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AFFISSIONI E FIERE D'ARTE: IL REGOLAMENTO SENZA PACE

Prima e dopo: e sinistra l'articolo 6 com'era fino a ieri, a destra la nuova versione con le modifiche evidenziate in neretto
Ce l'hanno fatta. Dopo lungo e penoso lavorìo, ieri il Consiglio comunale ha finalmente approvato all'unanimità la modifica della modifica al Regolamento comunale 148 sulle affissioni, chiudendo la pantomima che durava da due anni e che vi ho raccontato più volte (l'ultima pochi giorni fa nel post qui linkato, al quale vi rimando perché proprio non me la sento di ri-raccontare daccapo la dolorosa historia: ormai mi esce dalle orecchie).
Torneranno quindi a godere dello sconto del 50 per cento sulle affissioni le fiere d'arte "alternative" (quelle, per intenderci, che fanno da corona ad Artissima nei giorni di Contemporary): sconto che avevano perso dal 30 marzo 2017, quando la giunta comunale aveva integrato l'articolo 6 comma 1 lettera c del Regolamento 148 puntualizzando che la riduzione del diritto di affissione prevista per le attività "realizzate con il patrocinio o la partecipazione del Comune" (è proprio il caso delle fiere d'arte, che dal Comune non ricevono finanziamenti ma ottengono il simbolicissimo "patrocinio") "non si applica per i manifesti pubblicizzanti eventi di natura commerciale, fieristici e/o promozionali ancorché patrocinati e/o ad ingresso gratuito. Ciò in considerazione del fatto che è necessario chiarire ai committenti che tale riduzione non è applicabile per manifesti che abbiano rilevanza commerciale". 
Il risultato era stato abbastanza imbarazzante, perché con quella frasetta malignazza venivano colpite fiere d'arte importanti - parlo di The Others, Flat, Flashback e simili. In effetti, oh basta là, in quelle fiere d'arte, come in tutte le fiere d'arte del mondo, le opere esposte sono in vendita. E dunque vi alligna la malerba della "rilevanza commerciale".
Quando era saltato fuori l'inghippo, a ottobre del 2017, un'imbarazzata Leon aveva preso l'impegno di rimediare "entro pochi giorni". Cvd: a diciotto mesi di distanza il Consiglio comunale ha corretto la frasetta malignazza appiccicata in fondo all'articolo 6 comma 1 lettera c per volontà dei nostri pensosi amministratori in lotta contro il vil profitto. 
Quindi voi penserete che tutto è di nuovo a posto. 

E lo sponsor dove lo metto?

Ma forse anche no. I nostri pensosi amministratori la frasetta malignazza l'hanno sì modificata, restringendone la portata alle sole manifestazioni davvero ed esclusivamente commerciali: invece quelle "con valenza artistico/culturale" tornano a godere dello sconto del 50 per cento. Sarà la giunta a decidere quali sono le manifestazioni "con valenza artistica/culturale": una garanzia, direi.
Però la lotta contro il vil profitto non dorme mai e quindi i pensosi hanno aggiunto al tormentato articolo 6 quest'altra frasetta malignazza: "Tale riduzione non si applica nell'ipotesi in cui i manifesti pubblicitari contengano - oltre ai messaggi relativi alle iniziative da pubblicizzare - anche l'indicazione di persone o imprese che hanno contribuito all'organizzazione dell'iniziativa stessa e abbiano natura commerciale o comunque scopo di lucro". A casa mia, le "persone o imprese che hanno contribuito all'organizzazione dell'iniziativa e hanno comunque scopo di lucro" si chiamano più banalmente "sponsor". 
Insomma, d'ora in poi funziona così: io, Comune, non caccio un soldo a te, privato, che organizzi una fiera d'arte; faccio lo splendido a favor di propaganda ("venghino siore e siori, venghino a Torino a vedere quante belle robe che facciamo noi!") ma intanto dico a te privato di arrangiarti, perché da me Comune non avrai un centesimo, e se ti servono soldi cercati uno sponsor che oggi si deve fare così se si vuole fare impresa culturale; e tu privato tapino magari - periodo ipotetico dell'irrealtà... - riesci con gran fatica a trovare lo sponsor che quattro soldi te li dà ma ovviamente chiede in cambio un po' di visibilità; e a quel punto tu gli devi dire, al tuo sponsor, che non puoi mettergli il logo sui manifesti, perché perderesti il diritto alla riduzione del 50 per cento; così, per non rinunciare allo sponsor, rinunci alla riduzione e paghi la tariffa intera e al diavolo il Comune e tutte le sue gabole del cazzo per intascarsi quattro soldi a spese tue. E intanto io, Comune, mi salvo insieme l'anima e il portafoglio.
Non c'è che dire: è una genialata.
Guardate, posso pure capire la ratio teorica: tu, fiera d'arte o altra manifestazione "con valenza artistico/culturale", hai già lo sponsor che ti copre d'oro, mica puoi pure pretendere lo sconto sulle affissioni. 
Peccato però che in genere le fiere d'arte "minori", come d'altronde ogni altra impresa culturale non foraggiata con soldi pubblici, l'oro manco sanno dove stia di casa e devono invece lottare con bilanci risicatissimi, mentre gli sponsor di questi tempi scarseggiano e hanno il braccino sempre più corto.

Spettacoli viaggianti e gerarchia delle fonti

Ma aspettate, non è mica finita qui.
Come ricorderete, la settimana scorsa la proposta di modifica avanzata dalla giunta era stata bloccata da alcuni consiglieri di maggioranza risentiti perché il Regolamento 148 estende la riduzione anche agli "spettacoli viaggianti": cioé ai circhi. E ai consiglieri di maggioranza non stanno bene i circhi che usano animali, per cui chiedevano che nel Regolamento si specificasse che lo sconto è limitato agli "spettacoli viaggianti che non prevedono l'utilizzo di animali". 
La generosa richiesta è stata però castrata sul nascere dal solito dirigente pignoletto, che s'è accorto di due particolari non trascurabili. 
Primo: in Italia vige un curioso principio giuridico chiamato "gerarchia delle fonti del diritto" in forza del quale la norma di fonte inferiore (ad esempio un regolamento comunale) non può porsi in contrasto con la norma di fonte superiore (ad esempio una legge dello Stato). 
Secondo: il tanto tormentato articolo 6 del Regolamento comunale 148 sulle affissioni, nella sua versione originale ricalcava fedelmente, parola per parola,  l'articolo 16 del decreto legislativo 507 del 1993 che, in materia di riduzione dell'imposta sulle affissioni, al comma 1 recita: 
"La tariffa dell'imposta è ridotta alla metà:
a) per la pubblicità effettuata da comitati, associazioni, fondazioni ed ogni altro ente che non abbia scopo di lucro;
b) per la pubblicità relativa a manifestazioni politiche, sindacali e di categoria, culturali, sportive, filantropiche e religiose, da chiunque realizzate, con il patrocinio o la partecipazione degli enti pubblici territoriali;
c) per la pubblicità relativa a festeggiamenti patriottici, religiosi, a spettacoli viaggianti e di beneficenza"
.

E stop. Preciso preciso il testo che era riprodotto nell'articolo 16 del Regolamento comunale 148 prima della ridda di modifiche cominciata due anni fa. 
Di conseguenza, a proposito dei circhi con o senza animali, il dirigente pignoletto ha fatto notare che l'ennesima modifica del Regolamento 148 richiesta dai consiglieri cinquestelle a discrimine dei circhi con animali non è ammissibile perché in contrasto con la fonte superiore (il decreto legislativo 507/93) che quel distinguo non lo prevede. I consiglieri animalisti hanno preso atto, auspicando che la legge dello Stato venga cambiata, e hanno votato il Regolamento senza quella modifica.
A questo punto, ahimé, sorge tuttavia un dubbio: ma siamo ben sicuri che tutto quel pippone a proposito dei loghi degli sponsor, attaccato con lo scotch in coda all'articolo 6 del Regolamento, non sia anch'esso in contrasto con il decreto legislativo 507? No, perché qui, a botte di aggiungi aggiungi togli togli,
non se ne esce più.

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