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REGIO, MA COS'È QUESTO BUCO?

Il sovrintendente del Teatro Regio Walter Vergnano: la sua carica scade nel 2019
Ieri ho letto sulla Stampa che "al Teatro Regio manca un milione e mezzo". Detta così, non si capisce. Anche a me manca un milione e mezzo per vivere alla grande: ma mica lo faccio scrivere sui giornali. Quindi, da dove salta fuori questo inatteso allarme? L'articolo non lo dice: si limita a ricordare che il Regio è l'unica istituzione culturale torinese a non aver subito tagli nell'ultimo bilancio appendinesco (anzi, ha ricevuto pure una mancetta di centomila euro in più); e si limita ad accennare a "qualche segnale d’allarme" che "era già arrivato ma poi la perfetta conoscenza della macchina contabile dei vertici del Regio aveva messo tutto a posto". Alla faccia del tutt'apposto.
Sapete come sono fatto, no? Mi piace capire. Così mi sono informato, e adesso la machiavellica mi è molto più chiara.
Intanto, prendete nota: questa volta la colpa non è dei tagli trucibaldi di Chiarabella, che non c'entra un cazzo e anzi, povera, adesso gira a fare la questua tra fondazioni bancarie e Iren supplicandole di ripianare l'ammancuccio entro il 31 dicembre.
Tanto impegno chiarabellesco per salvare il culo al Regio si spiega anche, e forse soprattutto, con il fatto che quella del Teatro Regio è l'unica fondazione culturale cittadina presieduta direttamente dal sindaco. Quindi, è ovvio che il sindaco si sbatta un po' di più per sfangarla dai guai.
Guai che però hanno un'origine antica. E adesso vi spiego la storia del milione e mezzo che "manca".
Dovete sapere che c'è una legge in base alla quale i soci privati della Fondazione Teatro Regio (in pratica le solite Fondazione Crt e Compagnia di San Paolo) versano ogni tre anni un gruzzoletto di 9 milioni in conto di fondo di gestione: insomma, tre milioni all'anno a disposizione dell'ente. Fin qui è chiaro? Il Regio disponeva di tre milioni per il 2015, tre per il 2016 e tre per il 2017. Succede però che nel 2015 ci sono delle spese impreviste: non chiedetemi quali, ho anche dato un'occhiata al programma di quella stagione e non saprei dire che cosa ha fatto sballare i conti. Magari un aumento dei costi generali, magari un evento particolare: può capitare, come ben sa chiunque gestisca un'azienda. Fatto sta che nel 2015 al Regio servono due milioni in più: e li prende dal famoso fondo di gestione, togliendoli alla quota destinata al 2016. Operazione perfettamente legale. Purtroppo, arriva il 2016 e servono i tre milioni previsti per quell'anno: poiché due sono stati usati nel 2015, ne resta soltanto uno, e quindi gli altri due tocca toglierli al 2017. Peccato che arrivi anche il 2017, cioé adesso, e al momento di chiudere i conti ci si accorge che mancano i soliti due milioni, e gli anni sono finiti.
Il problema non è di poco momento: il Consiglio d'indirizzo della Fondazione Teatro Regio, che si riunisce la settimana prossima, ha l'obbligo di chiudere il bilancio in pareggio, e se non  ci riesce ne rispondono in solido i consiglieri, compreso il sindaco-presidente. Significa che pagano di tasca propria. Questo spiega ancor meglio l'impegno forsennato di Chiarabella per raggranellare la cifra necessaria. Tra l'altro, se il Regio non chiudesse il bilancio in pareggio verrebbe retrocesso nella graduatoria per l'attribuzione dei fondi del Fus. In parole povere, perderebbe un bel po' di contributi statali. Di male in peggio, insomma.

Ora, non so se mancano due milioni, come risulta a me, o il milione e mezzo che diceva ieri La Stampa. So però che quel che è giusto è giusto, pure nei casini: e quindi questa storia dei due milioni che mancano non è colpa dei tagli trucibaldi dell'Appendino (che non ci sonio stati, anzi) bensì di una sottovalutazione del problema da parte dell'amministrazione del Regio, in ultima analisi del sovrintendente Vergnano.
Insomma, se tu vai fuori budget nel 2015, e hai tempo fino al 2017 per rientrare, santiddio, dovresti rientrare. Con un bilancio annuale attorno ai 40 milioni ci sarà pure un qualche margine per recuperare due milioni in tre anni. Alla prova dei fatti, però, la storia dirà bene a Vergnano: Chiarabella, sbattendosi come una forsennata, convincerà le fondazioni bancarie e l'Iren - che è roba sua - a cacciare i soldi che mancano, il buco sarà tappato, e come morale della favola il Regio avrà ottenuto un contributo supplementare di due milioni nel triennio. Mica male.
Peccato che la pazienza (e la borsa) delle fondazioni bancarie potrebbero non essere senza fondo. Quest'anno il Comune ha già bussato a denari extra per la Fondazione Musei, e altre miserie incombono.
Guardate quello che sta succedendo al Museo del Cinema: per chiudere il bilancio mancano pochi soldi, ma al momento il Comune non pare intenzionato a metterli. Presumo perché non li ha. E finora non mi sembra che si danni a cercarli.
Per non dire della Fondazione per il Libro, che finisce in liquidazione perché non si trovano i due milioni necessari a ripianare. 
In questi due ultimi casi, però, la questua appendinesca mi è sembrata molto meno insistente.

Commenti

  1. Buonasera Gabriele. Mi perdoni il ritardo, rispetto alla pubblicazione del post, di questo commento. Credo che indagare, per incominciare, sul costo e sugli effettivi risultati di certe trionfali tournée all'estero potrebbe essere un buon inizio...

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