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DI COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI TRASPARENZA

Dal Corriere del 6 aprile: "Ma sai che cosa abbiamo fatto, papà? Abbiamo nominato la moglie di… perché Edilberto si era rapportato. Ci tenevo, fa il suo mestiere. Il suo lavoro". Raffaele Gallo (foto) telefona giubilante al padre Salvatore ignorando di essere ascoltato dagli investigatori dell’inchiesta Echidna. La "moglie di" cui si riferisce, appena nominata dal Consiglio regionale nel Consiglio di amministrazione della Film Commission, è la nuora di un "noto industriale cittadino" che - precisa l'articolo - "fa parte della ragnatela di favori e consenso costruita dai Gallo". Da parte sua, Raffaele Gallo dichiara"Ribadisco di aver sempre cercato di svolgere la mia attività al meglio e per il bene del Piemonte, lavorando sui temi con proposte e idee, studiando e approfondendo, con la massima onestà e trasparenza". Prendo atto. 

Qui non voglio occuparmi delle traversie della Gallo's Family: lo stanno già facendo tutti, e forse era meglio occuparsene prima. Personalmente, in passato ho avuto a che fare soltanto con il più piccino della famigliola, quello Stefano Gallo dimenticabile assessore allo Sport con Fassino e presto desaparecido dalla scena politica senza lasciare rimpianti. De hoc satis.

D'altronde, rispetto alle ipotesi di reato a carico del vecchio "Sasà" (estorsione, peculato e violazione della normativa elettorale), sulle quali dovranno pronunciarsi i giudici, risulta del tutto marginale - e privo di risvolti penali - l'entusiasmo del giovane Gallo perché "hanno nominato" la "moglie di" a mo' di compenso per un "lavoro" d'incerta natura. Ma quelle parole sbarazzine sono la conferma ufficiale - la "pistola fumante" - di quanto sappiamo da tempo: le nomine "trasparenti", dettate da criteri di merito e competenza, sono una favoletta per noi sudditi fessi e paganti. Beh, confesso che mi sono girati. Poi, per razionalizzare, ho scritto il commento che potete leggere sul Corriere di oggi.


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