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GLI SPONSOR SECONDO CHATRIAN

Uscito ieri sul Corriere e non disponibile on line

«E tu che faresti per trovare gli sponsor di CinemAmbiente?», mi domanda il direttore del Museo del Cinema Carlo Chatrian (foto) mentre aspettiamo che s'inizi la presentazione alla stampa del CinemAmbiente medesimo. Chatrian evidentemente ha letto l'articolo dell'altro ieri sul Corriere (e a questo link sul blog), laddove rilevavo (con una certa preoccupazione, lo ammetto) che le entrate da sponsorizzazioni di quel festival sono vistosamente diminuite dopo la scomparsa del fondatore Gaetano Capizzi nel 2023. Capizzi riusciva a portare a casa, in genere, ben oltre centomila euro. Dopo di lui, quegli introiti sono precipitati a 87 mila euro nel 2024, e a 78.500 nel 2025. Per quest'anno ne sono previsti a bilancio 62 mila, con tre soli sponsor: Asja, sempre fedele, e le due partecipate comunali Iren e Smat. Più Fiat che mette a disposizione alcune vetture elettriche e il partner tecnico Rippotai.

Chatrian con la sua domanda mi attribuisce talenti che non possiedo: trovare sponsor non è il mio mestiere. Semmai, replico, quello sarebbe il mestiere dell'apposito ufficio di cui s'è dotato il Museo del Cinema; senza però risultati apprezzabili, a quanto mi è dato di capire dai bilanci.

Chatrian cortesemente precisa che in realtà il sullodato ufficio ha anche altri compiti, oltre alla ricerca degli sponsor. «E comunque – aggiunge – è più difficile di una volta, adesso le aziende non s'accontentano di vedere il loro nome sui manifesti, vogliono essere coinvolte...». E voi coinvolgetele, sto per ribattere; ma Chatrian prosegue spiegandomi che oggi sono le grandi star ad attrarre le grandi sponsorizzazioni, ed è raro che tra gli ospiti di CinemAmbiente ci sia quel tipo di celebrità. Ci sono eccellenti documentaristi, riconosce Chatrian, che purtroppo non hanno lo stesso richiamo. Beh, penso fra me e me, prova a invitare un convinto paladino dell'ambientalismo come Leo Di Caprio, e vedrai gli sponsor come corrono... Ma non mi permetterei mai di insegnare al direttore del Museo del Cinema chi sono le star del cinema, per cui mi limito a fargli notare che è più facile sciorinare divi & dive se sei il Tff e hai un budget di 4-500 mila euro per ospitarli; con i 20 mila euro che CinemAmbiente può destinare per l'ospitalità, mica puoi pretendere. «Certo – aggiungo – se il Museo distribuisse le risorse diversamente, anche di poco...». Il nostro breve dialogo s'interrompe qui, la presentazione sta per cominciare. E così non posso esporre a Chatrian una plausibile risposta alla sua domanda, che (esprit de l'escalier...) mi viene in mente solo in quel momento. Quindi la scrivo qui.

Attualmente il Museo ospita alla Mole una mostra di immagini da film in cui compaiono le stazioni di servizio dell'Agip. Mostra presumo e spero pagata dall'Eni e che, senza offesa, interessa soprattutto all'Eni; per di più incongrua perché celebra il mito dell'auto mentre a pochi metri si tiene un festival ambientalista. Perso per perso, mi dico, il Museo poteva approfittarne per chiedere all'Eni (azienda in piena fase greenwashing) di sganciare un tot di euro – che saranno mai, per un simile gigante economico... - a beneficio di CinemAmbiente. Buona idea? Ahimè no: già mi figuro la sollevazione degli ambientalisti contro il festival che accetta lo sterco del diavolo, ovvero i soldi dell'Eni «che investe prevalentemente sui combustibili fossili». Forse Chatrian non ha torto: non è facile trovare per CinemAmbiente sponsor che siano insieme generosi e al di sopra di ogni critica. Ma chi di mestiere fa il cacciatore di sponsor deve comunque riuscirci; altrimenti significa che quello non è il suo mestiere.


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