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LA PROTERVIA DEGLI INSIPIENTI. PARTE DUE: COME CI SIAMO FUMATI VERRI

Paolo Verri nella sua foto su Fb. Quest'uomo ha portato Matera in Europa. Ma Torino si vanta di farne a meno
La mancanza di memoria è la migliore alleata della stupidità al potere.
Dopo la vittoria di Matera nella sfida per il titolo di Capitale europea della cultura - vittoria firmata dal torinese in esilio Paolo Verri - mi è capitato di sentirmi chiedere da molti com'è possibile che Torino si sia lasciata sfuggire una figura professionale così capace, preferendo le discutibili personalità che la stanno allegramente affondando.
A beneficio dei giovani che non sanno, e degli anziani che preferiscono non ricordare, riassumo come andò che Paolo Verri venisse cacciato dalla città.

La carriera di un manager culturale

Premetto che Verri, attualmente direttore del palinsesto degli eventi del Padiglione Italia per Expo 2015, oltre che - ovviamente - direttore del progetto Matera 2019, all'epoca dei fatti aveva già all'attivo una carriera significativa. Era stato direttore del Salone del Libro e del Salone della Musica ai tempi di Accornero. Poi era andato a dirigere Torino Internazionale in vista delle Olimpiadi del 2006.

La rabbia dell'Uomo dalle Mutande Verdi

Nel luglio del 2010 Paolo Verri era direttore del Comitato Italia 150, che preparava le manifestazioni del 2011. Ma commise un gravissimo errore: si prese l'inaudita libertà, in un'intervista, di dissentire garbatamente con l'allora presidente della Regione (L'Uomo dalle Mutande Verdi) che aveva deciso di non ospitare a Torino la finale di Eurolega di basket. Una minchiata, insomma. Ma il reato di lesa maestà non conosce i confini del ridicolo. L'Uomo dalle Mutande Verdi pretese seduta stante le dimissioni di Verri.
Gli sgherri del centrodestra applaudirono l'ukase. Niente di strano, con personaggi di tal fatta; e tanto più se si considera il vissuto dell'Uomo dalle Mutande Verdi, e la sua ideologica contrarietà alle celebrazioni unitarie. A uno così, poteva anche sembrare un'ideona silurare Italia 150 nella persona del direttore. Più sorprendente e quindi più disdicevole mi parve il comportamente del Comune. All'epoca il sindaco era il Chiampa. La giunta di centrosinistra non mosse un dito in difesa di Verri. Anzi. Ebbi la netta sensazione che quei libertari della domenica considerassero un dono del cielo l'opportunità di levarsi dai coglioni un personaggio colpevolmente restìo al bacio delle pantofole. Quindi diedero il via libera all'operazione: Verri venne esautorato (classico sistema per metterlo alla porta senza neppure avere il coraggio civile di dirlo apertamente) e del suo ruolo si fece uno spezzatino in cui, guarda caso, ebbe anche una poltrona Anna Martina, assai cara ai cacicchi dell'epoca. I giornali registrarono l'operazione senza fare un plissé - come al solito - e Verri cominciò saggiamente a guardarsi attorno. Finché non gli arrivò la proposta di Matera.

La Fattoria degli Animali

Io, quando accadde il patatrac, mi permisi di avanzare alcune riserve di forma e di merito sul siluramento di un valido organizzatore culturale ad opera di un miracolato della politica. Non troppo stranamente, le reazioni più infastidite arrivarono da sinistra. Ci fu chi si prese la briga di spiegarmi, con saccenza, che Verri non era poi quel gran chissà che; e che Loro se ne erano accorti da tempo. Mi sembrava di stare nella Fattoria degli Animali. Impressione che divenne concretissima quando un parlamentare Pd - al quale personalmente non affiderei la custodia del mio portafogli - mi lasciò intendere che sotto sotto forse ma forse quel Verri lì era pure un disonesto. Detto da un tale figuro, lo considerai un complimento.
Da quel dì, se a Torino pronunci il nome di Paolo Verri, i cacicchi reagiscono come Harry Potter quando gli nominano Lord Voldemort. Piuttosto che affidargli un Salone del Libro, o un Circolo dei Lettori, o men che meno un assessorato alla Cultura, ma financo una bocciofila, i cacicchi si lascerebbero impalare. Il problema è che gli impalati non sono loro: siamo tutti noi.

Matera, intanto, va in Europa.

Commenti

  1. Non é per rincarare l'amarezza, ma qui a Matera le signore anziane, quelle che si ricordano della "vergogna nazionale" dei Sassi, quando lo incontrano per strada lo abbracciano e lo benedicono e gli regalano la pasta fatta in casa

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