Oggi sul Corriere faccio il punto sulle fosche prospettive della Cultura al tempo del coronavirus. E' chiaro che la situazione non migliorerà a breve, e lo dimostra la decisione di rinviare a momenti più propizi - qualcuno parla con molto ottimismo di giugno, altri con maggiore realismo del prossimo autunno - il Torino Jazz Festival e il Lovers Festival. Il Salone del Libro non ha ancora annunciato ufficialmente lo stop, ma la decisione è ineluttabile. Ma chi rischia di più, già adesso, sono i più piccoli, le imprese private e le associazioni che non hanno le spalle larghe e non potranno sopravvivere a settimane, se non mesi, di chiusura senza un sostegno convinto e incisivo da parte dello Stato, delle banche e degli enti pubblici. La buona volontà, almeno a parole, non manca. L'impegno di Cirio a saldare gli arretrati dei contributi autorizza la speranza. La sospensione della Tari, promessa da Chiarabella è senz'altro un provvedimento utile e gradito, sebbene sia una goccia nel mare. Ma serve di più, e soprattutto serve subito. Per molti fra un mese sarà tardi.
Inverno. Freddo. Un uccellino intirizzito precipita a terra e sta morendo congelato quando una mucca gli scarica addosso una caccona enorme e caldissima; l'uccellino, rianimato dal calore, tutto felice comincia a cinguettare; passa una volpe, sente il cinguettìo, estrae l'uccellino dalla cacca e se lo mangia. (La morale della favola è alla fine del post) C'era una volta al Regio Ora vi narrerò la favola del Regio che dimostra quanta verità sia contenuta in questo elegante aforisma. Un anno fa Chiarabella nomina alla sovrintendenza del Regio William Graziosi, fresco convertito alla causa grillina, imponendolo al Consiglio d'indirizzo e premendo sulle fondazioni bancarie: "Io non vi ho mai chiesto niente - dice ( bugia , ma vabbé) - ma questo ve lo chiedo proprio". Appena installatosi, Graziosi benefica non soltanto i nuovi collaboratori marchigiani, ma anche i fedelissimi interni. Però attenzione, non è vero che oggi al Regio sono tutti co ntro Graz...
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