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TAPPETI ROSSI AI PRIVATI CHE FANNO CULTURA: IL MODELLO THE OTHERS

Olga Gambari, una dei curatori. e Andrea Casiraghi, direttore, durante il sopralluogo alle Nuove
Dal 6 al 9 novembre, nell’ex Carcere Le Nuove di Torino torna The Others, osservatorio sulla creatività emergente italiana e internazionale, che compie quattro anni e conferma la sua attitudine alla sperimentazione. Quest’anno The Others abbandona ogni ipotesi di sicurezza per esplorare “il lato selvaggio”, più libero, difficile da definire e categorizzare. Il tema di questa edizione è infatti The Wild Side, una suggestione proposta agli espositori e ai performer per stimolare una riflessione attorno a un’attitudine e a ottenere così un orientamento progettuale condiviso. The Others è la libera osservazione di idee che crescono e germogliano in autonomia e fuori dai confini dedicati. A The Others ognuno porterà il suo wild per condividerlo con i galleristi, gli artisti, i musicisti, i creativi, i curatori, i professionisti e con tutti coloro che verranno a vedere e ad ascoltare le tante voci orchestrate nel contesto della manifestazione.


Le fatiche di The Others

Eccetera eccetera eccetera. Tutto ciò che vorreste sapere su The Others e non avete mai pensato di chiedere lo trovate nell'apposito sito. Però The Others - a mio avviso la parte più interessante dell'intero  ambaradan d'arte contemporanea che travolge Torino a inizio novembre - per vivere fa una fatica d'inferno. Come quasi tutte le idee intelligenti in questa città.
Fin dalla nascita, quattro anni fa, The Others s'è ritrovato addosso un destino insieme di fortuna e tribolazioni. Fortuna mediatica, fortuna di seguito: tanti visitatori, tanti apprezzamenti della critica. E tribolazioni con la burocrazia e gli enti locali. Giova ricordare che The Others è un'invenzione dell'imprenditore Roberto Casiraghi, lo stesso che nel 1994 aveva immaginato e fatto vivere Artissima. A Torino non gli hanno ancora perdonato d'aver mollato Artissima per inseguire altri progetti. E chiamalo fesso. Comunque, Casiraghi l'anno scorso, sperando di distogliere da The Others il marchio del peccato originale, ha ceduto la direzione al figlio Andrea. Con scarsi vantaggi, direi.

Le preoccupazioni dei volontari

Casiraghi fin dall'inizio aveva scelto come sede per The Others la sua creatura le ex Carceri Nuove. Location suggestiva. Ma fin dall'inizio l'invasione di The Others ha scosso i volontari della benemerita associazione "Nessun uomo è un'isola", che si prendono cura del complesso, oggi museo, e organizzano le visite in quel luogo della memoria. Piccole incomprensioni che si sono aggravate quest'anno, quando The Others, in piena crescita, ha chiesto di allargarsi anche a un altro braccio dell'ex carcere. Ne è nato un batti e ribatti infinito. Non voglio addentrarmi nel giochino delle ripicche. Di fatto, a due settimane dall'inaugurazione gli organizzatori di The Others non hanno ancora ricevuto dall'assessorato al Patrimonio, che ha in carico le Nuove, la lettera ufficiale che autorizza l'utilizzo dell'ex carcere (non importa se uno o due bracci) per la mostra. La lettera è attesa per il 28 ottobre. Con comodo. Lentezze burocratiche, e non solo: quelli di The Others sostengono di aver incontrato da parte dei volontari di "Nessun uomo è un'isola" una sorda ma netta opposizione al progetto di espandere la mostra in celle dove - a detta dei volontari in questione - "è troppo alto il patrimonio di memorie da conservare". Stremati, quelli di The Others hanno preferito rinunciare al progetto di allargarsi, e hanno disdetto i contratti con le gallerie che avrebbero dovuto occupare quelle celle, rimettendoci pure un sacco di soldi.
Memorie: una delle celle nel braccio "proibito"

Nelle celle della memoria

Gabo, che è come san Tommaso, oggi pomeriggio si è mescolato a un gruppo di espositori di The Others in visita alle ex Nuove per preparare la mostra. Ci ha accolto uno dei volontari, un signore piuttosto arcigno ma efficiente, che porta al collo la chiave della baracca (sulla chiave c'è una storia a parte da spiegare). C'erano anche due funzionarie due del Comune. Una del Patrimonio e una della Cultura, mi sembra di aver capito, che ci hanno accompagnati. Siamo entrati nell'edificio per visitare il braccio che ospiterà la mostra. A un certo punto sono sgattaiolato nell'altro corridoio, quello "negato", per vedere queste famose celle piene di memorie. Ne ho viste due, prima che la funzionaria mi acchiappasse riportandomi nel branco perché, mi ha detto, "qui può farsi male". Inutile spiegarle che sono stato anche in Irak. Ad ogni modo:  la prima cella che ho ispezionato era completamente vuota; la seconda ingombra di macerie, cianfrusaglie e sacchi del pattume. Nulla che richiamasse alla mente i martiri della Resistenza che pure furono incarcerati lì. Onestamente non ho avvistato nulla di tanto simbolico e memorabile da poter essere "violato" da una mostra artistica temporanea.

Il volontario-guardiano custodisce gelosamente le chiavi

Chi tiene le chiavi

Nel corso della mia visita, ho inoltre appurato che il complesso delle ex Carceri Nuove è proprietà in parte del Demanio e in parte del Comune. Però i funzionari comunali - anche le due signore che ci hanno accompagnati oggi pomeriggio - le chiavi non le hanno. Ho chiesto lumi, e una delle signore mi ha spiegato che le chiavi le hanno soltanto i volontari, perché "l'Associazione ha la custodia della struttura".

Pubblico e privato: un sistema che funziona

Insomma, nulla di scandaloso. Siamo a livello di piccoli dispetti e idiosincrasie da cortile. Una struttura importante come le ex Carceri Nuove è gestita da un gruppo di volòontari (e volonterosi) privati; ma se altri privati, come gli organizzatori di The Others, entrano in gioco, sono cazzi. Ciascuno ha certamente le sue buone ragioni. Quello che mi lascia ammirato è l'ennesimo, luminoso esempio di come l'ente pubblico sappia salomonicamente gestire l'intervento dei privati nella tutela e nella valorizzazione dei beni culturali.

Conti in tasca a The Others

Infine, due conti in tasca a The Others. La mostra ha un budget totale di 110 mila euro. Di questi, 25 mila arrivano dalla Regione (che però non ha ancora versato l'ultima tranche del contributo del 2012, e neanche un centesimo di quello del 2013), 25 mila dalla Compagnia di San Paolo e 15 mila dalla Fondazione Crt (che invece, benedette, pagano puntualmente). Il resto proviene da sponsor privati, dalla tassa d'iscrizione delle gallerie che espongono, e dalla biglietteria. A dire il vero, il 20 per cento dell'incasso dei biglietti va al Comune per l'affitto della struttura, oltre alla somma forfettaria di 400 euro. Quelli di The Others hanno sì chiesto al Comune un contributo, ma Braccialarghe gli ha risposto di non avere soldi. In effetti, dovendosi pagare il Festival Jazz, non può certo sostenere un'associazione come The Others, che anzi è chiamata - tramite l'srl che cura la parte commerciale - a rimpinguare le casse comunali pagando l'affitto della location.

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