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PERCHE' NON CI SALVEREMO: UN DIBATTITO ILLUMINANTE

I grandi interrogativi della cultura torinese: come funziona un pc?
Ci sono andato armato della massima buona volontà. Intendo al seminario che il Politecnico aveva organizzato oggi pomeriggio al Castello del Valentino per discutere sul destino della Cavallerizza Reale.
Ci sono andato perché il destino della Cavallerizza mi interessa e non vorrei vederla bruciare completamente, e anche perché ho fiducia nel Politecnico, che è una eccellenza, ma un'eccellenza vera, della città. E pazienza se l'invito suonava molto professorale (Gabo fornisce sempre i materiali, quindi in fondo al post troverete il testo dell'invito. Non lo metto subito perché non voglio che mi usciate da questo post con la rapidità dello spirito immondo dal corpo di Linda Blair quando l'esorcista comincia ad arrabbiarsi sul serio).

Dotte lezioni e generosi progetti

Ad ogni modo, sono andato. Il seminario si teneva nella Sala d'onore del Valentino (a proposito, andate a darci un'occhiata: è coperta di splendidi affreschi, e i professori non la smettevano di raccomandare ai ragazzi di non appoggiarsi alle pareti per non rovinarli). Arrivo che la sala è piena: studenti, professori, e immagino molti cittadini interessati alla questione, compresi gli occupanti del comitato Cavallerizza 14.45. I professori hanno fatto i professori. Mi sono beccato due lezioni - molto dotte, peraltro - sulla struttura architettonica della Cavallerizza e sulla sua storia. Lì è stata dura: confesso che ho più volte rischiato l'abbiocco. Poi dei giovani ricercatori hanno presentato uno studio comparato su come sono stati utilizzati due grandi spazi dismessi, per certi versi simili alla Cavallerizza, a Madrid e a Berlino. Interessante. Peccato che saltasse all'occhio che a Madrid e a Berlino dietro a quelle vicende ci sono degli amministratori pubblici lungimiranti, e un po' di soldi. Due risorse che a Torino mancano.

Il ruolo dei privati

Quando è arrivato l'assessore al Bilancio Passoni io avevo un impegno urgente, così l'ho salutato e sono andato. Tanto, sappiamo tutti come stanno le cose. Le casse pubbliche sono allo stremo, e per dare un futuro della Cavallerizza è necessario il coinvolgimento dei privati. Questo è il ritornello. Il problema è che in questa città anche i privati non hanno più tanti soldi. E quei pochi che li hanno vogliono farli rendere al massimo. Peccato che il massimo rendimento per i privati talora non coincida con il massimo beneficio per la collettività. E' un po' come il discorso degli sponsor. Le iniziative culturali devono puntare sugli sponsor, dicono in Comune e in Regione. Peccato che ormai a Torino sia più facile trovare un brontosauro che pascola alle Basse di Stura che uno sponsor disposto a cacciare quattro euro.
Comunque i progetti di cui ho sentito parlare oggi  al seminario immaginano una Cavallerizza polo universitario e/o culturale. Siamo pieni di poli universitari e/o culturali. Peccato che non abbiamo la minima idea di come pagarceli. E vedrete cosa capiterà nei prossimi mesi.
Ma va bene così, finché se ne discute significa che la cultura è viva. O almeno non troppo morta.

Perché Torino non si salverà

Non mi aspettavo certo che da un seminario di professori venisse fuori una soluzione pratica. Una cosa importante, però, l'ho capita. Ho capito che questa città non si salverà. Non perché ha finito i soldi e le idee. Non si salverà perché è rimasta nel profondo una città del Novecento, con la mentalità e la cultura del Novecento. L'unica lezione illuminante, nel seminario di oggi, l'ho avuta da un banale contrattempo. Prende la parola un professorone del Politecnico, e la sua relazione dev'essere accompagnata da un banale slideshow. Il professorone (del Politecnico!) sta davanti al pc. Lo slideshow non comincia. Il professorone si guarda attorno smarrito. Confabula con il moderatore. Trafficano un po'. Finalmente interviene una signora e - miracoli della tecnica - clicca sull'icona. Partono le immagini.
Questo piccolo episodio è un indizio. Esattamente come la totale indifferenza delle istituzioni cittadine nei confronti di View Conference, tema su cui vi ho intrattenuti l'altro giorno.
Quando parliamo di cultura, ne parliamo in termini e con paraocchi novecenteschi. I nostri decisori, è vero, si riempiono la bocca di smart city e nuove tecnologie, ma poi per leggere le mail se le fanno stampare dalla segretaria.
Devo ancora spiegarvi perché non ci salveremo?

Il testo dell'invito



E dopo queste considerazioni di moderato ottimismo, eccovi finalmente il testo dell'invito al seminario: "Il destino del compendio detto della Cavallerizza Reale messo in vendita dal Comune di Torino, come altri beni pubblici della città, ha di recente suscitato un dibattito civico e la mobilitazione di un insieme composito di cittadini, con la raccolta di più di 10.000 firme contrarie a tale decisione.
Il rischio di dismissione, via sovente percorsa da tante Amministrazioni per ridurre il proprio debito, ha stimolato una riflessione su quali usi pubblici potrebbero essere vantaggiosi rispetto ad un'ipotesi di uso privatistico conseguente alla vendita. Gli assunti di partenza sono due: il principio, costituzionalmente fondato, della inalienabilità e tutela di un bene collettivo storico-artistico di simile unicità e carattere, e la gestione virtuosa del compendio attraverso la partecipazione di un insieme coerente e coeso di forze istituzionali e parti qualificate di società civile.  
Questo Seminario aperto a studenti, docenti e cittadinanza si propone di esaminare alcuni aspetti relativi alla storia fondativa del compendio Cavallerizza Reale, parte della zona di comando del sistema delle regge Sabaude e iscritto sulla lista del patrimonio mondiale dell'Unesco, ed ai suoi usi più recenti, fino ad arrivare alle ipotesi di una sua rifunzionalizzazione complessiva a scopi culturali. 
Il Politecnico di Torino, le cui attività di ricerca e di docenza nei Corsi di Laurea di Architettura all'interno dei Dipartimenti ora denominati DAD e Interateneo DIST  hanno da decenni visto impegnati molti studiosi di varie discipline sugli aspetti storici, urbanistici, architettonici, sociali del compendio, è il luogo ideale per aprire questo dibattito ed elaborare delle ipotesi progettuali partecipate e condivise con l'insieme dei portatori di interesse. 
Auspichiamo che questo primo evento apra il processo virtuoso, creativo e democratico necessario a trasformare questa criticità in una straordinaria opportunità economica e sociale per la città di Torino attraverso la realizzazione di un hub culturale innovativo e di rilevanza internazionale".

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