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AFFONDAZIONE MUSEI, MA CIBRARIO E' SICURO: ACCORDO VICINO, SALVI I POSTI DI LAVORO

La strategia del presidente: Maurizio Cibrario è ottimista
Alla presentazione della mostra di Guttuso, stamattina alla Gam, la faccia bonaria del presidente Cibrario non riusciva a mascherare sotto il posticcio cerone dell'imperturbabilità istituzionale quell'espressione estasiata di chi, dice il poeta, ha raggiunto finalmente un traguardo.
Così non mi sono sorpreso - semmai rallegrato - quando Maurizio Cibrario, visitando la mostra, mi ha confermato ciò che la sua faccia non sapeva nascondere: la traversata del deserto è finita, dopo tante liti e tante beghe la crisi della Fondazione Musei si avvìa - salve impreviste ma non imprevedibili alzate d'ingegno di qualche pasticcione - verso un esito meno infausto di quanto apparisse fino a ieri. Martedì mattina si riunirà l'ennesimo tavolo - questa città è piena di tavoli, tipo Ikea - ma Cibrario è fiducioso. 

Soldi e riassorbimenti

L'impegno economico della Regione ha salvato la baracca: ai 350 mila euro subito buttati nel piatto - o sul tavolo, se preferite - per salvare la biblioteca della Gam se ne sono aggiunti strada facendo altri, fino a raggiungere il tranquillizzante gruzzoletto una mezza milionata; insieme con le "razionalizzazioni" che la Fondazione ha operato limando le spese qua e là, quella cifra dovrebbe bastare non soltanto a tenere aperta la biblioteca, ma anche a salvare i posti di lavoro di quasi tutti i ventotto dipendenti che il piano di rientro presentato a fine 2017 indicava come "esuberi". Dico "quasi" perché resta da capire che cosa farà in concreto Chiarabella, oltre a millantare con fini di consenso elettorale "riassorbimenti" finora riassorbiti soltanto a livello di ciancia; ma Cibrario è fiducioso che alla fine torneranno a lavorare in Municipio almeno quei dipendenti che ne hanno il diritto. Dipende anche dai dipendenti in questione: sono quattro o cinque, e al momento non tutti scalpitano dalla voglia di lasciare la Fondazione Musei per tornare sotto le bandiere di Chiarabella. Titubanza comprensibile, ma fino a un certo punto: in fondo si tratta di rientrare a Palazzo Civico, non di venire deportati nelle piantagioni di canna della Guyana.

Il Borgo non chiude

Ma la notizia migliore è che - contrariamente alle mie pessimistiche previsioni - il Borgo Medievale non chiuderà. Dal primo aprile, come previsto, tornerà nelle mani del Comune, che però è intenzionato - mi dicono - a non interromperne le attività. Il complesso rimarrebbe quindi visitabile, e ciò comporterebbe anche la salvaguardia del servizio di custodia. L'attuale custode abita infatti in una delle case del Borgo e cacciandolo si creerebbe un doppio problema: disoccupato e pure sfrattato.
L'eccesso di congiuntivi della frase precedente non inquieta il presidente Cibrario, che è sereno e convinto che l'operazione si chiuderà senza neppure un licenziamento. Altrettanta serenità e convinzione non le ho notate tra i dipendenti, che per rallegrarsi attendono l'esito dell'incontro di martedì. Ma l'orizzonte è oggi assai meno cupo di quanto sembrasse a fine anno. 

La strategia di Cibrario

Va detto che Cibrarione se l'è giocata da maestro: dopo aver invano sollecitato, per mesi, che il Comune prendesse atto della crisi generata dai suoi tagli forsennati, lo scaltro presidente è andato alla show down, facendo scoppiare la bomba dei drastici provvedimenti (ricordo: cessione del Borgo, chiusura della biblioteca Gam e licenziamento di 28 lavoratori) che, conti alla mano, servivano per chiudere in pareggio un bilancio ferito a morte dalla decisione di Palazzo Civico di sottrarre, da un anno all'altro, circa 1,3 milioni di finanziamento.
Il clamore mediatico, la rabbia dei lavoratori, e la conseguente figura dimmerda dell'amministrazione - tanto più in vista delle elezioni - ha indotto lorsignori a muovere i nobilissimi culi che da aprile a dicembre erano rimasti serenamente immobili sui venerandi scranni. E ha soprattutto indotto la Regione a intervenire con una provvidenziale iniezione di denaro fresco, quel mezzo milione che ha ridotto lo sbilancio della Fondazione da 1,3 milioni a 800 mila euro. Quei residui 800 mila euro sono la cifra che Ftm risparmierà liberandosi delle spese di gestione del Borgo Medievale, dal primo aprile a carico del Comune. Quindi i conti tornano e la Fondazione Musei non rischia il fallimento. Con quali soldi poi il Comune pagherà le spese per il Borgo non mi è ancora ben chiaro, ma qualcosa accadrà. A quanto mi risulta la giunta "sta scrivendo" la delibera che ufficializza la riacquisizione del Borgo Medievale, e ha confermato "l'impegno" a ricollocare i lavoratori in esubero.
Con gli impegni non si paga l'affitto, ma fino a prova contraria c'è spazio per la speranza.
Cibrario ha pure altri motivi di soddisfazione. Però ve li racconterò nel prossimo post.

Commenti

  1. Il custode del Borgo non è solo uno ma sono in due. E quand'è che qualcuno si ricorderà che nel Borgo vivono anche altre due famiglie per un totale di otto persone la cui sopravvivenza dipende dalle attività artigianali? La chiusura del Borgo sarebbe fatale anche per quei due artigiani che da parecchi hanno arricchiscono la proposta museale con la loro presenza e le attività didattiche. Se il Borgo chiude come e dove potremo ricollocare le nostre attività? Ma per noi privilegiati possessori di partita iva nessun sindacato si muove.

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