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AL SERVIZIO DEL CITTADINO: CHIARABELLA MI FA SCOPRIRE CHE NARRAZIONI JAZZ E' STATO UN FLOP ABISSALE


Collaboratrice: Chiara Appendino
Nel post precedente ho domandato con molta cortesia all'assessore Leon notizie a proposito delle ricadute economico-turistiche di Narrazioni Jazz.
Però sono un ragazzo impaziente e industrioso, e nell'attesa del verbo assessorile ho escogitato il sistema per sapere almeno quanto interesse on line abbia suscitato Narrazioni Jazz rispetto al Torino Jazz Festival. Ci sono riuscito grazie alla cortese collaborazione della simpatica Chiara Appendino, che mi ha suggerito un ottimo espediente. D'altronde è molto più giovane e quindi molto più abile di me nello sfruttare le risorse della rete.
 L'8 maggio 2013 Chiarabella, all'epoca consigliera d'opposizione, scrisse un post molto interessante per criticare il Torino Jazz Festival: si intitola "Torino Jazz Festival: perchè NON rifarlo" (questo è il link) e nella prima parte espone alcuni argomenti che condivido appieno. Ma poi Chiarabella tira fuori l'atout che soltanto un'anima tecnologica poteva escogitare: e usa Google  Trends. Ubi maior, minor cessat: quindi mi taccio e lascio la parola alla Chiara Appendino del 2013.

La ricerca on line della consigliera Appendino

Scriveva Chiara Appendino a proposito del Tjf: "Nel tentativo di approfondire ho provato a fare una ricerca con Google Trends, uno strumento che misura le tendenze dei volumi di ricerca di determinate parole e anche l'area geografica di provenienza. Ho messo a confronto il Torino Jazz Festival con l'Umbria Jazz. Ecco il grafico (e qui pubblico lo screenshot fornitomi da un cortese lettore in sostituzione di quello, maldestro e artigianale, che ero riuscito a produrre io: comunque nel post di Chiarabella c'è tutto, NdG):

Cosa possiamo dedurne - prosegue nel suo post Chiarabella - pur considerando tutti i limiti dello strumento? Ovviamente i volumi di ricerca dell'UJ sono maggiori del TJF in quanto evento storicamente affermato. Ma il dato più interessante, a mio avviso, è la provenienza delle ricerche. Mentre per l'UJ si possono notare ricerche provenienti anche dall'estero (UK, Germania e USA) e soprattutto da moltissime città italiane, da nord a sud (da Milano a Bari, passando per Firenze, Bologna e Salerno), per il TJF, non è presente un significativo numero di ricerche dall'estero, nè, cosa ancora più grave, di ricerche da altre città italiane, al di fuori di Milano. Ciò, opportunamente verificato con altri indicatori, potrebbe significare che TJF non attiri assolutamente interesse e turismo da fuori, se non in piccola parte dalla città di Milano e significherebbe una mancata ricaduta significativa nel settore alberghiero, in quanto è altamente probabile che da Milano il turista faccia avanti e indietro in giornata".

Ottimo consiglio, Chiara: mi ci provo anch'io

Brava Chiarabella, così si fa!, ho pensato con ammirazione. E m'ha punto vaghezza di seguirne l'esempio. Per quanto scettico sullo strumento, sono andato anch'io su Google Trends e ho messo a confronto - nell'arco di tempo che va dal 4 gennaio 2016 al 1° giugno 2017 - il Torino Jazz Festival e Narrazioni Jazz, per poter comparare i volumi di ricerca per il Tjf del 2016 con quelli per Narrazioni Jazz 2017.
I risultati (per quel che capisco e per quel che valgono) sono interessanti. L'indice di ricerca per l'ultima edizione del Torino Jazz Festival in prossimità del periodo di svolgimento (22 aprile-1 maggio) è molto alto: pari a 100 nella settimana dal 17 al 23 aprile, di poco inferiore in quella successiva, durante il festival.
Ecco il grafico (l'impresentabile screenshot artigianale è mio, quello del cortese lettore purtroppo non riportava la data del picco):


Un altro (modesto) picco del Tjf lo vedete al centro del grafico e corrisponde al periodo di fine ottobre-inizio novembre, quando si seppe della cancellazione.
Adesso vi mostro, qui sotto, un ingrandimento con il risultato di Narrazioni Jazz, che nel grafico complessivo è quasi invisibile. Ovviamente la linea azzurra è a zero finché non viene reso noto il titolo della nuova manifestazione: ma anche dopo le cose non migliorano. Il '"picco" Narrazioni Jazz lo registra nella settimana di svolgimento, ed è davvero esiguo: uno striminzito indice 6, inferiore addirittura a quello che negli stessi giorni si registra per l'ormai defunto Torino Jazz Festival.



Come si insegna il mia maestra di web, Google Trends offre anche un quadro delle ricerche su base regionale. Ho provato, ed ecco i risultati, che trovate qui sotto: per il Tjf la maggioranza delle ricerche arriva dal Piemonte (in rosso), ma l'area rosa della cartina d'Italia - che indica un movimento discreto - ricopre buona parte del Nord e della fascia tirrenica; per Narrazioni Jazz, invece, c'è soltanto, in un blu tristemente intenso perché unico, il Piemonte. Ovvero: al resto d'Italia il Torino Jazz Festival interessava poco, ma di Narrazioni Jazz non gliene frega una benamata minchia.


That's all folks. Ora aspetto l'accurato e attendibile studio sulle "ricadute sul territorio" di Narrazioni Jazz; studio che certamente il Comune avrà commissionato a qualche primario istituto di statistica. Ma già adesso posso concludere, basandomi sull'autorità di Chiara Appendino e sui risultati di Google Trends - lo stesso strumento utilizzato dalla mia maestra - che Narrazioni Jazz è stato un flop abissale, tale da far addirittura rimpiagere l'inutile Torino Jazz Festival.
Morale. Non è vero che quando si è toccato il fondo non si può che risalire: noi a Torino cominciamo a scavare.
Ringrazio la cara Chiara per l'aiuto che mi ha generosamente fornito nella redazione del presente post, e mi auguro di poterla annoverare fra i miei collaboratori in tante altre occasioni.

Commenti

  1. Beh.... certo che voler confrontare TJF con Umbria Jazz.....

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  2. Vorrei rimarcare un'altra cosa: ma il fatto che un evento come un festival del jazz (fatto bene, con musicisti di rilievo) possa servire magari ad arricchire la scena culturale della città non conta nulla? oppure tutto deve essere ricondotto all'attrazione turistica? I torinesi e poi i piemontesi non contano nulla nella valutazione dei costi/benefici?

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