Passa ai contenuti principali

I MURAZZI, IL BANDO E LA FMT

I Murazzi deserti: per quanto tempo ancora? Secondo me, va ad essere lunga
Stare dietro alla sabauda fucina di minchiate è un'impresa titanica. Loro sono tanti, e io sono uno. Non ce la farei, senza la collaborazione dei fratelli nella rete che con crescente entusiasmo mi segnalano i frutti migliori della pubblica stupidità.

La maledizione della rapa

Leggetevi la mail che ho ricevuto ieri. Riguarda il bando per l'assegnazione delle arcate dei Murazzi, ovvero il "Disciplinare di gara pubblica n. 54/2015 per la concessione dei locali (arcate) facenti parte del complesso Murazzi del Po siti nel comune di Torino, via Murazzi del Po" (by the way, non avevano detto che i due lati dei Muri li avrebbero intitolati a Gipo Farassino e Fred Buscaglione? L'avevano annunciato un anno e mezzo fa. E allora che cosa mi rappresenta "via Murazzi del Po"? Se ne sono dimenticati? Parlano per dare aria ai denti? Sono tardigradi?). Ad ogni modo, tale bando dovrebbe preludere alla famosa "rinascita dei Murazzi", dopo il maldestro tentativo della scorsa estate. Ma sui Muri grava ormai la "maledizione della rapa", ortaggio dal quale notoriamente non  si cava sangue, né tampoco materia cerebrale. Veniamo quindi alla questione concreta sottoposta dal mio gentile corrispondente in merito al sullodato bando, che vi linko qui e che all'articolo 4 recita testualmente:
"Non sarà consentito al Concessionario né subconcedere l’immobile né cedere il contratto di concessione, a nessun titolo e per nessuna causale. L’affitto d’azienda, la cessione del contratto, anche nel caso di cessione del ramo d’azienda, e la subconcessione daranno luogo a decadenza della concessione e a risarcimento dei danni nei confronti della Città."

La parola al corrispondente

Ed ecco il commento del mio corrispondente in merito al suggestivo "articolo 4":

  • Riassumendo, il Comune mette a gara le arcate a prezzi assolutamente di mercato (lontanissimi, come è giusto che sia, da quelli praticati ai vecchi gestori). Poi ti chiede di accollarti totalmente i costi di ristrutturazione degli spazi (tutti in condizioni pietose, ma pietose davvero) con interventi strutturali (non dunque il bancone del bar) che hanno un costo stimabile che va da 50/60mila euro (le arcate più piccole) a 150/200mila euro (le più grosse).
  • Poi, se per caso le cose ti vanno male per qualunque ragione (sei incapace, i concorrenti sono più bravi, cadi in depressione, ecc.), stando al bando tu non puoi cedere a nessuno l'attività per recuperare anche solo parzialmente l'investimento fatto. Lo stesso succede se al contrario le cose ti vanno bene e legittimamente decidi di valorizzare il tuo investimento e il tuo lavoro cedendo a terzi per realizzare una plusvalenza.
  • Notare che se lo spazio viene adibito ad attività di somministrazione, devi peraltro pagare come in qualunque zona della città anche i cosiddetti oneri per la monetizzazione dei posti auto, che poi altro non è che un modo per farti pagare indirettamente la licenza (cosa che stante le liberalizzazione di qualche anno fa non si può più fare direttamente). Parliamo, per quella zona di costi intorno ai 1000 euro per metro quadrato destinato alla somministrazione. Questo per dire che neanche su questo tema c'è alcuna agevolazione.
  • E' possibile che questo disgraziatissimo articolo sia stato pensato per evitare che si ripetessero i casi del passato dove sono stati frequenti affittuari che hanno ceduto l'attività e/o che sono risultati morosi. Ma gli strumenti per intervenire su questi aspetti c'erano già, solo che che, come l'inchiesta della magistratura in corso sta facendo emergere, c'è stata una precisa volontà politica nel non sfrattare nei tempi consentiti dalla legge gli irregolari. E tornando al bando attuale, se il Comune vuole tutelarsi può  da una parte, contro chi non paga, procedere con gli sfratti, e dall'altra subordinare un cambio di gestione all'accettazione scritta da parte del soggetto subentrante delle linee guida per l'utilizzo dello spazio (tipo no lap dance, no sala giochi d'azzardo, ecc.). Assurdo invece bloccare tout court la possibilità di cedere l'attività. Neanche nell'Unione Sovietica di Leonid Breznev.
  • En passant faccio notare che sono anni che si parla di questo bando e numerose sono state le dichiarazioni circa il fatto che la riqualificazione dei Murazzi passasse anche attraverso un concorso di "Idee" e di "Progetti" (scrivo maiuscolo per sottolineare l'enfasi data illo tempore). Nel bando si parla invece di grano, pecunia, condizioni, penali, ecc. Di Idee o Progetti richiesti neanche l'ombra.
  • La faciloneria, la sciatteria, l'approssimazione e la superficialità con le quali è stato scritto il bando è degno del Comune di Roccannuccia (con tutto il rispetto), certamente non di una città come Torino che con simile strumento vorrebbe rilanciare una delle sue zone più complesse ma anche affascinanti.
Ci soccorre Flaiano: la situazione è grave ma non seria.

Perfetto. Non ho sufficienti competenze per giudicare la faccenda dal punto di vista tecnico: ma così, a naso, mi sembra tanto che si tratti per l'appunto dell'ennesimo prodotto della premiata FMT, la Fabbrica Minchiate Torino. Beninteso, gli autori del capolavoro possono in ogni momento scrivermi per precisare il loro punto di vista. Ma di solito non accade. Alla FMT non leggono Gabo.

Commenti

  1. Ciao Gabo su Torino,

    Il bando è scritto così male che, come si legge sui quotidiani odierni, sono pervenute 40 offerte da 24 realtà commerciali differenti; il Comune (a dispetto di Roccacannuccia) ha ricevuto un rialzo consistente sulla base d'asta; ben 6 delle 8 arcate sono state assegnate e solo quelle più periferiche non hanno ricevuto alcuna offerta.

    Non male come minchiata.

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

CIAO SERGIO

Sergio Ricciardone non c'è più. Se n'è andato così, ad appena 53 anni, dopo breve malattia. Venticinque anni fa, insieme con i colleghi deejay Giorgio Valletta e Roberto Spallacci, aveva fondato l'associazione X-Plosiva e inventato Club to Club. Il resto è storia. La storia di una piccola serata itinerante nei club torinesi che man mano cresce, evolve, cambia pelle, fino a diventare C2C, uno dei più importanti festival musicali d'Europa e del mondo . Sergio, che di C2C era il direttore artistico, era un mio amico. Ma era molto di più per questa città: un genio, un visionario, un innovatore, un pioniere. E un innamorato di Torino, che spesso non l'ha compreso abbastanza e ancor meno lo ha ricambiato. Un'altra bella persona che perdiamo in questo 2025 cominciato malissimo: Ricciardone dopo Gaetano Renda e Luca Beatrice. Uomini che a Torino hanno dato tanto, e tanto ancora potevano dare.   Scusatemi, ma adesso proprio non me la sento di scrivere altro.

ADDIO, LUCA

Luca Beatrice ci ha lasciati all'improvviso, tradito dal cuore all'età di 63 anni. Era stato ricoverato lunedì mattina alle Molinette in terapia intensiva. Non sto a dirvi quale sia il mio dolore. Con Luca ho condiviso un lungo tratto di strada, da quando ci presentarono - ricordo, erano gli anni Novanta, una sera alla Lutèce di piazza Carlina - e gli proposi di entrare nella squadra di TorinoSette. Non me la sento di aggiungere altro: Luca lo saluto con l'articolo che uscirà domani sul Corriere . È difficile scriverlo, dire addio a un amico è sempre triste, figuratevi cos'è farlo davanti a un pubblico di lettori. Ma glielo devo, e spero che ne venga fuori un pezzo di quelli che a lui piacevano, e mi telefonava per dirmelo. Ma domani la telefonata non arriverà comunque, e pensarlo mi strazia. Ciao, Luca. Funerale sabato 25 alle 11,30 in Duomo.

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...