Uscito ieri sul Corriere e non disponibile on line:
Così a prima vista, sa tanto di gran baracconata, la storia dei due fossili di Tyrannosaurus Rex che da novembre saranno esposti al Museo del Cinema. Ci vuol niente, quando di mezzo ci sono i dinosauri: l'effetto Jurassic Park – o più banalmente luna park - è dietro l'angolo e basta un pizzico di malizia per immaginare una coerente strategia di marketing – venghino siori venghino a vedere le bestie feroci... – che poco azzecca con la storia del cinema e molto con il botteghino. Ma dal Museo del Cinema respingono i sospetti maliziosi, e garantiscono che attorno ai due reperti giurassici (dico giurassici in onore di Spielberg, i T. Rex appartengono in realtà al Cretaceo superiore...) sarà allestita una ricca e accurata mostra sui dinosauri nel cinema – di cui sentivamo tutti un'insostenibile urgenza – mentre la validità scientifica dell'esposizione scheletrica sarà certificata dalla collaborazione e curatela del Museo di Scienze Naturali. Talché vien fatto di chiedersi perché non se li esponga il Museo di Scienze Naturali, i due T-Rex: a ciascuno il suo, no? Sarebbe meglio non confondere ruoli e missioni: passare da Orson Welles e Gillo Pontecorvo alla paleontologia è un bel doppio salto, si spera non mortale.
Comunque, mi pare che il direttore della Mole Carlo Chatrian creda nel progetto, benché, almeno in teoria, a me non sembri esattamente nelle sue corde di cinefilo raffinato: in effetti ci vedo più il marchio presidenziale del confermatissimo Enzo Ghigo, al quale ogni impennata degli ingressi suscita un benefico picco di endorfine. E si sa, due dinosauri tirano più di cento Pontecorvo.
Ci sarebbe tuttavia una seconda obiezione: i due scheletri che arriveranno al Museo del Cinema sono proprietà di un imprenditore americano, uno dei tanti che in virtù delle leggi vigenti nella terra dei liberi e dei forti hanno il diritto di scavare in cerca di fossili e tenersi quel che trovano per farne ciò che meglio credono – tipo vendere all'asta, a un collezionista anonimo, uno scheletro di T. Rex per 50 milioni di dollari. La comunità scientifica internazionale è molto critica sul mercato privato dei fossili di dinosauri: per dire, solo una piccola parte degli scheletri completi di T. Rex finora scoperti stanno nei musei, a disposizione del pubblico e degli studiosi, e gli altri sono chissà dove, proprietà di chissà chi, inutili alla scienza quanto e più che se fossero rimasti sotto terra.
Ora, sarò giurassico pure io, ma a me non pare opportuno che due importanti istituzioni museali pubbliche – Museo del Cinema e Museo di Scienze – s'immischino in faccende che, benché lecite, incontrano la disapprovazione degli scienziati. Ciascuno dovrebbe giocare con la propria squadra. D'altronde – replicano dal Museo del Cinema – proprio perché esposti alla Mole i due reperti tirannosaurici saranno per almeno un anno visibili a tutti, pubblico ed eventuali studiosi: meglio che niente, e chi s'accontenta gode.
Vabbè. Resterebbero da approfondire modalità e costi dell'operazione: ma ci sarà tempo e modo. Anche se la logica suggerisce che i due T. Rex arrivino alla Mole a titolo gratuito. Consideriamolo un cambio merce: l'americano ci mette gli scheletri, il Museo del Cinema la vetrina. E la vetrina ha il suo bel perché, se prima o poi seguirà un'asta milionaria.
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