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APPENDINO CAMBIA IDEA: AVEVA RAGIONE FASSINO

Once we were warriors. E' il 30 ottobre 2015 e in aula una furente Chiara Appendino inchioda Fassino alle sue responsabilità:
egli ha appena nominato Piero Gastaldo nel CdA del Salone nonostante avesse inviato la sua candidatura fuori tempo massimo
Il 25 ottobre scorso il commercialista Roberto Coda fu nominato da Appendino nel Consiglio direttivo della Fondazione Torino Musei a seguito di un bando contestato: Coda ha infatti presentato la candidatura il giorno prima della nomina, con un mese e mezzo di ritardo rispetto alla scadenza del bando.
In attesa che il Consiglio comunale discuta l'interpellanza del leghista Ricca, sulla vicenda c'è stata l'audizione in Conferenza capigruppo richiesta dal pd.
Per rispondere alle lecite curiosità della minoranza si sono presentati il nominato Coda, la nominante Appendino, e la Francesca Leon che faceva numero, ma non ha detto niente.

Trasparenza? Mi spiace, c'è il regolamento

Purtroppo devo ricostruire l'audizione con indicazioni di seconda mano, poiché non era pubblica. Per la cronaca: il capogruppo pd Lo Russo ha sardonicamente proposto che, in ossequio alla trasparenza propugnata da Appendino, si consentisse l'ingresso ai giornalisti e si trasmettesse l'incontro in streaming. Appendino ha rifiutato, sottolineando che "il regolamento non lo consente".
Poi è cominciata l'audizione.

Un commercialista al museo

Lo Russo ha chiesto perché sia stato nominato un commercialista nell'organo direttivo di una fondazione museale.
Appendino ha risposto che secondo lei alla Fondazione Musei serve un commercialista per tenere sotto controllo i conti.
Lo Russo ha obiettato che per controllare i conti della Fondazione esistono appositi organi, come il collegio dei revisori; ed è sempre possibile disporre una "due diligence". Ha quindi domandato se la nomina sia stata concordata con Chiamparino (anche la Regione è socia della Fondazione Musei). Appendino s'è molto irritata ma sul punto non ha risposto.

La procedura del bando: Robi, mandami due righe che ti nomino!

Nel corso dell'audizione si è approfondita la procedura per la nomina di Roberto Coda in Fondazione. Sostiene Appendino che un bel dì, scorrendo l'elenco dei candidati a quella poltrona, nota che non c'è nessun commercialista; ma lei lì vuole metterci un commercialista, quindi chiama il commercialista Coda (anzi, lo fa chiamare da Francesca Leon, dandole così una parte in commedia) per invitarlo a mandare il curriculum. Coda manda il curriculum (infilandoci nella fretta qualche errore di ortografia). Il giorno dopo Appendino lo nomina.
Fine della procedura.

Conflitto d'interesse? No, ma dove?

Osvaldo Napoli di Forza Italia ha chiesto conto di un possibile conflitto d'interessi: Coda è stato consulente di Prima Industrie, società di cui il padre di Appendino, Domenico, risulterebbe essere vicepresidente. Coda ha illustrato la natura delle sue consulenze, escludendo che esistano conflitti d'interesse. Appendino ha chiarito il ruolo del padre in Prima Industrie, escludendo che esistano conflitti d'interesse. E io concordo: con 'sta storia del conflitto d'interesse hanno davvero lessato i coglioni. Pensate a quello che dicono certe brutte persone del povero Barbera... Eddai, adesso anche basta, no?

La candidatura in ritardo? Ti rispondo come Fassino

Fabrizio Ricca della Lega Nord ha domandato perché sia stato nominato Coda, che ha presentato la candidatura in ritardo; e ha ricordato ad Appendino che in un'analoga situazione, ma a ruoli invertiti (il riferimento è alla nomina di Piero Gastaldo nel Consiglio d'amministrazione della Fondazione per il Libro), l'allora consigliere d'opposizione Appendino, oggi sindaco, aveva piantato all'allora sindaco Fassino un canaio infinito con tanto di veemente interpellanza.
Il sindaco Appendino ha risposto al consigliere Ricca citando la formuletta usata a suo tempo dal sindaco Fassino per rispondere al consigliere Appendino, e cioé (cito da un mio post del 30 ottobre 2015): "La scadenza non era perentoria perché sul sito del Comune c'è un'apposita clausola di salvaguardia" che riconosce il diritto e dovere di un sindaco di decidere se necessario anche in deroga ai bandi, assumendosi la responsabilità politica delle sue scelte. Evviva: proprio come la penso io.

Come si cambia (per ricominciare)

Quando quella brillante motivazione l'aveva sciorinata Fassino, però, Appendino s'era molto arrabbiata, come noterete dal video che linko qui. Ascoltate la sua replica (è al minuto 5) alla sofistica giustificazione fassiniana: la Paladina delle Regole gronda indignazione e inchioda il felpato Filura alle sue responsabilità. Mirabile l'invettiva: "Sono  un po' stufa di essere qui a sollecitare su una nomina in cui si finge che ci sia una procedura trasparente e invece non è trasparente". Eccheccazzo. Quando ce vo' ce vo'.

Un anno dopo Appendino ha cambiato idea.
Solo gli idioti non cambiano mai idea.
E' la discontinuità, bellezza. Anche da se stessi.

La mia clausola di salvaguardia

Ricordate la seconda profezia di Fassino? "Un giorno lei si segga su questa sedia e vediamo se sarà capace di fare tutto quello che oggi ha auspicato di poter fare".
Meglio ancora, Filura. E' capace di fare quello che facevi tu.
E prendete nota: il primo che mi dice ancora che i bandi garantiscono procedure trasparenti e l'immancabile vittoria del migliore, lo querelo per stalking.

Commenti

  1. Quindi la nomina di un commercialista in una fondazione museale è una nomina politica? vabbè, facoltà della città nominare il proprio rappresentante in consiglio come meglio crede, visto che nello scarno (molto scarno) statuto della FTM non sono chiarite le modalità di nomina... ma allora perché fare un bando?

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    Risposte
    1. Siete ridicoli e scandalosi...
      Non potete far finta di non vedere la contraddizione in termini di cui M5S è campione.
      Chi non ha promesso di usare un metodo diverso da quello può fare come meglio crede, chi ha promesso qualcosa dovrebbe agire in coerenza con quanto si è impegnato!!

      Elimina

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