anno consecutivo - il simbolico (e gratuito) sostegno della sua giunta triste, machissima y final.
Il ringraziamento che il direttore Giovanni Minerba ha oggi rivolto all'assessore regionale alla Cultura Antonella Parigi è stato cortese, ma in fondo non dovuto. Infatti la Parigi, a nome di un Piemonte de-omofobizzato (speriamo per sempre) ha replicato come doveva: ha cioé detto che non è il caso di ringraziare, e che certi principi minimi di rispetto umano non appartengono a una parte politica, ma devono essere condivisi da tutti. Attendo anelante la rituale intemerata del prode Marrone, degno successore dell'indimenticabile Agostino Ghiglia.

Barbera: il Tglff inutile? Forse, se vivessimo in un paese senza discriminazioni

Tipacci. Alberto Barbera spaventa i bambini davanti alla Mole
Detto ciò - perché va detto e dovremo ripeterlo sempre anche negli anni a venire, essendo la madre dei cretini di coscia allegra e parto facile - ho apprezzato l'intervento del direttore del Museo del Cinema Alberto Barbera, che in sostanza ha affrontato uno dei cavalli di battaglia dei cretini più evoluti: se cioé un festival di cinema gay abbia ancora una ragion d'essere in un paese dove la discriminazione delle minoranze è finita. La risposta di Barbera è che sì, questo potrebbe darsi, se vivessimo in quel paese. Ma viviamo in Italia, e dunque, ha osservato uno dei selezionatori del Festival, Alessandro Golinelli, per il Tglff si prospetta un'esistenza ancora lunghissima.

Minerba rivela: tentarono di ammazzare il Festival

Minerba, ringraziando Barbera, ha anche fatto un'interessante rivelazione: ha infatti detto che Albertone - con il suo aplomb da Sean Connery della Mole - in passato si è battuto, come direttore del Museo, per garantire la sopravvivenza del Festival. Dal che deduco che in passato qualche genio della politica subalpina deve aver tentato di ammazzarlo. Il Festival, non Barbera. Nomi non ne hanno fatti: però ne ho un paio in mente su cui, se le quote sono buone, scommetterei ad occhi chiusi.

Una via per Ottavio Mai: Torino sdogana la parola "omosessuale" nella toponomastica

Fiancheggiatori. Luca Cassiani e Ilda Curti non mancano mai
Alla presentazione c'erano pure il presidente della Commissione cultura  del Comune Luca Cassiani e l'assessore comunale alle Pari opportunità Ilda Curti (Fassino non viene mai). Ilda Curti in quanto assessore alle Pari opportunità (nonché ragazzaccia che frequenta tipi strani); Luca Cassiani in rappresentanza dell'assessore Braccialarghe (assente giustificatissimo) e anche come promotore dell'intitolazione di una via dalle parti del Campus Einaudi a Ottavio Mai, compagno di Minerba, co-fondatore del Festival e attivista omosessuale, traicamente scomparso 23 anni fa. La cerimonia è fissata per il 22 aprile, a una settimana dall'inizio del Tglff. Per la prima volta in una città italiana sulla targa di una via sarà scritta la parola "omosessuale".
Io sono contento. Stavolta mi sa che il Maalox se lo prende qualcun altro.

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