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IL DESTINO DI UN CINEFESTIVAL

Riproduco qui il mio articolo uscito ieri sul Corriere e non reperibile sul sito del giornale:

Sono ufficiali le date del 24° CinemAmbiente, che si terrà dal 4 al 9 giugno e sarà dedicato al padre-fondatore Gaetano Capizzi, scomparso in ottobre. La direzione, come previsto, è affidata alla più stretta collaboratrice di Capizzi, Lia Furxhi (nella foto con Capizzi). Ma la prima edizione di CinemAmbiente senza Capizzi potrebbe anche essere l'ultima del festival così come lo abbiamo conosciuto e amato: è infatti opinione diffusa che al Museo del Cinema progettino impropri “accorpamenti” e/o radicali cambi di rotta. Secondo indiscrezioni credibili, l'idea – credo non sgradita ad alcuni ambienti della destra di governo – sarebbe un CinemAmbiente meno “ansiogeno”, meno schierato con l'ambientalismo duro e puro. Un festival non manicheo, insomma, che dia voce a tutti, pure a quelli che vabbè, c'è il riscaldamento globale, ma anche no, non esageriamo, ecchessaramai... E poi 'sto Mercalli, sempre lì a fare l'uccellaccio del malaugurio con i suoi ghiacciai che si squagliano e le sue temperature record e i suoi urgani mediterranei. Rilassiamoci, perdinci, adesso è Carnevale e alla Mole c'è persino il baraccone (in inglese “corner”, fa più chic) dove possiamo ballare il ballo di Mercoledì Addams. Massì, un bel ballo (magari sul Titanic, sempre cinema è) e passa la paura.

Confesso che mi vien poca voglia di ballare, se guardo le rose del mio giardino che non hanno smesso di fiorire per tutto l'inverno. In effetti le rose d'inverno un po' mi ansiano. Piacerebbe anche a me un CinemAmbiente che potesse permettersi di essere rassicurante e ottimista: ma viste le rose d'inverno, assodato che il pianeta se la passa sempre peggio e considerate le prospettive che incombono su tutti noi, un cinema ambientale rassicurante e ottimista sarebbe tipo un cinema porno con su le mutande. Una contraddizione in termini. Oh sì, si può fare. Ma la realtà è un'altra. 

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