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PIPPI E PIPPE: IL ROCAMBOLESCO SALVATAGGIO DI PORTICI DI CARTA

Da sinistra: Antonella Parigi, Francesca Leon, Marco Pautasso e Rocco Pinto
La notizia è che ce l'hanno fatta. O, per dirla usuratissima con Bertrand Russell, gli ingenui non sapevano che l'impresa era impossibile, quindi la compirono. Portici di Carta mai come in quest'ultima paperoghesca circostanza ha rischiato di non essere fatto. E si fa soltanto grazie agli ingenui coraggiosi; non agli spensierati incoscienti che adesso trillano e si vantano di uno scampato pericolo che essi stessi tanto contribuirono a ingenerare.

Salti mortali 

Portici di Carta arriva quindi, fortunosamente, alla dodicesima edizione, la prima priva non solo dell'organizzazione, ma anche dell'etichetta del Salone del Libro. Infatti risulta "realizzata dalla Fondazione Cultura", l'ente strumentale del Comune incaricato dell'impresa. Come ben sapete, a norma di legge il marchio "Salone del Libro" non si può usare; e nemmeno "Portici di Carta", altro marchio inserito nella liquidazione dell'ex Fondazione per il Libro, sarebbe al momento a disposizione di chicchessìa. Così hanno escogitato una machiavellica: il liquidatore dell'ex Fondazione ha acconsentito a lanciare una "manifestazione d'interesse" per l'affitto del marchio "Portici di Carta" per il periodo della manifestazione; l'unica offerta - ovviamente, non essendoci nulla da guadagnare - è arrivata dal Comune, che ha acquisito per 5 mila euro il diritto all'uso temporaneo da parte della Fondazione Cultura. Tutto regolare. Ma ditemi voi: vi sembra possibile, in una città che non sia Paperopoli, che ogni volta, per qualsiasi faccenda riguardi il Salone e i suoi annessi e connessi, ci si debba ridurre a questi passi? A questi doppi salti mortali carpiati con scappellamento a destra per due come fosse antani? Vi pare normale? Civile? Serio?

I cavalieri che fecero l'impresa

Vabbé. Ad ogni modo, percorrendo fra pruni e sterpi la via più tortuosa, Portici di Carta si farà, il 6 e 7 ottobre. Ancor più che alla Fondazione Cultura in sé e per sé, che comunque ci ha messo la struttura e soprattutto la faccia, il merito del salvataggio in extremis va ai librai di Torino, gli unici che davvero ci credono, e che con il loro capitano capatosta Rocco Pinto si sono sbattuti giorno dopo giorno per salvare il salvabile. E va ai quattro naufraghi del Salone che ci hanno concretamente lavorato: Marco Pautasso e Andrea Gregorio impegnati full time e pancia a terra, e Maria Giulia Brizio e Niccolò Grignanini che hanno collaborato per le rispettive competenze. I quattro naufraghi, tutti ex dipendenti della Fondazione per il Libro con un contratto a termine e prossimo alla scadenza, sono quattro delle professionalità del Salone che ci giocheremo alla roulette affidandoci all'incertezza di bando pubblico per riassumerli nella sempre più futura e sempre più eventuale struttura incaricata, quando non si sa, di organizzare il Salone del Libro 2019. 

Nuovi orizzonti: da via Sacchi al Bibliobus

Io mi fermerei qui. Tanto il programma di Portici di Carta lo trovate sul sito, e più o meno è quello di sempre, con le bancarelle da piazza Castello a piazza Carlo Felice, e gli incontri con gli scrittori all'Oratorio San Filippo e altre sedi in zona.
Nessun tentativo, stavolta, di estendere le bancarelle fino ai portici di via Sacchi e via Nizza: dopo la figuradimmerda dell'anno scorso, gli strateghi di Palazzo Civico manco ci provano e scelgono altre strade (e altre vie) per coprirsi di gloria. 
Il Comune ostende in piazza San Carlo il suo nuovissimo Bibliobus che - cito testualmente dal comunicato - "porterà una proposta culturale integrata e di prossimità nelle aree cittadine meno servite dalle attuali sedi del Sistema bibliotecario urbano, attraverso un servizio gratuito e tecnologicamente avanzato (chissà se ti fanno pure la carta d'identità... NdG) di informazione e conoscenza, offrendo opportunità di avvicinamento alla lettura, di inclusione, con percorsi individuali e occasioni socializzanti". Spero che nel suo girovagare il Bibliobus faccia tappa in Municipio per portare una proposta culturale integrata e di prossimità sullo scrivere in italiano corrente.

Pippi e le mezze pippe

Infine plaudo all'iniziativa, intelligente e non banale, di dedicare la dodicesima, fortunosa edizione di Portici di Carta, a Pippi Calzelunghe. Fra tante mezze pippe, Pippi ci regala un barlume di buonsenso e di fiducia. Se poi Pippi o anche il Signor Nilsson o il cavallo Zietto fossero interessati, potremmo proporgli la presidenza del Salone. Si sa mai. Ma questa è un'altra storia, e ve la racconto nel prossimo post.

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