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Una scena di "Der Kreis" (Il Circolo), vincitore del concorso lungometraggi del 29° Torino Gay & Lesbian Film Festival |
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Menzione speciale della giuria per il film cubano "La partida" |
E' questo un messaggio che vorrei arrivasse a tutti gli interessati. In primis a quanti sugli istinti più bassi dell'uomo pensano di costruire le loro fortune politiche. Ne consiglio caldamente la visione a quelli che s'indignano se a scuola si affrontano i temi delle scelte sessuali; agli sventurati che, per carenze proprie, non trovano di meglio che aggredire i presunti avversari con insulti omofobi; e soprattutto a coloro che per tre anni consecutivi hanno voluto - con tracotanza pari soltanto alla loro miseria politica - negare a un festival come il Tglff, che onora nel mondo il nome di Torino, il patrocinio di un ente amministrativo che dovrebbe garantire diritti e rappresentanza, e che invece - ripeto, per ben tre tristi anni - s'è fatto partigiano dei pregiudizi più volgari. La storia raccontata da Der Kreis ci aiuta a credere che l'odio belluino può causare grandi dolori, ma ha il fiato corto, e in qualche stupenda occasione i suoi interessati alfieri, rinnegati dai loro stessi alleati, finiscono nel dimenticatoio della Storia (beh, non esageriamo: diciamo della cronaca, perlopiù giudiziaria), sepolti sotto il ridicolo di un paio di mutande: e neanche rosa, ma verdi. Mi piace insomma pensare - e da parte mia è così - che premiando Der Kreis, la giuria abbia voluto premiare la speranza e la civiltà. Perché di speranza e civiltà si sente un gran bisogno. Qui e ora..
Oggi il Tglff si conclude. E da domani sarà già tempo di guardare alla trentesima edizione. Con la certezza che il Festival esisterà ancora quando dei frustrati che avrebbero voluto cancellarlo non si ricorderà più nessuno. Al massimo qualche magistrato.
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