Passa ai contenuti principali

LIARDO, MI PRESENTO: IL MIO NOME E' FERRARIS, GABO FERRARIS. E NON DIRIGO FESTIVAL

Nello screenshot: Liardo denuncia "l'attacco" subìto
La discussione in Consiglio comunale della interpellanza del consigliere Liardo a proposito della nomina di Steve Della Casa alla direzione del Tff, di cui vi ho parlato ieri, è stata oggi animata da una sfuriata del Liardo medesimo, infastidito da un atteggiamento della vicepresidente Cioria che egli evidentemente non ha apprezzato. 
L'assessore Purchia aveva risposto all'interpellanza con argomenti all'incirca uguali a quanto già avevo sottolineato nel mio post. Ma al momento della replica, Liardo s'è riservato un minutino de fuego per riversare la sua ira funesta sulla Cioria. Trascrivo parte della registrazione dell'intervento liardico: "Ho ritrovato un clima in questa sala molto molto dittatoriale, voglio solo ricordarvi che siete stati votati dal 2,5 per cento... eh... su dieci torinesi vi ha votati due virgola cinque... Non si permetta mai più di contingentare il tono dei consiglieri, soprattutto quando sono stati educati... lei non si permetta più... la sto solo riprendendo per un fatto di democrazia".
Esaurita l'invettiva, Liardo si rivolge garbatamente alla Purchia e spiega di essere deluso perché si aspettava che ella avrebbe portato delle novità e invece è stato scelto "un personaggio" (questa l'espressione usata da Liardo) che dirigeva il Tff nel 2002, vent'anni fa.
Già, vent'anni fa: più o meno quando Liardo era già in politica come consigliere di circoscrizione.
A quel punto Liardo sembra aver terminato la sua replica. E invece si riscuote e, sempre rivolgendosi alla Purchia, aggiunge (stenografico): "Tra l'altro, per condire un po' la situazione, mi è arrivato un attacco da parte, non si firma ma è lui, proprio da parte dell'incaricato, che adesso non mi sovviene neanche il nome, è un po' l'agitazione, poi glielo farò leggere in separata sede, non mi sembra corretto, qui non si può più fare opposizione, fra un po' dovranno dirci sotto dettatura (o sarà "dittatura"? NdG) come dobbiamo rispondere, comunque le farò leggere l'attacco che mi sono preso stamattina".
Va bene. Tenterò di illuminare il consigliere Liardo. In primis, io mi chiamo Gabriele Ferraris detto Gabo, non sono "l'incaricato" di una bella fava di niente, non sono Steve Della Casa (sono più magro e più bello di lui), non ho mai diretto un festival e vado poco al cinema; in compenso non sono uno che "non si firma", i miei articoli sul Corriere li firmo tutti (e c'è pure la mia faccina), e anche il mio blog, che si intitola GabosuTorino, è regolarmente dotato di profilo dell'autore con nome, cognome, professione e fotografia.
In secondo luogo io non "attacco", non sono un dobermann o un centravanti della Nazionale: io riferisco fatti e cerco di capirli e spiegarli, e mi dispiace se a qualcuno ciò dispiace, ma questo è il mestiere di giornalista che pratico da oltre mezzo secolo con dignità e amore. In quello che Liardo definisce "un attacco" mi sono semplicemente premurato di riportare alcuni dati, tipo il curriculum di Steve Della Casa, a beneficio del consigliere Liardo che mi era sembrato un po' all'oscuro; e di esprimere pacate opinioni esattamente come le esprime Liardo e qualsiasi altro cittadino di una democrazia occidentale. E anch'io, come il consigliere Liardo, non permetto a nessuno di dirmi cosa e come scrivere, e da tempo immemorabile scrivo quel cazzo che mi pare, esercitando un mio diritto costituzionale, senza falsità e senza reticenze. Trovo inquietante che ciò venga definito, da un rappresentante del popolo, "un attacco".
Pertanto il consigliere Liardo non si permetta mai più (per usare l'educato ammonimento che egli ha rivolto alla vicepresidente del Consiglio comunale) di trattarmi da vigliacco che non si firma, di confondermi con qualcun altro, e di bollare come "un attacco" il mio pieno diritto di giudicare il suo operato di consigliere comunale compensato con le tasse mie e dei miei connazionali per rappresentarmi e tutelare il pubblico bene.
Firmato
Gabriele "Gabo" Ferraris (che sono io)

Commenti

Post popolari in questo blog

CIAO SERGIO

Sergio Ricciardone non c'è più. Se n'è andato così, ad appena 53 anni, dopo breve malattia. Venticinque anni fa, insieme con i colleghi deejay Giorgio Valletta e Roberto Spallacci, aveva fondato l'associazione X-Plosiva e inventato Club to Club. Il resto è storia. La storia di una piccola serata itinerante nei club torinesi che man mano cresce, evolve, cambia pelle, fino a diventare C2C, uno dei più importanti festival musicali d'Europa e del mondo . Sergio, che di C2C era il direttore artistico, era un mio amico. Ma era molto di più per questa città: un genio, un visionario, un innovatore, un pioniere. E un innamorato di Torino, che spesso non l'ha compreso abbastanza e ancor meno lo ha ricambiato. Un'altra bella persona che perdiamo in questo 2025 cominciato malissimo: Ricciardone dopo Gaetano Renda e Luca Beatrice. Uomini che a Torino hanno dato tanto, e tanto ancora potevano dare.   Scusatemi, ma adesso proprio non me la sento di scrivere altro.

ADDIO, LUCA

Luca Beatrice ci ha lasciati all'improvviso, tradito dal cuore all'età di 63 anni. Era stato ricoverato lunedì mattina alle Molinette in terapia intensiva. Non sto a dirvi quale sia il mio dolore. Con Luca ho condiviso un lungo tratto di strada, da quando ci presentarono - ricordo, erano gli anni Novanta, una sera alla Lutèce di piazza Carlina - e gli proposi di entrare nella squadra di TorinoSette. Non me la sento di aggiungere altro: Luca lo saluto con l'articolo che uscirà domani sul Corriere . È difficile scriverlo, dire addio a un amico è sempre triste, figuratevi cos'è farlo davanti a un pubblico di lettori. Ma glielo devo, e spero che ne venga fuori un pezzo di quelli che a lui piacevano, e mi telefonava per dirmelo. Ma domani la telefonata non arriverà comunque, e pensarlo mi strazia. Ciao, Luca. Funerale sabato 25 alle 11,30 in Duomo.

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...