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QUELLI CHE RONALDO LI TOGLIE DALLA BAGNA


Cristiano Ronaldo, astutamente mascherato da Fata Madrina per sfuggire ai fans, esaudisce i desideri dei bimbi buoni e degli assessori torinesi
C'è una mandria di elefanti che corre selvaggia nella savana, travolgendo tutto ciò che incontra: alberi, capanne, interi villaggi. Sul collo dell'elefante che guida la devastante carica c'è un topolino che si aggrappa disperatamente ai peli del colossale pachiderma e gli grida nell'orecchio: "Ehi, siamo fortissimi, noi! Facciamo un bel casino, noi!".


E' il 12 di agosto, sto benissimo, non mi mancate nemmeno un po' e sono determinato a disinteressarmi di qualunque minchiata arrivi fin quaggiù dalla città dai molti fiumi e dalle molte sfighe.
Tuttavia, per puri motivi statistici e d'archivio, ho deciso di riaccendere il pc e aprire un registro ufficiale dei genii convinti che un noto calciatore chiamato Cristiano Ronaldo, da qualche settimana in forza alla squadra Juventus, possa rappresentare la carta vincente per le fortune turistiche/economiche/culturali di Torino.
Fa troppo caldo per dilungarmi sui motivi per cui considero tale convinzione una solenne minchiata, nonché una botta di provincialismo che nemmeno a Valpisello di Sotto. Né intendo aprire un dibattito sulla questione. Trattasi di mia opinione personale. Sarà che non conosco nessuno che sia andato a far turismo a Manchester tra il 2002 e il 2009, o Madrid tra il 2009 e il 2018 soltanto "perché là c'è Ronaldo". E nessuno dei miei amici che quest'estate vanno a Barcellona ci va perché c'è Messi. Ma forse conosco le persone sbagliate.
Ad ogni modo, a Torino abbiamo un crescente numero di veggenti convinti che Ronaldo, in modalità Fata Madrina, gli risolverà i problemi che evidentemente non sanno come altrimenti risolvere.
L'ultima sortita è, pensa un po', dell'assessore triste al Turismo Alberto Sacco: intervistato sull'andamento turistico in città, dapprima snocciola una serie di dati tutto sommato positivi; poi ammette che d'agosto Torino turistica non brilla, però (manco a dirlo) "ci stiamo lavorando"; quindi annuncia "grandi eventi", ma per settembre (curiosamente non cita l'agostano TodaysFestival, non so perché...); e alla fine s'aggrappa allo stellone ronaldiano confermando che intende "incontrare la Juventus per condividere una strategia di marketing comune di promozione della città". Me la immagino, la Juventus, pronta a scattare per togliere le castagne dal fuoco a Sacco: tipo l'anno scorso con la finale di Champions.

Ronaldo sindaco

L'assessore triste ha avuto illustri precursori. La linea l'aveva dettata Chiarabella in persona, al primo stormir di fronde il 4 luglio, definendo l'eventuale trasferimento di Ronaldo "straordinario anche dal punto di vista dell'immagine del territorio". A voler essere sofistico, obietterei che migliorare l'immagine della città è semmai il lavoro di un sindaco, più che di un calciatore. Ma non mi formalizzo: sono cose che si dicono sull'ala dell'entusiasmo tifoso.

Ronaldo al Regio

Il vero antesignano dell'imbucata nel marketing del Fenomeno fu invece, quando ancora l'arrivo del Salvatore era tutt'altro che certo, il neo-sovrintendente del Regio William Graziosi: come prima ideona per rilanciare il nostro sfortunato ente lirico, infatti, l'uomo venuto dal Kazakhistan vagheggiò infatti un Ronaldo che palleggiava nel foyer del Teatro. Poi aggiustò il tiro: si sarebbe accontentato di una visita con selfie. Il diretto interessato, curiosamente, finora non si è fatto vivo: ha preferito andare a cena alla Credenza

Ronaldo sulla Mole

Quando William sognava era il 7 luglio. Pochi giorni dopo l'ingaggio di Ronaldo divenne realtà, e i nostri maghi del turismo si scatenarono. L'11 luglio entra in scena Sacco augurandosi che CR7 posti su Instagram una foto della Mole (ma perché mai? Ha mai postato una foto del Prado?), e dichiarando fin da allora: "Dobbiamo studiare come capitalizzare il suo arrivo alla Juve". Studia, studia, che a capitalizzare ci pensa già la Juve.
Al fine di meglio capitalizzare, Sacco auspicava - e presumo auspichi tuttora - l'apertura di un tavolo (un altro? ebbasta!) con Regione e Turismo Torino. Magari, se cucina chef Grasso, al tavolo ci viene anche Ronnie. 

Ronaldo nell'icona

Per non essere da meno di Sacco, quel giorno l'Antonellina Parigi se ne uscì con una dichiarazione da leggenda: "Cristiano Ronaldo è un testimonial che ci aiuterà senza dubbio nella nostra attività di promozione turistica. Renderà iconica anche la città di Torino e noi dobbiamo saper sfruttare questo evento". Iconica? Giuro, non ho mai considerato "iconica" Madrid perché Ronaldo giocava nel Real. Men che meno Manchester. Voglio dire: sostenere che serve un calciatore per rendere "iconica" una città significa semplicemente ammettere che quella città, di suo, non vale un cazzo. Non siamo riusciti a rendere "iconica" Torino con l'Autoritratto di Leonardo (a dire il vero manco ci abbiamo provato...), stai a vedere che la rendiamo "iconica" con le rovesciate di CR7. Proprio da andar tronfi. E quando quello smette di giocare o va in un'altra squadra, Torino cosa (ri)diventa? Un'ex icona sfigata?

Ronaldo a spasso

In quel profluvio di alzate d'ingegno non poteva mancare un altro stakeholder torinese, Maria Luisa Coppa, presidente dell'Ascom, con un'ardita previsione: "E' probabile che ben presto i suoi luoghi del cuore diventino luoghi di attrazione collettiva". Infatti Ronaldo, appena arrivato, ha portato la fidanzata a fare shopping a Milano.

Ronaldo in aviazione

Per certificare la bontà di tante genialate, l'indomani i giornali annunciavano trionfalmente l'aumento delle ricerche su internet di voli per Torino. E questo ci sta: certo ci sarà più pubblico alle partite casalinghe della Juve. E i nostri strateghi del turismo potranno farsi belli delle penne altrui.
Come dire: chi non ha grandi mostre e grandi eventi, abbia almeno grandi calciatori (pagati da altri). E' la versione contemporanea di un vecchissimo proverbio. Chi non ha cervello, abbia gambe.

Ma voi pensatela come vi pare. Io me ne torno in vacanza. 

Commenti

  1. Il tour del Santiago Bernabeu fa 200.000 visitatori all'anno (nel 2016) di cui il 60% stranieri... numeri che tantissimi musei si sognano

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    Risposte
    1. Infatti: perché è lo stadio di una squadra leggendaria, non di un singolo giocatore. I giocatori passano.

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    2. E, aggiungo per la gioia dei tifosi bianconeri, anche la Juventus tira: il suo museo l'anno scorso ha avuto 181 mila visitatori, il quarantatreesimo museo più visistato d'Italia. Anche senza Ronaldo.

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