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CHI BANFA E CHI PAGA

Uscito ieri sul Corriere e non disponibile on line:

«Grazie all’impegno congiunto tra Regione Piemonte e Fondazione Crt, tutti i proget
ti idonei nelle graduatorie dei bandi triennali della cultura saranno finanziati sia nel 2026 che nel 2027», annunciava trionfalmente l'altro giorno l'ufficio stampa dell'assessora Chiarelli. Sai che notizia, penserete voi: 'sti fenomeni ci dicono che daranno i soldi promessi a tutti quelli che hanno dimostrato di averne diritto. E allora? Che c'è di straordinario?

Di straordinario, in effetti, in un mondo normale non ci sarebbe un bel niente. Qui da noi, però, succede che un centinaio di realtà culturali partecipano al bando regionale con progetti che risultano idonei al finanziamento e dunque li realizzano anticipando di tasca propria le spese, convinti che poi arriverà il contributo della Regione: che invece non arriva, la Regione ha calcolato male, non ci sono soldi per tutti, arrangiatevi.  Trattandosi di bando triennale, la prospettiva per i tapini è di non incassare la tranche del 2025 e di non vedere un centesimo neppure nel 2026 e nel 2027. Per molti operatori, una condanna a morte. E lorsignori che fanno? Beh, ce lo ricordano loro stessi, nel comunicato: «A fronte di questa situazione, la Regione si era impegnata a individuare risorse ulteriori, per garantire la piena copertura di tutti i soggetti ammissibili sul biennio 2026/2027».

Perdinci, che impegno: si sfiancano ad aspettare la manna dal cielo finché, manco a dirlo, interviene la Fondazione Crt che pietosamente offre alla Regione i soldi mancanti per coprire gli impegni di quest'anno e del prossimo. Niente di nuovo sotto il sole: la politica pianta i casini, le fondazioni bancarie ci mettono una pezza. E notate che quelli che hanno piantato il casino, anziché ringraziare e tenere le orecchie basse, se la tirano alla grande: «Grazie all’impegno congiunto tra la Regione Piemonte e Fondazione Crt....». Ma di quale impegno congiunto vaneggiano costoro? Avete sbagliato i calcoli, avete promesso ciò che non potevate mantenere (anche qui, sai che novità...), avete messo in crisi chi si era fidato di voi, e adesso che quelli seri sbrogliano l'impiccio che avete creato, avete pure il becco di atteggiarvi a benefattori dell'umanità. Fantastico.

Vogliamo guardare in faccia la realtà? Sono anni ormai che a Torino, nell'ambito del sostegno alla cultura, la Fondazione Crt e la Compagnia di San Paolo svolgono un ruolo non di sussidiarietà, bensì di supplenza alla crescente inadeguatezza (finanziaria ma anche progettuale) delle amministrazioni locali: sono le fondazioni bancarie i veri assessori alla cultura. Prendete uno come Giampiero Leo, che fu assessore della giunta Ghigo e da allora non ha smesso di battersi a favore della cultura. Sarà pure buffo con i suoi «carissimo» e i modi cerimoniosi e le smancerie, ma intanto, da quando è consigliere d'indirizzo della Fondazione Crt – e coordinatore della relativa commissione cultura, consigliere del Teatro Regio, adesso anche vicepresidente delle Ogr – Leo fa il mestiere di un assessore alla cultura: propone, preme, stressa, «si impegna a individuare risorse ulteriori». Sul serio, mica soltanto nei comunicati stampa.

Facile, direte voi: le fondazioni hanno i soldi, le amministrazioni locali no. Vero. Com'è vero, però, che i soldi bisogna saperli spendere. Con una visione che vada oltre la prossima scadenza elettorale. Ho l'impressione che le fondazioni una visione ce l'abbiano. E la politica?


Commenti

  1. Non solo la politica non ha visione, ma non ha nemmeno alcuna capacità di operare. Lo vediamo tutti i giorni con i buchi che si scoprono nella sanità, nei trasporti, nei servizi vari. Sono anni che dico che non serve fare le elezioni a Torino, nè in Regione. Abbiamo due grandi fondazioni bancarie? Benissimo: una volta scelgano il sindaco e l'altra sceglierà il presidente del consiglio regionale. Vogliamo vedere che andrà meglio?

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