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NEVER ENDING REGIO SHOW: COSA STATUISCE LO STATUTO?

Lo Russo e Purchia alla prima del Regio
Non c'è pace per il Regio. Ieri è arrivata in Consiglio comunale un'altra interpellanza del cinquestelle Andrea Russi, che nella never ending sitcom del teatro lirico torinese s'è ufficialmente ritagliato il ruolo di antagonista dell'assessore Purchia.

Stavolta Russi s'è concentrato sul mezzo papocchio dello Statuto, modificato in corsa il 25 ottobre scorso, ultimo giorno del commissariamento, con una procedura che non convince il pugnace Russi: troppo affrettata, a suo avviso, per non esporla a obiezioni di fatto e di diritto.

Insomma, ci risiamo. Attorno al Regio, ancora convalescente, si addensano nuove nubi che minacciano futuri malestri. Gran parte dell'interpellanza di Russi si concentra sulla procedura che ha portato alla modifica di un paio di articoli dello Statuto: con un ragionamento in punta di diritto troppo alto per le mie ridottissime facoltà cognitive in ambito giuridico. Quindi non tento neppure di spiegarlo, preferisco darvi il link dell'interpellanza, così ve la leggete e valutate voi.

La replica dell'assessore Purchia è stata altrettanto tecnica - tant'è che stavolta, anziché rispondere a braccio, la prudente Rosanna ha preferito leggere una risposta scritta - e in sostanza, per quel che ho compreso, ha ribadito che l'intera procedura s'è svolta nell'ambito della legalità (pubblico a questo link il testo della risposta, così come  letto in Consiglio dall'assessore).

Non essendo un fine causidico non m'azzardo a sbilanciarmi su questioni giuridiche tanto complesse. C'è però un passaggio, nell'interpellanza di Russi, che ho capito anch'io, e che mi ha spiacevolmente incuriosito. Riguarda l'articolo 9 (comma 1 lettera f) dello Statuto del Regio nella nuova formulazione: infatti tale articolo stabilisce che al sovrintendente continua ad essere richiesta "specifica e comprovata esperienza gestionale" ma non più solo nel settore dell'organizzazione musicale o culturale, come invece prescrive l'articolo 13 del decreto legislativo 367 del 1996, istitutivo delle fondazioni liriche, dove sta scritto a chiare lettere che il sovrintendente dev'essere "scelto tra persone dotate di specifica e comprovata esperienza nel settore dell’organizzazione musicale e della gestione di enti consimili". Prescrizione che era puntualmente recepita dall'articolo 10 del vecchio Statuto. 

La differenza, qui salta all'occhio, e le conseguenze della modifica sono facilmente comprensibili persino da un fesso come me: con il vecchio Statuto non poteva aspirare alla sovrintendenza chi, pur titolare di un eccellente curriculum manageriale, non vantasse specifiche esperienze nel rutilante mondo della musica. Per fare un esempio, Guido Mulè è privo di tale requisito. Con la modifica, invece, per Mulè - candidato in pectore dell'assessore Purchia e del ministero della Cultura - si apre un'autostrada verso la sovrintendenza.

Nella sua replica l'assessore Purchia non ha approfondito la questione. Sempre ansioso di apprendere, le ho quindi inviato il seguente Whatsapp: "Non ho capito se era o non era legittimo cambiare l'articolo sul sovrintendente ampliando la platea a tutti gli esperti di gestione aziendale, non necessariamente in campo musicale".

Chiedere è lecito, rispondere è cortesia. E la cortese Purchia ha risposto all'istante: "Stanno attenzionando un problema che non esiste e neanche rilevato dal ministero. Era solo un rafforzare (voluto da tutti i soci e dal Collegio dei revisori) la natura manageriale del Sovrintendente quale unico organo di gestione ex lege".
Tutto in regola, quindi? Spero proprio di sì (a parte l'inaccettabile "attenzionando"...). Sono però costretto a osservare che non è un'argomentazione valida sottolineare che il problema non sia stato rilevato dal ministero: ciò non mi pare dirimente, considerati i ministeri che ci ritroviamo, e al limite autorizza il sospetto che al ministero esistano sacche di sciatteria o noncuranza.
Inoltre, non so se la mera volontà di "tutti i soci e del Collegio dei revisori" di superare, con il novellato articolo 9, la prescrizione dell'articolo 10 del vecchio Statuto (e di conseguenza dell'art. 13 d.lgs. 367/96) abbia il fondamento giuridico per eludere la prescrizione medesima. Il principio della gerarchia delle fonti, nel diritto, sancisce che una norma contenuta in una fonte di grado inferiore (statuto o regolamento) non può contrastare una norma contenuta in una fonte di grado superiore (decreto legislativo). E dunque mi riesce difficile capire come possa l'articolo 9 del nuovo Statuto (fonte di grado inferiore) contraddire l'articolo 13 del decreto legislativo 367/96 (fonte di grado superiore) laddove prescrive esplicitamente il requisito della "specifica e comprovata esperienza nel settore dell’organizzazione musicale"
E' pur vero che si potrebbe riconoscere a Mulè l'esperienza maturata al Regio come direttore generale. Ciò sarebbe accettabile, almeno formalmente: e allora perché modificare lo Statuto, andando a contraddire la legge statale?
Né la virtuosa intenzione di "rafforzare la natura manageriale del Sovrintendente" mi sembra bastevole a sanare un'eccezione al dettato della legge statale. Se così fosse, chiunque potrebbe "ritoccare" qualsiasi legge "rafforzandola" secondo le proprie visioni sociali, politiche o morali; o i propri interessi, why not? In tal caso proporrei alcuni ritocchi in merito al pagamento delle tasse. Ma anche sul suffragio universale, a ben pensarci...
Seriamente: non ho difficoltà a concordare con Rosanna Purchia quando sostiene che oggi come oggi il Regio ha bisogno di un amministratore con i controcazzi, che lo tiri definitivamente fuori dal pantano e vigili affinché non ci ricaschi. Sono anch'io convinto che sarebbe più razionale dotare i teatri d'opera di un direttore artistico che si occupi di musica e di un direttore generale che si occupi di conti, anziché ostinarsi a concentrare le due funzioni nella figura del sovrintendente. Ma, per dirsela tutta, non mi sembra per niente bello che l'articolo 9 dello Statuto così modificato sembri tagliato su misura per un ben determinato soggetto. Perdonate la mia ignoranza, ma ciò mi ricorda tanto certe leggi ad personam d'infausta memoria. Se uno vuole pensar male, gli si aprono davanti delle praterie.

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