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UNA MOSTRA-EVENTO E UNA GRANDE MOSTRA: TUTTO A PALAZZO MADAMA

Simon Vouet, "Madonna con bambino": in mostra a Palazzo Madama
Mentre m'occupavo dei casi miei, hanno aperto un casino di mostre: intanto, non vi ho ancora raccontato quelle del Museo Fico (devo ancora andarle a vedere, ma non mancherò, se non altro per i miei amati Truly Design), né l'installazione di Botto e Bruno alla Fondazione Merz (vista, e ne vale davvero la pena: correte perché uno spettacolo simile non vi capita tutti i giorni). Poi, dall'altro ieri c'è Ezio Gribaudo all'Accademia Albertina, e anche lì è indispensabile passarci perché sono esposti i lavori di nudo - dal 1951 al 2005 - dell'ultimo grande maestro della pittura torinese (ma con un respiro assolutamente internazionale). E, ovvio, mi aspetto molto da "Fatto in Italia", la mostra che inaugura la stagione della Reggia di Venaria: me ne occuperò presto, magari giovedì prossimo quando alla Reggia ci vado comunque per l'anteprima di Penone

Sono tornato a Palazzo Madama: per una mostra-evento

Per recuperare il tempo perduto, ho ricominciato da dove mi ero fermato: ovvero "Da Poussin agli Impressionisti", i quadri francesi dell'Hermitage esposti a Palazzo Madama; quel giorno ci avevo fatto un giretto veloce, restando piuttosto deluso, prima di fuggire sopraffatto dallo scoramento alla vista di Franceschini & codazzo. Ci sono tornato con calma, e confermo la prima impressione: so what? Voglio dire: ci sono 75 dipinti di artisti francesi dal Seicento al primo Novecento. Per l'appunto, da Poussin agli Impressionisti. Nell'ambiente assai claustrofobico delle pareti posticce che formano il percorso espositivo nella Sala del Senato, mi sono fatto un rapido ripassino di quattro secoli di pittura francese. E già lì, non vado in visibilio: i francesi, in quanto a pittura, non penso abbiano fatto meraviglie finché non sono arrivati Renoir e compagni a cambiare il nostro modo di vedere.
Ma questi sono gusti miei. Il problema invece è il solito, ve l'ho già spiegato nel post "Quella dell'Egizio è una grande mostra". Siamo di nuovo alle prese con un equivoco: si confonde la mostra-evento con la Grande Mostra. E le mostre-evento mi hanno davvero stufato. Non basta ammucchiare tanti capolavori (ammesso e non concesso che le opere arrivate a Palazzo Madama dall'Hermitage siano tutte capolavori) per dare al visitatore il fascino, l'arricchimento e magari la sorpresa intellettuale che sono il dono di una Grande Mostra. 

Una visita (mal) guidata

Poco ho cavato dalla mia passeggiata nella Sala del Senato. Colpa dei miei limiti cognitivi, non dico di no: ma insomma, che cosa succede al visitatore scemo come me, quando s'inoltra nel bignami della pittura francese allestito a Palazzo Madama? Ok, si ricorda che prima di Poussin e Lorrain (che peraltro non ho mai considerato indispensabili...) c'è stato Vouet; poi rivede il piacevole Watteau e il lezioso Fragonard; si becca Ingres e David -  ma sempre in pillole, perché una mostra-bignami offre soltanto pillole - e finalmente arriva ai tipi tosti, come Delacroix.
Delacroix, "Arabo che sella il suo cavallo"
Ma anche lì: non dico "La Libertà che guida il popolo", ma insomma, qualcosa che mi aiuti a capire la sua grandezza... Invece, messo lì tra una smazzata di superfluità pittoriche, senza un minimo di narrazione, quell'"Arabo che sella il suo cavallo" non mi spiega nulla, e per quel che ne capisce lo scemo potrebbe pure averlo dipinto un Pasini qualsiasi.
E così sia degli Impressionisti (e dintorni) che chiudono in gloria, come da copione; sempre applicando il metodo "basta che ci siano", e dunque un quadro e due per ciascuno, un Renoir, un Gauguin, un Pisarro, un Cézanne, un Monet, due Matisse... e via impressionando (non mi inerpico nella disquisizione su chi sia e chi non sia impressionista: uso l'etichetta, come da titolo, per semplificare il concetto).
Bene, belli, bravi. Ma se a cento metri di qua ne ho a strafottere, di Matisse splendidi, che cosa mi aggiungono queste due pareti? Mi aggiunge che mi fermo davanti al quadro del pittore famoso e penso: ecco, sto guardando il quadro di un pittore famoso.

Ma per fortuna che c'è il vecchio Gustave

"Gorge", il paesaggio di Gustave Doré che ha dato un senso alla mia visita
Io, personalmente, mi sono invece bloccato, davvero incuriosito, soltanto davanti a un paesaggio montano esposto proprio prima dello show impressionista. Quel paesaggio non è per nulla un capolavoro: però è un'opera di Gustave Doré. E io di Doré conosco a memoria - come tutti - le illustrazioni della Divina Commedia, del Chisciotte, del Paradiso Perduto, della Ballata del Vecchio Marinaio, eccetera eccetera eccetera; eppure non mi era mai capitato di vedere un suo dipinto. Quindi adesso so qualcosa in più sul lavoro di un artista certo minore, ma che per varie ragioni mi interessa. E di questo rendo merito alla mostra "Da Poussin agli Impressionisti". E magari molti che hanno già visitato la mostra esclameranno: "Oh, ma c'era un quadro di Doré? Non me ne sono accorto!". Appunto. Manca la narrazione. That is problem.

La Camera di vetro: ecco la Grande Mostra

Adesso immagino che le ragazze della Fondazione Torino Musei, e Patriziona in primis, si arrabbieranno di nuovo con me e di nuovo si domanderanno perché ce l'ho con loro e qualcuno strologherà nuove e più pittoresche contromisure. Ma io non ce l'ho con nessuno. Adoro le ragazze della Fondazione che credono nel loro lavoro e si arrabbiano se lo scemo lo sminuisce. E penso che una mostra come "Da Poussin agli Impressionisti" possa anche essere utile al grande pubblico che magari ignora l'esistenza di Watteau; piacevole per il visitatore che vuole trascorrere onestamente il sabato pomeriggio; e persino prestigiosa se facciamo il conteggio dei nomi illustri che espone. 
I vetri per cattedrali esposti nella "Camera di vetro" di Palazzo Madama
Ma se volete davvero scoprire qualcosa, ammirare la bellezza sconosciuta, capire i percorsi e le tecniche dell'arte, date retta a un cretino: usciti dalla Sala del Senato, anziché tornarvene a casa salite al secondo piano di Palazzo Madama, quello delle arti decorative: lì è stata appena riallestita la "Camera di vetro" e vi assicuro che è uno spettacolo. Sono esposti splendidi esempi d'arte vetraria di tutti i tempi, dalle ampolle per balsamo egizie alle immagini per lanterne magiche, dalle vetrate delle cattedrali ai reliquiari medievali, dai vetri dipinti agli smalti champlevé; e ogni opera è accompagnata da descrizioni chiare e accurate, che ne spiegano il significato, l'uso e la tecnica realizzativa. Il Rotary Club ha pagato le spese del riallestimento, la conservatrice Simonetta Castronovo lo ha curato con un'intelligenza che ammiro. Approfittatene. Oltre la mostra-evento nella Sala del Senato, a Palazzo Madama c'è anche una Grande Mostra. Secondo piano, ultima porta in fondo sulla destra.

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