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MENO SOLDI DAL COMUNE, MITO CERCA I FONDI DEL FUS


Stamattina in Commissione: da sinistra, Angela Larotella, Nicola Campogrande, Francesca Leon e la presidente Daniela Albano
Le amministrazioni civiche di Torino e Milano finalmente si sono svegliate, e si daranno da fare per ottenere dal MiBACT il doveroso riconoscimento dell'importanza culturale di MiTo, e di conseguenza un adeguato finanziamento dal Fondo Unico dello Spettecolo: finanziamento che finora, incredibile ma vero, il festival torinese non ha mai ricevuto. I finanziamenti del Fus vengono assegnati ogni tre anni, e per accedervi è necessario presentare un progetto triennale. C'è tempo fino a gennaio: non è molto, ma se i nostri zuavi muovono il culo ce la possono fare. 
L'assessore Leon lo ha detto stamattina - ha detto che chiederanno il finanziamento, senza accennare alla movimentazione del culo - durante l'audizione in Commissione cultura del direttore artistico di MiTo, Nicola Campogrande, e della segretaria generale della Fondazione Cultura Angela Larotella.

Anni e anni di tagli

Campogrande ha affermato che MiTo  è - in potenza - il più importante festival italiano di musica classica, ma gli mancano i soldi per fare il definitivo salto in zona Champions: i maledetti soldi necessari per ingaggiare quei solisti e quelle orchestre fuociclasse che fanno la differenza tra i festival europei di prima fascia e tutti gli altri.
Larotella ha precisato il concetto: anche quest'anno il contributo comunale a MiTo ha subito un ulteriore taglio. Dal milione promesso, siamo crollati a 750 mila euro effettivi. Ma non è una novità, anzi. Per l'edizione 2016 il milione e trecentomila promesso da Fassino era diventato, in corso d'opera, 900 mila euro: trecentomila euro li ha tagliati Fassino prima di andarsene, altri centomila Appendino appena arrivata. Anche da questi particolari si nota la continuità e la concordia istituzionale. Nel 2008, prima della grande crisi, con Alfieri assessore e Chiampa sindaco, il budget totale di MiTo viaggiava sui 4 milioni di euro. Da allora, e poi ai tempi di Fassino, MiTo - come tante altre istituzioni culturali - ha subito tagli sanguinosi, dettati dalle ristrettezze di cassa o, peggio, dalla necessità di dirottare fondi su inutili minchiate come il Jazz Festival o Todays.Oggi il povero MiTo si deve accontentare di poco più di due milioni (quest'anno staremo tra 2,1 e 2,2) che arrivano, oltre che dal Comune sempre più braccino, dai contributi della Compagnia di San Paolo, dai soldi degli sponsor e dagli incassi della biglietteria. La cifra totale all'incirca è la stessa dell'altr'anno, ma per riuscirci la Fondazione Cultura ha dovuto - spiega Larotella - attingere al proprio patrimonio, come già per edizione 2016. Intaccare le riserve non è mai un bel segnale.
Giustamente stamane i consiglieri cinquestelle hanno rimbeccato quelli dell'opposizione ricordando che "i tagli si facevano anche prima". Però se svaligio una banca non credo che mi assolverebbero perché prima di me lo ha fatto anche Jessie James.
Ad ogni modo: Angela Larotella ha rivolto ai consiglieri un accorato appello perché "si stringano attorno all'assessore Leon per sostenere tutti insieme MiTo".

La fatica di trovare gli sponsor

Larotella ha pure descritto le difficoltà che la Fondazione incontra nella ricerca degli sponsor: non è una novità di oggi che le aziende torinesi se ne sbattono del "territorio" e se non ci vedono un tornaconto immediato non cacciano un euro.
La commovente Angela ha incassato con posata umiltà le sperticate lodi di maggioranza e opposizione "all'eccellente lavoro svolto dalla Fondazione Cultura" (e tale pantomima merita un post a parte, che scriverò appena avrò tempo) e ha chiesto aiuto ai consiglieri, esortandoli a sensibilizzare i possibili sponsor "se avete contatti nei vostri ambiti professionali" (i famosi "ambiti professionali" degli attuali consiglieri comunali torinesi...) o, in alternativa, a suggerire possibili strategie: e qui i nostri generosi consiglieri non si sono risparmiati, regalandomi l'immacabile siparietto comico. 

Un'idea geniale

L'Oscar di giornata va al consigliere pentastellato Mensio, che ha seriamente proposto di "rivolgersi ad aziende tedesche sottolineando il fatto che a MiTo vengono presentate molte opere di compositori tedeschi, ad esempio Beethoven".
Mica male. Ma possiamo fare di meglio: mettiamo in cartellone Mussorgski, così becchiamo la grana degli oligarchi russi. E se qualcuno scova un compositore cinese, abbiamo fatto bingo.

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