Sono andato alla presentazione torinese del nuovo film di Giulio Base, «Il Vangelo di Giuda», al cinema Massaua, multisala della periferia ovest comodissima da casa mia. Non essendo un cinefilo militante, ero attratto soprattutto da curiosità mondana – vediamo chi c'è e chi non c'è – e non sono rimasto deluso: all'insegna dello «stiamo tutti invitati» la sala era stracolma di soliti noti, con il Museo del Cinema presente in massa a partire dal direttore Chatrian e dal presidente Ghigo (che ha addirittura rinviato la vacanza pasquale in Riviera per non perdersi l'evento); ben rappresentata anche Film Commission, ma non mancavano i duri e puri tipo Piemonte Movie e vari cenacoli cinefili, il manipolo dei giornalisti, l'intellighenzia cittadina (da dov'ero seduto vedevo Patrizia Sandretto, Alessandro Bollo del Museo del Risorgimento, Alessandro Isaia di Fondazione Cultura), il potere economico (onnipresente Giampiero Leo di Fondazione Crt) e politico-amministrativ...
Letto. Confermo tutto e ringrazio. A questo punto possiamo solo sperare che un qualunque nuovo direttore possa individuare un format che sia totalmente diverso dai precedenti, scevro da obblighi verso i finanziatori. Altrimenti, lo dico a tutti, l'anno prossimo ci ritroveremo qui per la terza volta di fila, malmostosi come sempre, dopo aver letto prima i roboanti annunci di migliaia di astanti convenuti all'adunata e poi aver assistito all'ennesimo flop.
RispondiEliminaA me pare abbastanza chiaro che non esiste un interesse del pubblico verso questo festival. Puoi provare a fare come Trump e cercare di imporre i tuoi prodotti con la forza, oppure fartene una ragione e "accontentarti" di Camera e Gallerie d'Italia, che comunque sono già tanta roba, e girare le risorse verso qualcosa di più utile.
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