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BARBERA: IL CONTRATTO C'E' MA NON SI VEDE

L'ex direttore del Museo Alberto Barbera aspetta notizie
Un fantasma si aggira per Torino. E' il fantasma del contratto di Alberto Barbera.
Dopo vari anfanamenti, il Museo del Cinema ha deciso di avere ancora bisogno dell'ex direttore messo spicciamente alla porta dopo un'invereconda pantomima, in ossequio a un ukase comunale che ancora suscita le invidie dei nostalgici di Ceausescu. 
So da fonti certe che una settimana fa, venerdì 17, il CdA ha approvato un contratto per una consulenza artistica fino a dicembre, da proporre ad Alberto Barbera. Da quel giorno, però, di quel contratto si sono perse le tracce. Di sicuro non è arrivato a Barbera. 
L'ex direttore - che nel frattempo ha ricevuto proposte di lavoro da altre città - è ancora in fiduciosa attesa, ma per quanto ne so non cambiato la sua posizione: prima di firmare qualsiasi impegno, intende leggere le condizioni e valutare. E vorrei ben vedere...

La lentezza non è sempre una virtù

Noto che ultimamente una lentezza non ordinaria affligge ogni mossa del Museo del Cinema. Mi spiego:
1) L'eventuale contratto di consulenza per Barbera è una telenovela che si trascina da due mesi.
2) La nomina di Irene Dionisio alla direzione del Tglff - per granitica volontà dell'assessore comunale Marco Giusta - era decisa fin da novembre e nota nell'ambiente già a dicembre: eppure, dal giorno del passo indietro di Giovanni Minerba, il 25 gennaio, è trascorso quasi un mese prima di arrivare alla firma del contratto, lunedì scorso; e ci sono voluti altri quattro giorni per darne l'annuncio ufficiale.
3) Apprendo inoltre - ma la materia qui si fa nebulosa, o forse io non capisco nulla - che soltanto nei giorni scorsi il CdA del Museo avrebbe materialmente approvato le deleghe a Donata Pesenti per l'ordinaria amministrazione: un passaggio deciso e annunciato già il 30 dicembre scorso. Di sicuro, nel clima di incertezza, è cresciuto all'interno del Museo il peso di Daniele Tinti, quello che il trio Giordano voleva alla direzione amministrativa ai tempi del bando fallito.
4) A proposito di bando. Girano due versioni: secondo alcuni - e secondo le decisioni ufficiali - un nuovo bando per la direzione dovrebbe essere pubblicato solo più avanti, tenendo buon conto delle minchiate che hanno portato al fallimento del primo. Un'altra scuola di pensiero sostiene invece che il nuovo bando sarebbe già pronto. Spero che la notizia sia falsa. Se fosse vera, ci troveremmo di fronte a un disarmante caso di coazione a ripetere: in pratica, stando a quelle voci, gli astuti avrebbero riscritto lo stesso identico bando dell'altra volta. Bando la cui efficacia e coerenza abbiamo avuto ampio modo di sperimentare. E pagare.

Un ragionamento d'impresa

Il presidente del Museo Paolo Damilano
A questo punto, mi permetto una sommessa osservazione. 
A me il presidente del Museo del Cinema Paolo Damilano sta simpatico. E' una persona molto educata e un imprenditore di successo. Né intendo immischiarmi nelle sue scelte gestionali e nelle sue relazioni con la politica. Lo preciso perché l'uomo è un po' fumino, e non vorrei che pensasse che ce l'ho con lui. 
Ma immagino che Damilano, proprio in quanto imprenditore di successo, abbia ben presente quanto siano vitali per qualsiasi impresa la certezza della governance e la rapidità nelle decisioni. Nessuna azienda prospererebbe se impiegasse mesi e mesi solo per assumere un manager. E il Museo del Cinema è un'azienda. Magari atipica, ma pur sempre azienda.

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