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COSA DICIAMO QUANDO PARLIAMO DI "BLOCCO"

Tra le prescrizioni del decreto-antivirus firmato ieri da Conte c'è anche, come previsto, il "blocco" fino al 3 aprile di tutte le manifestazioni pubbliche, comprese - ça va sans dire - le attività culturali e di intrattenimento: teatri, cinema, concerti, discoteche, convegni. Attenzione: il termine "blocco" è una semplificazione giornalistica. Il testo del punto b) dell'articolo 1 del decreto è da interpretare: "Sono sospese le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura, ivi inclusi quelli cinematografici e teatrali, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato, che comportano affollamento di persone tale da non consentire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro".

Ipotesi di resilienza


Due osservazioni: non vedo riferimenti diretti ai musei, né a spazi pubblici come il Circolo dei Lettori che comunque ha già preventivamente deciso di chiudere fino al 15 marzo le sedi di Torino, Rivoli e Novara; e non è esclusa l'eventualità che l'evento sia strutturato in maniera tale da consentire il mantenimento della distanza di sicurezza. Cinema e teatri possono restare aperti, rispettando tale prescrizione. Difficile ma in certi casi, facendo buon viso a cattivo gioco, non impossibile. In linea teorica è ammissibile immaginare piccoli eventi con poco pubblico - esperienza ahimé familiare a molti lavoratori dello spettacolo... - o espedienti tali da consentire il mantenimento delle fatidiche distanze: accessi regolati, posti a sedere alternati, sedi idonee a una fruizione che non comporti "affollamento"... 
Mi rendo conto che si tratta di ipotesi con scarse possibilità di un'applicazione concreta. Ma è questione di capacità d'adattamento - o resilienza, come si dice oggi - e non si può escludere che qualcuno trovi una soluzione percorribile. Penso che in giornata si capirà meglio cosa potrà davvero accadere. Le associazioni di categoria sono al lavoro per chiarire le modalità di applicazione del decreto.
Considerata la situazione lascerei perdere le furbate,  le gherminelle, le scorciatoie borderline: non mi pare il caso. Stavolta la questione - nuova per l'Italia, lo riconosco - non è come fregare lo Stato, bensì come mantenere una parvenza di normalità in un contesto anomalo: l'obiettivo comune resta, non dimentichiamolo mai, uscirne presto e nel miglior modo possibile, senza inutili danni ma soprattutto senza rischi inutili. 

Il peggio dietro l'angolo

Casomai vi interessasse, stamattina sul Corriere c'è un articolo mio (ecco il link) con qualche modesta opinione su come affrontare questa crisi senza precedenti. Per quel che può servire.
Molto concreto è infatti lo spettro del fallimento che incombe su tante imprese, comprese quelle della cultura e dell'intrattenimento, che non sono assolutamente in grado di resistere per un mese senza lavorare e di conseguenza incassare. Ricordiamo sempre che, secondo stime Agis, nella sola settimana dal 24 febbraio al 1° marzo il blocco totale degli spettacoli dal vivo ha causato in Piemonte un danno ai botteghini di oltre 10 milioni di euro. In una settimana. Fate conto che cosa può significare per cete realtà un mese di mancati incassi.
Tutto dipende dalle misure che il Governo inserirà nel prossimo decreto volto a contenere le conseguenze economiche dell'emergenza. E ci si augura che non ci siano figli e figliastri. I lavoratori della cultura e dello spettacolo - dai teatri alle discoteche, nessuno escluso - hanno gli stessi bisogni e la stessa dignità di chiunque si guadagni il pane onestamente.
Ma intanto vediamo quali saranno le immediate conseguenze del decreto su quello che doveva essere il "cartellone di primavera" a Torino. Le prescrizioni riguardano tutte le manifestazioni fino al 3 aprile: le prime vittime eccellenti sono gli spettacoli dello Stabile, già annullati ieri sera; a seguire, il Torino Jazz Festival Piemonte, anteprima regionale del Tjf che dovrebbe partire giusto stasera da Chivasso; "La Bohème" al Regio attesa al debutto l'11 marzo; e il Glocal Film Festival che doveva iniziare il 12. Sottodiciotto è già stato rinviato all'autunno. E preoccupa anche il "dopo": il mese di stop basterà? Tra aprile e maggio sono in programma manifestazioni cruciali per la nostra annata culturale: i festival Lovers e CinemAmbiente, tanto per citarne un paio. Per non dire del Salone del Libro, che sta incontrando grosse difficoltà organizzative: aumentano i relatori e gli ospiti - specie stranieri - che a scanso di pericoli preferiscono disdire la loro partecipazione.
E non parliamo delle ricadute indirette, a cominciare dal crollo dei flussi turistici e delle presenze nei musei. La primavera è alta stagione, per Torino. E fa tristezza, adesso, vedere in giro per la città le baracchette di "Torino Città del Cinema" in attesa di accogliere turisti curiosi che non arrivano: muto monumento alla sfiga sabauda. Ci hanno provato. Ma non era destino.


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