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MA FRANCESCHINI NON LO SA

Dario Franceschini
Già in tempi non sospetti prevedevo che Dario Franceschini si sarebbe piazzato benissimo nella classifica, pur affollata, dei peggiori ministri della Cultura. Il prode barbudo non mi ha deluso. Nel tentativo di trovare una soluzione per salvare Cinecittà, se ne è uscito con questa risibile dichiarazione: “In Italia abbiamo un bellissimo museo del cinema a Torino ma è un museo che parla del cinema di tutto il mondo, dai fratelli Lumière a oggi. Credo ci sia invece bisogno di un luogo attrattivo anche per i giovani, in cui si racconta la meravigliosa storia del cinema italiano. E un museo nazionale del cinema italiano non può che essere a Cinecittà, luogo dove il nostro cinema è nato. È un progetto su cui stiamo lavorando, costruendo il più possibile livelli di integrazione tra le diverse istituzioni”.
Franceschini è stato subito rimbeccato da Ugo Nespolo, presidente dell'unico Museo Nazionale del Cinema, quello di Torino: «Il ministro dovrebbe pensare a chiudere i musei che non funzionano, invece di aprirne di nuovi - ha detto Nespolo. - E con i soldi che risparmia aiutare quelli che vanno bene». Tipo, per l'appunto, quello di Torino, che macina visitatori (anche giovani, Dariuccio, anche giovani!) e incassi. Posso immaginare quello che macinerebbe l'ennesimo baraccone romano.
Ma l'aspetto più inquietante, nella dichiarazione di Franceschini, è la crassa ignoranza del ministro-non-si-sa-perché-della-Cultura. Solo lui e quelli come lui, infatti, possono ignorare che il cinema italiano è nato a Torino agli inizi del Novecento, e non nella Cinecittà voluta da Mussolini nel 1937 per tenere meglio sotto controllo la produzione cinematografica.

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