Mi capita di rado di tornare a rivedere uno spettacolo. Stasera, per "Chelsea Hotel", faccio un'eccezione. E non perché gli autori-protagonisti sono due amici, Massimo Cotto e Mauro Ermanno Giovanardi. Ma perché è davvero uno spettacolo che vale la pena. Soprattutto per noi stagionati rockettari. Perché la storia dell'albergo di New York da dove sono passati un po' tutti - da Leonard Cohen e Janis Joplin, che ci fecero l'amore, ad Arthur Clarke, che ci scrisse "Odissea nello Spazio" - è la storia della vita che abbiamo attraversato. Una vita, a conti fatti, piuttosto interessante. "Chelsea Hotel" va in scena stasera alle 21 al teatro Matteotti di Moncalieri (via Matteotti 1).
Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio". Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...
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