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PERCHÉ IL SALONE AL LINGOTTO? I PM VOGLIONO CAPIRE

La "due diligence" sui conti della Fondazione per il Libro (elaborata dalla società Bdo che, particolare curioso, ha tra i suoi clienti Gl Events) è finita direttamente nelle mani dei magistrati inquirenti. Vedranno loro, io di solito non mi occupo di tribunali. Però sento dire che negli interrogatori che continuano lietamente al Palagiustizia i giudici insistono assai sui rapporti con Gl Events, la multinazionale francese proprietaria di Lingotto Fiere. Posso capirli, povere anime. Anch'io, ai tempi, mi ero molto incuriosito.

Le condizioni di Gl e lo scazzo di Picchioni

Insomma, proviamo a ricostruire la vicenda.
Ci sono questi signori che, per mettere a disposizione la sede del Lingotto per il Salone, per anni e anni pretendono e ottengono - fino all'anno scorso senza nessun bando - di gestire l'intero "ramo d'azienda" del Salone; ovvero di intascare gli incassi derivanti dagli stand e dalle biglietterie, lasciando alla Fondazione una percentuale decisamente modesta: nel 2014 erano 150 mila euro. In alternativa, richiederebbero un affitto astronomico, pari praticamente al mancato guadagno dalla gestione del ramo d'azienda. Per cui, di riffa o di raffa, quei soldi il Salone può scordarseli.
E' loro diritto, sia chiaro: viviamo nel libero mercato.
Però l'allora presidente Picchioni si agita, protesta, segnala ripetutamente a Comune e Regione il problema. All'epoca la percezione dello sbilancio del Salone non era drammatica come adesso, ma già tirava una brutta aria. Se il Salone versa in difficoltà finanziarie - dice Picchioni ai politici - è anche perché deve rinunciare a incassi tanto importanti. 
Niente da fare: gli rispondono che il Salone deve restare al Lingotto per il bene superiore della città. Altrimenti, sostengono, Gl Events molla tutto e se ne va, lasciandoci sul groppone un centro fieristico da gestire; cosa che noi non siamo capaci di fare, dicono, e quindi sarebbe un disastro.

L'ipotesi del PalaAlpitour e il cazziatone comunale

Un anno fa, Picchioni tenta una manovra che gli darebbe un po' di margine per tirare sul prezzo. C'è la Parcolimpico srl, una società mista pubblico-privata, a cui partecipano anche gli enti pubblici, oltre a Live Nation e Set Up (quelli, per intenderci, che organizzano i grandi concerti rock a Torino). Parcolimpico offre con insistenza il PalaAlpitour come sede alternativa del Salone. La proposta ha un senso: se non altro, Parcolimpico chiederebbe un affitto di 700 mila euro, mezzo milione in meno di quanto pretenderebbe Gl Events nel caso dovesse mollare il "ramo d'impresa".
In realtà, trasferire il Salone al PalaAlpitour sarebbe complicato: gli spazi interni del palazzetto non sono sufficienti, quindi una parte dell'area espositiva si dovrebbe allestire sul piazzale, all'aperto, con tensostrutture. Non è l'ideale, insomma. Picchioni decide comunque di dare un'occhiata al posto. Con il senno di poi, ritengo che sia una mossa strategica: mostrandosi interessato all'offerta di Parcolimpico, spera di mettere il pepe al culo a Gl Events, per tirare sul prezzo. In quel periodo è in corso la trattativa per rinnovare l'accordo con il Lingotto. Se c'è un concorrente, è sempre possibile mercanteggiare e spuntare condizioni migliori.
Non sono nella testa di Picchioni, ma presumo che questo fosse il suo ragionamento. Ad ogni modo, il 30 settembre 2014 Picchioni e Ferrero si presentano al PalaAlpitour, accolti dall'ad di Parcolimpico, Giulio Muttoni, per un sopralluogo. Casualmente li intercetto e mi accodo al lieto corteo che ispeziona la struttura. La visita mi sembra per nulla superficiale: Picchioni e Ferrero esaminano gli ambienti, Muttoni si sforza di magnificarli, i due salonisti fanno osservazioni e considerazioni approfondite. Insomma, un sopralluogo vero. Alla fine, Picchioni e Ferrero mi sembrano interessati alla proposta. Quantomeno, hanno l'aria di pensarci sul serio.
Nell'arco di 48 ore, succede il finimondo. Picchioni viene convocato d'urgenza a Palazzo, dove gli assessori lo cazziano aspramente. Poi esce un comunicato che annuncia la ferma intenzione di trattare con Gl Events, e solo con  Gl Events. Fosse mai che facessero uno sconticino... Di sicuro, il Salone si deve fare al Lingotto. Su questo gli enti pubblici sono irremovibili. Soprattutto il Comune. Fassino si impegna a confrontarsi personalmente con
Gl Events. La storia, con le motivazioni ufficiali del Comune, la trovate nel post "Fassino media con il coltello alla gola".

La mediazione di Fassino e la cazzata dell'accordo

Dopo la trattativa più veloce della storia (manco quattro giorni), l'accordo è fatto. Gl Events si tiene il "ramo d'azienda" e alza di poco la percentuale ("royalty", si dice "royalty") che versa alla Fondazione per il Libro. E' un accordo pessimo per il Salone: intasca pochi spiccioli in più e prosegue sulla china dei conti sballati, che nel giro di pochi mesi produrranno la drammatica crisi su cui adesso indagano i pm.
La faccenda del patto leonino con Gl Events interessa i giudici. Chiedono spiegazioni in merito a tutti i testimoni.  E sperano di trovare chi gli dia una risposta.

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