Passa ai contenuti principali

MUSEO DELLA RESISTENZA: UN ALTRO PRESIDENTE, E POCHE PROSPETTIVE

Roberto Mastroianni
E' in arrivo l'ennesimo presidente del Museo Diffuso della Resistenza: si chiama Roberto Mastroianni ed è il quarto ad occupare quella poltrona nel giro di un paio d'annetti: nel 2017 Pietro Marcenaro si dimise per protestare contro l'indifferenza delle istituzioni; lo sostituì Adriano Andruetto, che ha resistito (in tutti i sensi) per un anno, seguito dalla la meteora Franco Quesito, adesso migrato verso una poltrona nel dirimpettaio, ma meno devastato, Polo del Novecento. 
Il nuovo presidente dovrebbe essere nominato dal Consiglio direttivo del Museo, su indicazione del Comune, fra una decina di giorni. E' torinese, compirà 41 anni ad agosto, ed è entrato pure lui nel Consiglio direttivo in nome e per conto del Comune.
S'è diplomato nel 1998 allo scientifico Giordano Bruno e nel 2005 si è laureato in Filosofia all'Università di Torino, dove attualmente è ricercatore esterno. Nel suo cv si dichiara inoltre "curatore, critico d'arte e art advisor indipendente". Un tempo gravitava negli ambienti del Pd - aveva anche collaborato alla campagna elettorale di Gianni Vattimo, candidato indipendente nelle liste Ds - ma oggi negli ambienti del Pd lo descrivono come simpatizzante cinquestelle. E in effetti la nomina arriva da lì.
Ma a prescindere dalle appartenenze politiche, non so se le sue siano le competenze necessarie per ridare slancio e prospettive a un Museo malandato e trascurato dalle istituzioni che - dopo l'uscita di scena dello storico direttore Guido Vaglio e con il bilancio ridotto al lumicino - sembra arrivato al capolinea.
Così a occhio il profilo del prossimo presidente non mi fa una grande impressione. Ma stanotte ci penso, e poi domani scrivo con calma, ok?
Aggiornamento: Nomina rinviata

Commenti

Post popolari in questo blog

L'UCCELLINO, LA MUCCA E LA VOLPE: UNA FAVOLA DAL FRONTE DEL REGIO

Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio".  Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...

CHI TIRA TARDI AL MERCATO DELLE NOMINE

Un'altra settimana è andata, il Museo Egizio è ancora senza il nuovo Cda, e a tirare troppo la corda si rischia il commissariamento. Come scrivevo la settimana scorsa , il Consiglio d'amministrazione uscente è scaduto lo scorso 15 settembre e quello nuovo non può insediarsi perché incompleto: quattro dei cinque soci (Mic, Comune e le due fondazioni) hanno già indicato i propri rappresentanti, ma la Regione no. Mentre il presidente Cirio fa lo splendido in Giappone magnificando le nostre «eccellenze culturali», a Torino la sua maggioranza – lo scontro è tutto interno al centrodestra - s'accapiglia al gran mercato delle poltrone, e non riesce «a trovare una quadra» - parole loro – per dare una governance all'eccellenza culturale del Museo Egizio. Fossero almeno capaci di spartirsi la torta con un minimo di buona creanza. E qui parliamo di incarichi senza compenso: non oso immaginare quando ci sono in ballo stipendi e prebende. Ma l'indegna gazzarra deve finire in fret...

IL VANGELO DI GIULIO

Sono andato alla presentazione torinese del nuovo film di Giulio Base, «Il Vangelo di Giuda», al cinema Massaua, multisala della periferia ovest comodissima da casa mia. Non essendo un cinefilo militante, ero attratto soprattutto da curiosità mondana – vediamo chi c'è e chi non c'è – e non sono rimasto deluso: all'insegna dello «stiamo tutti invitati» la sala era stracolma di soliti noti, con il Museo del Cinema presente in massa a partire dal direttore Chatrian e dal presidente Ghigo (che ha addirittura rinviato la vacanza pasquale in Riviera per non perdersi l'evento); ben rappresentata anche Film Commission, ma non mancavano i duri e puri tipo Piemonte Movie e vari cenacoli cinefili, il manipolo dei giornalisti, l'intellighenzia cittadina (da dov'ero seduto vedevo Patrizia Sandretto, Alessandro Bollo del Museo del Risorgimento, Alessandro Isaia di Fondazione Cultura), il potere economico (onnipresente Giampiero Leo di Fondazione Crt) e politico-amministrativ...