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OCCUPANTI E INTERLOCUTORI: NASCE IL "MODELLO CAVALLERIZZA"


Il consigliere pentastellato Damiano Carretto, primo firmatario della mozione
Mi ero ripromesso di non interessarmi più della Cavallerizza. Per vari motivi: e in primo luogo perché ho passato da mo' i sessanta e di sicuro non vivrò abbastanza per vederla riportata all'onor del mondo. Per recuperarla servono, malcontati, un centinaio di milioni: e quando mai? 

Una "mozione d'indirizzo"

Però ieri mi è capitato - per una serie di sfortunate circostanze - di seguire un alato dibattito sulla questione, e tanto vale scriverci su due righe, giusto per non buttar via la giornata.
Dell'alato dibattito ho capito che - escluso dalla nuova amministrazione civica l'intervento di speculatori privati - per immaginare un futuro del "bene comune" che lentamente muore nel centro di Torino ci restano esercizi - al momento platonici - come la "mozione d'indirizzo" sottoscritta da sette consiglieri M5S e discussa ieri a Commissioni riunite (la potete leggere qui e per sicurezza pubblico pure il pdf).
La sullodata mozione "riconosce il valore del lavoro di proposta artistico e culturale sul complesso da parte dei cittadini torinesi che dal 2014 se ne sono presi cura (tramite occupazione, ancorché pacifica, NdG), dandosi rappresentanza nell’Assemblea Cavallerizza 14:45" e "invita la Giunta a sostenere il percorso di autonormazione civica, chiedendo all’Assemblea di produrre, entro tre mesi, una proposta complessiva di modello per l’uso civico dell’intero compendio, che possa essere applicato sin da subito alle parti del bene già decartolarizzate".
Se fosse una cosa seria, uno potrebbe esprimere alcune riserve d'ordine pratico e giuridico sulla "mozione d'indirizzo", che prossimamente andrà al voto in Consiglio comunale. Difatti ieri in Commissione i consiglieri di minoranza ci si sono dannati con fiumi di parole, critiche e alti lai. Povere stelle. Non avevano capito che stiamo a scherza'. 
Cioè, no. Proprio scherzare no. Una conseguenza pratica la mozione ce l'avrà. All'insaputa, immagino, persino dei suoi promotori. 
Cerco di spiegare. L'atto in sé dice e non dice. Penso - potrei sbagliare, ma questa è la mia impressione - che porterà all'ennesimo "documento" senza risultati concreti: non è che assegni agli occupanti di Assemblea 14:45 la gestione della Cavallerizza (la procedura sarebbe illegale). Al limite è una promessa d'attenzione in vista di un eventuale - per quanto improbabile in tempi brevi - bando per l'affidamento del "bene comune". In compenso ha un doppio un valore politico. 

Una mozione, doppio valore

C'è un valore politico evidente, quello che capirebbe pure un bambino, e che viene rivendicato orgogliosamente dai cinquestelle: la mozione - cito testualmente la consigliera Ferrero - è "un documento politico del M5S che cambia la visione della città, una città che  si impegna in nuove forme di socialità condivisa". 
Così i cinquestello danno una soddisfazione - per adesso solo morale - ai loro elettori. In primis a quelli che stanno nell'Assemblea 14:45. E questo è logico, in politica: qualsiasi partito fa così.
Rafforzano la mia convinzione le parole del vicesindaco Montanari: “Per l'ex Cavallerizza Reale la precedente Amministrazione si era limitata a varare un progetto, essenzialmente, di valorizzazione immobiliare. La Giunta Appendino ha inteso ribaltare quella concezione, aprendo un processo di partecipazione e costruendo un dialogo con la cittadinanza per un utilizzo civico del compendio settecentesco. Si è così avviato un processo per fare della Cavallerizza un hub culturale dedicato alle arti performative, alla ricerca e alla sperimentazione, rivolto prevalentemente ai giovani. L’obiettivo è quello non solo di restaurare il bene secondo le indicazioni della Soprintendenza ma anche instaurare un processo di fruizione e gestione pubblica innovativo”. 
Mi vengono in mente i Jalisse.
Preciso che Montanari ha la lucidità di ammettere che per "restaurare il bene" mancano i soldi, in cassa c'è soltanto il minimo indispensabile per gli interventi urgenti giusto perché la baracca non caschi sulla testa agli occupanti. Ma lui si dice fiducioso. Vorrei condividere la sua fiducia.
Comunque, soldi o non soldi, l'importante è  la "gestione pubblica innovativa" e soprattutto il "dialogo con la cittadinanza". Soprattutto.
Ok, a voler essere pignoli gli occupanti di Assemblea 14:45 non sono "la cittadinanza" intera: però - viene più volte precisato in Commissione - "l'Assemblea è aperta a tutti". E poi le promesse elettorali vanno mantenute, tanto più se per mantenerle basta una "mozione d'indirizzo" che fa figo e non impegna: come dice Damiano Carretto, uno dei firmatari, "riconosce il valore culturale di quanto è stato fatto in questi anni dai cittadini all’interno della Cavallerizza Reale”. Ecchessaramai? Un riconoscimento non si nega a nessuno.
E qui salta fuori il secondo valore politico della mozione. Quello sottinteso, e forse non compreso. In pratica, con questa mozione il Comune di Torino riconosce ufficialmente come interlocutori gli occupanti della Cavallerizza (quelli che si identificano nell'Assemblea 14:45); li riconosce in virtù del "valore culturale" della loro occupazione, e li invita a proporre "un modello per l’uso civico dell’intero compendio, che possa essere applicato sin da subito".

Occupazioni: riconoscimento per tutti

Ciò è molto bello, e apre la strada a inattesi e interessanti sviluppi. 
Infatti, per equità e in base a un elementare principio di eguaglianza, tutte le altre occupazioni cittadine - che hanno comunque un valore culturale in quanto espressioni di una cultura alternativa - potranno pretendere analogo riconoscimento dal Comune: a cominciare da Askatasuna e fino all'ex Moi. 
Altrimenti saremmo all'ingiustizia più intollerabile: quelli della Cavallerizza sì e quelli di Askatasuna no? E quelli dell'ex Moi? Facciamo discriminazioni? Oh che abbiamo figli e figliastri? Gli occupanti della Cavallerizza vanno bene perché sono giovani artisti e vecchi architetti, e quelli dell'ex Moi no perché... già, perché? Anche a quegli occupanti l'amministrazione civica dovrà quindi chiedere di "produrre, entro tre mesi, una proposta complessiva di modello per l’uso civico" degli edifici occupati. Altro che sgomberare.
P.S. Come contributo al dibattito linko qui un interessante articolo che ho trovato sul sito eddyburg.it, scritto da due torinesi.

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