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CAMERA NON TEME LA BOLLA FOTOGRAFICA

Robert Capa, "La strada per Palarmo" (1943), una fra le immagini più celebri in mostra a Camera
Bella, la mostra fotografica "Memoria e passione. Da Capa a Ghirri" inaugurata ieri a Camera in via delle Rosine. Presenta un'ampia scelta - circa trecento - delle oltre duemila immagini che formano l'imponente collezione del torinese Guido Bertero, fra le più importanti e ricche d'Italia; ed è senz'altro una mostra all-stars, che riunisce i santoni riconosciuti della fotografia dagli anni Quaranta agli Ottanta del secolo scorso: ci sono proprio tutti, da Capa a Mulas, da Berengo Gardin a Cartier-Bresson, da Jodice a Klein; in uno scialo di scatti iconici - quelli che ognuno di noi ha visto almeno una volta nella vita - ma anche piccole scoperte sconosciute. Immagini molto viste, alcune, pure a Torino, nelle tante mostre di fotografia che da qualche anno sono l'ancora di salvezza anche dei musei tradizionali in cerca di pubblico, dalla Gam ai Musei Reali, dalla Reggia di Venaria fino al Museo Fico che tra l'altro ha ospitato la fortunata mostra sul Neorealismo basata proprio sulla collezione Bertero.

Splendori e pericoli della fotografia a Torino

La mostra di Camera ha il pregio di offrire uno sguardo d'insieme utile e direi affascinante per i neofiti; e comunque piacevole, se non altro come ripasso non privo di qualche sorpresa, anche per chi già ben conosce gli autori esposti. 
Più in generale, a Camera va il merito di aver rilanciato le sorti della fotografia a Torino dopo la dolorosa dipartita della Fif, la Fondazione Italiana per la Fotografia, pionieristico tentativo di creare, in pieni anni Ottanta, un "polo dell'immagine" torinese. Quando Camera esordì, nel 2015, il suo fu un esordio nel deserto, gravido di incognite. Adesso, invece, a Torino la fotografia soffre semmai di troppa salute, con il rischio di saturare il mercato. Mi sembra che si stia creando una specie di "bolla" che, come ogni bolla che si rispetti, prima o poi può scoppiare.
L'arrivo poi del colosso Gallerie d'Italia in piazza San Carlo rappresenta un'incognita, almeno a parer mio: la potenza di fuoco di una corazzata di quella stazza non schiaccerà le altre iniziative? 
Walter Guadagnini, il direttore di Camera, non è d'accordo, anzi. Mi dice di essere molto fiducioso, il pubblico della fotografia è ancora in crescita e secondo lui l'abbondanza di proposte non è un male, anzi. Quanto alla concorrenza di Gallerie d'Italia, Guadagnini non la considera tale: Gallerie d'Italia fa capo a banca Intesa-San Paolo, che è anche il partner finanziatore più importante di Camera, e Giadagnini si dice certo che le iniziative saranno coordinate, senza escludere una collaborazione diretta. Magari, mi dice a mo' d'esempio, una grande mostra di Gallerie d'Italia potrà avere un'appendice tematica nella sede più "raccolta" (nel senso di più piccola, direi) di via delle Rosine.
E in ogni caso, aggiunge Guadagnini, non è vietato sognare una Torino che si affermi come Capitale italiana della fotografia.

Capitale de che? 

Mi sembra una lodevole aspirazione. Prima o poi, però, dovremo decidere di cosa vogliamo davvero essere la capitale: se della fotografia, del cinema, dell'innovazione, del barocco, dell'aerospazio, del giandujotto, del tango, del design, dello smog, del libro, della cultura, dell'auto, della droga, della cera, dello sport, magari anche d'Italia per far contento Zero... 
Mi domando com'è che una pluricapitale qual è Torino diventi sempre più desolata provincia di Milano. 

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