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LE DISAVVENTURE DEGLI IMPRESARI COMUNALI

Eugenio in Via Di Gioia: per la band torinese la consacrazione a Stupinigi, in un cartellone di star nazionali e internazionali
Skunk Anansie (4 luglio), Eugenio in Via Di Gioia (6 luglio), De Gregori and Orchestra (9), King Crimson (10), Subsonica (11), Marlene Kuntz (16), Mark Knopfler (17, già quasi sold out), Eros Ramazzotti (18): questo il cartellone della seconda edizione di Stupinigi Sonic Park, nel parco della Palazzina di Caccia a Nichelino. 
Il festival, insieme con Flowers a Collegno e Gru Village a Grugliasco, forma la corona delle rassegne pop d'alto livello che com'è ormai consuetudine a luglio assedia Torino.
Sono, come ho già detto, tre rassegne organizzate da privati che si assumono il rischio d'impresa (a Stupinigi opera l'agenzia locale Reverse con gli artisti gestiti dal management Vertigo), con una quota minima di contributo pubblico. A Stupinigi i finanziamenti del Comune di Nichelino e della Regione rappresentano solo il 12,5% di un budget totale attorno a un  milione e duecentomila, mentre un altro 20% arriva da sponsorizzazioni vere (non quelle dei soliti "sponsor del sindaco" che pagano i festival comunali a Torino).
Forse per felice coincidenza, ma più probabilmente per lungimirante scelta dei rispettivi campi, Sonic Park e Flowers hanno allestito due cartelloni alternativi, che si rivolgono a platee differenti senza danneggiarsi a vicenda: semplificando al massimo, Sonic Park più mainstream e adulto (a parte i nuovissimi Eugenio), Flowers più giovane e di tendenza (a parte la classicissima Baez); Gru Village completerà l'offerta con una programmazione variegata e molto attenta ai gusti del grande pubblico. Anziché rompersi le corna con reciproche concorrenze, i tre festival privati coprono l'intero mercato dell'intrattenimento musicale, creando così nei fatti il grande Torino Festival che non ha mai saputo creare il Comune pur indossando le vesti - improprie per un ente pubblico - di impresario e local manager.
Altro che "cintura", altro che "periferie": almeno da questo punto di vista l'area depressa è Torino città, che quest'anno si accontenta dei resuscitati Punti Verdi (stavolta si fanno, il bando comunale non è andato deserto come nel 2018), mentre è saltata la terza edizione di Torino Estate Reale che il Comune intendeva organizzare, tramite la Fondazione Cultura, in Piazzetta Reale. La soprintendente Papotti ha detto no al megapalco - e relative gradinate da 1800 posti complessivi - proprio in faccia a Palazzo Reale, e proprio in un periodo di forte presenza di turisti in città. A Stupinigi, per dire, hanno il buon senso di utilizzare l'area verde alle spalle della Palazzina, rispettando il prospetto della facciata monumentale e mettendo in atto una serie di misure efficaci per scongiurare l'abbandono di rifiuti e plastica nel parco.
La storia del megapalco di Estate Reale è sintomatica di un atteggiamento mentale. La prima volta, nel 2017, fu una scelta d'emergenza. Chiarabella aveva deciso di cancellare il da lei tanto deprecato "Classical Music Festival" fassiniano in piazza San Carlo, per sostituirlo con un altro festival, stavolta però buono e giusto perché tutto suo; Estate Reale, appunto, con un cartellone d'arte varia, dalla musica leggera al balletto, integralmente pagato, come al solito, come ai tempi di Fassino, da Iren e Intesa San Paolo. Gli immancabili "sponsor del sindaco", per l'appunto. Purtroppo in piazza San Carlo il 3 giugno di quell'anno accadde ciò che accadde, e lorsignori dovettero cercarsi uno spazio diverso, che fossero in grado di gestire. Ardua ricerca, lo ammetto. Così convinsero la soprintendenza a consentire l'uso della Piazzetta Reale, stragiurando che si trattava di una soluzione d'emergenza per non privare la città della sua manifestazione estiva eccetera eccetera eccetera, l'intero armamentario delle sviolinate politicanti. Ottennero il via libera; a condizione che il palco non fosse troppo impattante sulla facciata. 
Il festival andò bene, il pubblico venne e pagò il biglietto. Così l'estate successiva gli allegri impresari comunali diedero per scontato l'ok della sovrintendenza, e aumentarono l'ingombro della struttura. Come se non bastasse, pensarono bene di sbattere in Piazzetta pure il mirabile spettacolo dei droni per San Giovanni, il che comportò il montaggio di altri ponteggi, sempre davanti all'aulica facciata ormai ben nascosta da torri, maxi-schermi e tribune. La Papotti masticò amaro, ma per quieto vivere non si oppose. 
Contentoni e vieppiù imbaldanziti dal successo nel 2018, i nostri zuavi hanno dato per scontato l'assenso pure per il 2019, progettando uno spazio più grande che mai. Stavolta, però, la soprintendente Papotti non ci ha visto più. Ha deciso che l'emergenza era finita, e la misura colma: e ha detto no. Che si cercassero un altro posto. Ma un altro posto i nostri eroi non sono riusciti a immaginarselo: chissà perché, quando si deve fare incasso le piazze di periferia non vanno bene. E così, quest'anno niente Estate Reale. Pazienza. Me ne farò una ragione.
Ma il bello deve ancora venire: Maiunagioia ha infatti promesso che nel 2020 Estate Reale tornerà in tutto il suo splendore, e si farà al Regio. Mi sembra un progetto interessante: gli spettacoli estivi - che per definizione si presumono all'aperto, "sotto le stelle" come si dice - si terranno in un teatro.
Qualcuno poi mi spiegherà quale differenza c'è fra il Comune che, con i soldi gli sponsor del sindaco, d'estate porta Noemi al Teatro Regio (cito a caso una protagonista della scorsa edizione di Estate Reale); e l'impresario privato che d'inverno porta Noemi al Teatro Colosseo. Io di differenze ne vedo soltanto una: che se il privato non incassa abbastanza per coprire i costi, il privato paga di tasca propria; mentre se va male al Comune, paga lo sponsor.

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