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EGIZIO, MA GUARDA CHI SI RIVEDE


E a mo' di regalo natalizio eccovi, per chi se lo fosse perso, un simpatico articolo uscito ieri sul Corriere ma al momento non disponibile on line:

Anche a far la cosa giusta, scontenterai sempre qualcuno. Il ministro Giuli ha fatto la cosa giusta confermando per altri quattro anni Evelina Christillin alla presidenza del Museo Egizio: ha così preservato l'accoppiata vincente con il direttore Christian Greco, il quale con ogni probabilità sarebbe emigrato verso altri lidi qualora alla presidenza si fosse ritrovato qualche personaggio molesto o dannoso.

Decisione di buon senso che – una volta tanto – ha visto il merito (e il consenso dell'opinione pubblica) prevalere sulle camarille della bassa macelleria politica. Fatalmente, però, la decisione di Giuli è andata di traverso ai disistimatori del team Chris & Chris, nonché – relata refero - ad alcuni capataz  locali che avevano già promesso la poltrona di Christillin a qualche famiglio servizievole.

Quanto ai disistimatori, non è un segreto che tra costoro primeggi l'assessore regionale al Welfare Maurizio Marrone, il quale in tempi non sospetti ha pubblicamente e vigorosamente manifestato la propria avversione alla conferma di Greco alla direzione. Sicché mi ha colpito – ma non sorpreso – apprendere che qualche giorno fa Marrone, a nome della Regione, ha consegnato all'ex direttrice dell'Egizio Eleni Vassilika una targa per premiarne «l'impegno eccezionale nella valorizzazione e nel riallestimento del Museo». A prescindere dalla motivazione, se la memoria non m'inganna nel 2012/13 la breve convivenza fra Vassilika ancora alla direzione e Christillin appena insediata alla presidenza fu alquanto «complicata», e si concluse nel 2014 con l'uscita di scena della direttrice che, a fine mandato, aveva partecipato al bando per la successione ma s'era vista preferire Greco. Vassilika non la prese benissimo e intentò senza successo due cause al Museo, tra i cui soci fondatori c'è giustappunto la Regione. Per cui un Marrone che proprio adesso premia l'antica «nemica» può apparire, a un osservatore malizioso, come un dispettuccio agli indigesti Chris & Chris (e indirettamente al ministro Giuli); o addirittura un endorsement in vista di giugno, quando scadrà il mandato di Greco, il cui rinnovo automatico sembra logico, ma la logica da queste parti non è più una virtù. E qualora si decidesse di procedere con un bando, beh, in tal caso tutto è possibile.

Passando a un livello più elevato, la conferma di Christillin alla presidenza dell'Egizio potrebbe (ipotizzo) avere intristito anche Mario Turetta. L'alto dirigente del ministero della Cultura, in qualità di «direttore delegato», regge con alacre attivismo l'infinito interim della direzione dei Musei Reali, una sede vacante che si protrae dal pensionamento di Enrica Pagella (1° dicembre 2023), in attesa della regolare nomina di un nuovo direttore che nessuno sembra aver fretta di nominare.

Ad ogni modo: Turetta, nel suo lungo percorso di grand commis, nel 2004 aveva tenuto a battesimo la Fondazione del Museo Egizio. Di conseguenza nutre per l'Egizio un affetto quasi paterno che oggi, al timone dei Musei Reali, manifesta con gesta di nobile emulazione: se l'Egizio celebra quest'anno il suo bicentenario, Turetta si accorge che, a ben guardare le radici remote, i Musei Reali di anni ne compiono trecento, e si impegna pure lui in un programma di eventi celebrativi che culminano adesso con una mostra su Cleopatra che, francamente, sa un po' d'invasione di campo.

Sia come sia: prima o poi ai Musei Reali un direttore arriverà, e di conseguenza Turetta – prossimo alla meritata pensione - dovrà lasciare l'interim. E non escludo che, in tale prospettiva, un pensierino alla presidenza dell'Egizio il buon Mario se lo fosse fatto: un ritorno vent'anni dopo, perché no? Oh, ripeto, è solo un'ipotesi. Ma spiegherebbe perché lo scorso 20 novembre, all'inaugurazione del «nuovo Egizio» con Mattarella (e all'indomani della conferma di Christillin alla presidenza per altri quattro anni) Mario Turetta avesse l'aria un po' imbronciata. 

Commenti

  1. Qualcuno una volta disse: "Gli italiani perdonano tutto ai ladri, agli evasori fiscali, ai politici, a tutti, ma non perdonano il successo."

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