Passa ai contenuti principali

TUTTI ASSESSORI: SE C'E' IL BANDO SCENDO IN CAMPO

Ho deciso. Scendo in campo. Massì.
Se Appendino fa il bando pubblico per trovare gli assessori, a me pare una minchiata: un sindaco deve saper scegliere i suoi uomini, e risponde politicamente di quelle scelte. Altrimenti, se poi un assessore si macchia di qualche malestro, il sindaco che fa? Dice cari cittadini, questo signore ha vinto il bando, cazzo volete da me?
Così son buoni tutti, a fare il sindaco. Una classe dirigente non è un ufficio del catasto, non si costruisce per concorso. E' un po' più complicato. 
Però, se Appendino al bando proprio ci tiene, posso farci un pensierino. A Venaria per diventare assessore alla Cultura basta aver organizzato le cene in bianco, quindi magari a Torino una chance piccina picciò ce l'ho persino io..
In fondo, che mi manca?
Sono incensurato.
Sono del territorio.
So leggere e scrivere.
Ho una laurea.
Parlo due lingue straniere.
Ho pure qualche esperienzuccia nel settore.
Non ho mai aderito a nessuna formazione politica.
Rinuncio al compenso.
In più, Appendino dice che "il principio non dev'essere la fedeltà a prescindere o l'appartenenza politica", e su questo ci può contare, posso darle ampie garanzie. 
Quindi, potrei partecipare al bando per la prestigiosa poltrona.
Così otterrei tre eccellenti risultati:
1) Per far vincere il bando a un soggetto meno rischioso, dovranno almeno alzare un pochettino il livello. 
2) Quando annunceranno chi ha vinto il bando potrò gridare al gombloddo.
3) Infine, quando li perculerò per le loro minchiate non potranno rispondermi che è facile criticare senza mai mettersi alla prova.
E insomma, mi sarò garantito altri cinque anni di onesto divertimento.
No, parliamo seriamente. Non credo che parteciperò per davvero al bando. O forse sì. Chi lo sa? Sono così adorabilmente imprevedibile...
Però credo - ma non giuro - che alla fin fine mi asterrò. Io detesto i bandi, non sostengo nessuno, e chiunque alla fine vincerà sarà il mio bersaglio naturale per i prossimi cinque anni: il potere è come i bambini piccoli, non puoi lasciarlo incustodito un momento che subito ti combina un danno.
Ciò detto, apprezzo l'intenzione appendinesca di presentare la sua squadra prima delle elezioni: anzi, da sempre desidero che tutti i candidati sindaco dichiarino in anticipo quali sarebbero i loro assessori in caso di vittoria. E' un atto dovuto, a parer mio: se ti voto, gradirei conoscere il menù. Vale per i sindaci come per chiunque altro il principio "dimmi con chi vai e ti dirò chi sei". Se il candidato sindaco è un tipo a posto, ma mi annuncia che intende circondarsi di notorii lestofanti o conclamati imbecilli, 'sto par di ciuffole che lo voto.
Però, please, lasciamo perdere i bandi. Chi pretende di governare una grande città come Torino sa che dovrà affrontare scelte difficili, impegnative, forse dolorose e drammatiche: e tu, come tuo primo biglietto da visita, mi vieni a dire che non te la senti nemmeno di prenderti il rischio di scegliere - mettendoci la faccia - qualche assessore decente? Ma dai...
P.S. Chiaretta, se tutta 'sta machiavellica del bando è solo una scusa per avermi come assessore, non essere timida: chiamami (il numero lo hai) e prenderò benevolmente in considerazione la tua proposta. Non si sa mai :D

Commenti

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

IL VANGELO DI GIULIO

Sono andato alla presentazione torinese del nuovo film di Giulio Base, «Il Vangelo di Giuda», al cinema Massaua, multisala della periferia ovest comodissima da casa mia. Non essendo un cinefilo militante, ero attratto soprattutto da curiosità mondana – vediamo chi c'è e chi non c'è – e non sono rimasto deluso: all'insegna dello «stiamo tutti invitati» la sala era stracolma di soliti noti, con il Museo del Cinema presente in massa a partire dal direttore Chatrian e dal presidente Ghigo (che ha addirittura rinviato la vacanza pasquale in Riviera per non perdersi l'evento); ben rappresentata anche Film Commission, ma non mancavano i duri e puri tipo Piemonte Movie e vari cenacoli cinefili, il manipolo dei giornalisti, l'intellighenzia cittadina (da dov'ero seduto vedevo Patrizia Sandretto, Alessandro Bollo del Museo del Risorgimento, Alessandro Isaia di Fondazione Cultura), il potere economico (onnipresente Giampiero Leo di Fondazione Crt) e politico-amministrativ...

IL FRUTTO TOSSICO DELLA SCIATTERIA POLITICANTE

Il saluto finale di Paolo Lucà, ieri pomeriggio per l'ultima volta sul palco del Folk Club, ha confermato quanto scrivevo sul Corriere. Come tante altre volte, quest'ennesimo vulnus al nostro sistema culturale è il frutto tossico di un sistema dei bandi ottuso e deleterio, e più in generale della noncuranza, della sciatteria politicante, della stolida supponenza di chi pretende di amministrarci senza possedere gli strumenti adeguati - o quantomeno un minimo di banale buon senso. Dunque non ho altro da aggiungere. Riporto qui l'articolo uscito ieri sul Corriere, non disponibile on line. Eccallà: loro combinano i casini, e ci rimettiamo noi. Non è necessario possedere l'intuito di Poirot per immaginare quale sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e ha indotto Paolo Lucà a dire basta. Ho motivo di supporre che il Folk Club, come decine di altre realtà culturali, sia vittima dell'incommensurabile sòla della Regione: parlo delle associazioni che hanno partec...