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IL SALONE SCHIERA UNA SQUADRA DI RUGBY, E GETTA I SEMI DELLA PROSSIMACRISI

Parlanti e muti. Il tavolo della conferenza di stamane: da sinistra, Francesca Leon, Nicola Lagioia, Sergio Chiamparino,
Antonella Parigi, Mario Montalcini, Chiara Appendino (in un riuscito travestimento da Wyatt Earp) e Massimo Bray.
Hanno parlato solo Montalcini e Lagioia, Gli altri non hanno proferito motto. Alla fine si sono alzati e se ne sono andati.
Finalmente so in che cosa consisteva il "progetto innovativo" di Nicola Lagioia per il Salone del Libro 2.0.

Nessun progetto, ma Lagioia presenta la sua squadra. Di rugby

Essenzialmente consisteva nel creare una squadra di rugby. Sono infatti 14, più il capitano-direttore che fa quindici, i nuovi consulenti che costruiranno la trentesima edizione del Salone. A Lagioia è scappata un po' la mano, con i direttorini, o responsabili d'area, o consulenti per usare la definizione che ho sentito oggi: inizialmente si parlava di tre o quattro, poi è circolata la voce che sarebbero stati sette o otto, e finalmente oggi, all'affollata e caotica presentazione a Palazzo Madama delle "linee programmatiche" del prossimo Salone, abbiamo scoperto che sono diventati per l'appunto quattordici. Contando Lagioia, una squadra di rugby.
Ciascuno dei quattordici si occuperà di un settore del Salone, dal che potete subito dedurre l'altra "novità" del progetto di Lagioia. Il Salone avrà molti interessi (anzi, "aperture") e di conseguenza molti settori. L'elenco delle "aperture" del Salone, sciorinato da Lagioia al colto e all'inclita che si pigiavano sotto le austere volte di Palazzo Madama, è una sorta di catalogo del mondo. Sostiene Lagioia che il Salone 2017 "sarà un Salone aperto a..." e segue un'interminata elencazione: letteratura (e ci credo), scienza, economia, politica, diritto, fotografia, musica, biblioteche, graphic novel, fumetti, cibo, arte, librerie, religione, radio e tv, Italia, Europa... Temo di essermene perso qualcuno per strada. Di sicuro Lagioia non ha citato l'allevamento dei lombrichi, la pittura su ceramica e, stranamente, il rugby.
Qualche lettore malmostoso potrebbe obiettare che da tempo immemorabile al Salone quei temi sono ampiamente affrontati, né mancano la musica e i fumetti (io mi fermo quasi esclusivamente negli stand dei fumetti) e nemmeno prelati e teologi. Finora il cibo era un po' trascurato, ma temo che l'avvento di Lagioia non preluda a un miglioramento delle pizze di Autogrill.

Titolari e riserve

L'innovazione consiste però nella lagioiana "apertura" (qualsiasi cosa essa significhi) e nel fatto che di ciascun tema (o area che dir si voglia) si occuperà uno dei magnifici quattordici. C'è un piccolo intoppo: quegli stessi temi erano perlopiù già trattati dal "vecchio" Salone, e in larga parte se ne incaricavano i dipendenti del Salone medesimo. Costoro giustappunto sono quindici (dopo i cinque licenziamenti dell'anno scorso) e adesso si domandano che cosa faranno se i quattrodici consulenti faranno ciò che essi facevano. Insomma, titolari e riserve. O se volete metterla in positivo, c'è la squadra per il campionato e quella per le coppe. Che poi, per dirsela in faccia, a sviluppare  quasi tutti quegli stessi temi ci riusciva anche Ernesto Ferrero da solo. Ma la squadra è un'altra cosa, oh yeah. 

Monte-ingaggi: 240 mila euro

E' peraltro probabile che dei quattordici consulenti molti si limiteranno a elargire buoni consigli da lontano, non essendo residenti a Torino; per cui in via Santa Teresa non dovrebbe verificarsi un'emergenza sedie.
Ma parliamo del monte-ingaggi. I quattordici direttorini/consulenti avranno, mi dicono, non uno stipendio, bensì "un fee per la consulenza". Anche se detto in inglese, è pur sempre un compenso. Magari di per sé non esagerato, ma vai a moltiplicarlo per quattordici: si calcola che il totale viaggerà attorno ai 200 mila euro netti l'anno, ovvero 240 mila lordi. Se dico "un quarto di milione" rendo meglio l'idea.

Noti e ignoti: i quattordici on parade

Ma io so che scalpitate per sapere chi sono i magnifici quattordici. Bon, erano prevedibili e previsti Giuseppe Culicchia, Andrea Bajani e Fabio Geda: scrittori che con il Salone già lavoravano, che il Salone lo conoscono bene ed è più che logico trovarli in squadra. A mio avviso, avevano almeno gli stessi titoli di Lagioia per aspirare alla direzione. Purtroppo sono torinesi.
Già legati al Salone sono anche Giorgio Gianotto, responsabile per la scienza, e Eros Miari, da sempre animatore delle iniziative salonistiche per i più giovani. 
Seguono alcuni nomi noti: in realtà, gli unici conosciuti dagli ignoranti come me sono quelli di Loredana Lipperini e Valeria Parella, ma Lagioia annuncia ciascun ingaggiato come un rinomato e celebre talento - un po' come gli allenatori a inizio campionato. Tuttavia, per l'ignorante cronista i più sono muy conocidos en su casa a la hora de comer. Spero dunque che apprezzerete i diligenti link per ciascun soggetto: Mattia Carratello, Rebecca Servadio, Alessandro Grazioli (questo lo conosco, è di minimum fax, combinazione), Ilide Carmignani, Giulia Blasi, Alessandro Leogrande, e Vincenzo Trione. Di quest'ultimo Lagioia ha tenuto a sottolineare che ha diretto il Padiglione Italia alla Biennale di Venezia.
L'ho scritto in tempi non sospetti: quanto a esperienze organizzative, non mi risulta che Lagioia vada molto oltre l'aver combinato qualche cena fra amici. Ecco, la lista degli invitati conforta le mie riserve.

Le novità non le vedo, la maleducazione sì

Ma voi vorreste sapere le grandi innovazioni del Salone che verrà. Mi spiace, non ho niente da scrivere. Perché niente ho visto né ascoltato stamattina alla presentazione che non fosse già ben consolidato nel Salone che fu. A parte gli spazi in vendita a prezzi di saldo, e una certa maleducazione. 
E' maleducazione non riservare un posto a sedere a Ernesto Ferrero, che poi hanno fatto accomodare alla disperata su una sedia abbandonata. 
Ed è maleducazione, nei ringraziamenti che Lagioia profonde per chi ha fatto il Salone prima di lui, citare Accornero, Pezzana e Ferrero, e tacere completamente il nome del damnatus Rolando Picchioni. E' maleducato, ma soprattutto ridicolo. La gente ride di voi, non lo capite?

I semi della prossima crisi

I Saloni maleducati - come le persone maleducate - nascono sotto una cattiva stella. Prova ne sia che, al solito, la governance è in alto mare. Bray diventerà presidente soltanto quando sarà approvato lo Statuto, e campacavallo. Nello Statuto Bray ha fatto fissare a sei anni la durata della sua carica presidenziale, alla faccia di quelli che dicevano basta incarichi  troppo lunghi. 
Peraltro mi risulta che Bray non stia simpaticissimo ad almeno una delle componenti dell'assetto societario del Salone; e dicono che non si chiappi tanto neppure con il presidente temporaneo Mario Montalcini, che invece sta facendo benissimo e piace a tutti. Montalcini dovrà cedere il posto a Bray quando Bray, a Statuto approvato, diventerà presidente. Molti sperano che resti almeno come vicepresidente, ma se i due non si amano...
Poi c'è il segretario generale Beppe Ferrari, che lavora come un dannato e ha la stima dei dipendenti: di conseguenza il 31 dicembre lascerà l'incarico a un nuovo presidente scelto a mezzo bando, e ormai a Torino la parola bando è una garanzia. Quel che è peggio, il nuovo Statuto dà al segretario generale grandi poteri, per cui se approfitteranno del bando per piazzare qualche compagnuccio della parrocchietta, il compagnuccio della parrocchietta potrà fare danni quasi infiniti.
E insomma, se dovessi dirvi che sono uscito dalla presentazione dell'innovativo progetto del Salone sprizzando ottimismo da tutti i pori, mentirei come un coyote.
Oggi ho visto gettare le fondamenta della prossima crisi del Salone del Libro di Torino. Quella definitiva.

Commenti

  1. Mentre leggevo il suo post, mi è balzata in mente una citazione di Pessoa:" Il valore delle cose non sta nel tempo in cui esse durano, ma nell'intensità con cui vengono vissute. Per questo esistono momenti indimenticabili, cose inspiegabili e persone incomparabili". Il Presidente Picchioni, il Direttore Ferrero e il loro Salone del Libro rappresentano la metafora di questa citazione. Ecco perché uno non è stato citato e all'altro non è stata offerta nemmeno una sedia. Temo che abbia ragione lei: se l'inizio è così inelegante, il proseguimento non promette nulla di buono...
    Me l'aspettavo:" L'ingratitudine è la moneta ordinaria con la quale pagano gli uomini" ...

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  2. Ecco diventar facile spiegare ai figlioli il termine un po' desueto 'pletora': il nosstro Salone, con "orgoglio sabaudo" secondo il cronista della "Stampa", schiera contro i perfidi concorrenti d'oltre Ticino, senza nulla negarsi, un presidente operativo e uno "in pecctore", un direttore, 14 'direttorini' esperti di ogni campo del sapere - manca soltanto la pesca a mosca -, 15 addetti della Fondazione... E già si sono fumati, se sono ultra rispaemmiosi (stento a crederlo) dal mezzo milione in su. A quando la squadra di rinforzo dei consulenti?

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  3. Gentile Gabriele, anche io sono uscita dalla presentazione non sprizzando ottimismo. Ma le dirò di più, ne sono uscita con una profonda tristezza, accanto a tanti ex-colleghi che con me hanno negli anni lavorato con tutte le forze (e oltre) per fare diventare il Salone uno dei più amati e conosciuti del panorama internazionale. Vedere Ernesto Ferrero aggirarsi sullo scalone juvarriano senza che nessuno dei volontari 2006 agli accrediti (vogliamo parlarne?!) o del nuovo ufficio stampa (reclutato da bando, of course) lo riconoscesse e lo lasciasse passare è stato il simbolo dell'ingratitudine attuale. Ingratitudine verso tutti coloro che, con mille competenze diverse, hanno apportato "il loro pezzettino" a favore di un evento in cui credevano molto. Un evento che è fatto da cultura (e qui adesso ne abbiamo a bizzeffe) e tecnica (dove mi sembra regni non confusione, ma totale inconsapevolezza. Con un "chissenefrega generale" per chi il suo lavoro lo sapeva fare, e bene). Non mi dilungo nel raccontare la mia personale visione sulla discesa agli inferi del Salone, però mi faceva piacere condividere pubblicamente lo sconcerto tra noi, ex addetti ai lavori, per quello che ieri - ma oramai da tanto - abbiamo intravisto nel futuro del Salone.

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  4. Caro Gabo,
    come ti dissi qualche tempo fa, il Salone sarà “la madre di tutte le battaglie”, generato dall’arresto di Soria (frettolosamente rimosso. Soria... chi ?!?).
    Siamo alle tue cronache odierne. Allora, l’unica a cui interessa qualcosa del Salone/Fiera è Antonella Parigi, che può trovare tra i suoi amici, oltre che ovviamente in se stessa, alcune idee per arginare lo strapotere economico e creativo della nuova fiera di Milano.
    Quindi, inviterei i ragazzi nella foto ad affidarsi all’unica persona competente in materia che risponde al nome dell’Assessore alla Cultura della Regione.
    Poi, oh, non l’ha ordinato il medico che Torino debba avere un Salone / Fiera del Libro, o un Salone dell’Arte contemporanea, o della Moda, o della Musica o di quello che vi pare.
    Ma tra un ragionevole po’ riuscirai a trovare qualcuno che ci raccontei quale Torino sta immaginando da oggi al 2020? Così, per provare a ricostruire l’identità di un luogo che oggi ha esaurito la rendita dei piani strategici di tanti anni fa.
    Torino è ancora viva solo perché i milanesi, alla fine della fiera, sono un po’ fessi…
    Ma quando avranno scoperto e copiato anche il nostro ultimo “ristorante innovativo”, il film sarà finito.
    Anzi, te lo dico con certezza: è già finito.

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  5. Caro Gabo,
    come ti dissi qualche tempo fa, il Salone sarà “la madre di tutte le battaglie”, generato dall’arresto di Soria (frettolosamente rimosso. Soria chi ?!?).
    Siamo alle tue cronache odierne. Allora, l’unica a cui interessa qualcosa del Salone/Fiera è Antonella Parigi, che può trovare tra i suoi amici, oltre che ovviamente in se stessa, alcune idee per arginare lo strapotere economico e creativo della nuova fiera di Milano.
    Quindi, inviterei i ragazzi nella foto ad affidarsi all’unica persona competente in materia che risponde al nome dell’Assessore alla Cultura della Regione.
    Poi, oh, non l’ha ordinato il medico che Torino debba avere un Salone / Fiera del Libro, o un Salone dell’Arte contemporanea, o della Moda, o della Musica o di quello che vi pare.
    Ma tra un ragionevole po’ riuscirai a trovare qualcuno che ci racconti quale Torino sta immaginando da oggi al 2020? Così, tanto per provare a ricostruire l’identità di un luogo che oggi ha esaurito la rendita dei piani strategici di tanti anni fa.
    Torino è ancora viva solo perché i milanesi, alla fine della fiera, sono un po’ fessi.
    Ma quando avranno scoperto anche il nostro ultimo “ristorante innovativo”, il film sarà finito.
    Anzi, te lo dico: è finito.

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