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SPOSTARE LA DATA DEL SALONE? MA MI FACCIA IL PIACERE!

Tanta roba e poca voglia di scrivere. Cercherò di sbrigarmi. Intanto, stamattina al Circolo dei Lettori presentavano Torino Spiritualità, e c'erano gli assessori Parigi e Leon. Così io - e un altro nugolo di giornalisti - ne abbiamo approfittato per informarci sullo stato dell'arte al Salone del Libro, visto che domani, giusto al Circolo, si ritrovano i sessanta editori che vogliono restare a Torino, mentre lunedì prossimo l'intera comitiva Torino-Milano - sindaci, assessori, Aie e compagnia librante - sono convocati da Franceschini per un incontro chiarificatore.
In breve.
Alla domanda "che cosa proporrete ai sessanta editori?" la Parigi ha risposto lei, come rappresentante della Regione, aspetta di conoscere le richieste degli editori medesimi; di sicuro l'idea è di agevolarli e coinvolgerli al massimo. Peraltro quello di domani è un incontro privato, al quale gli enti locali non sono chiamati a partecipare: gli editori discuteranno fra di loro, e mi pare pure giusto.
Poi abbiamo chiesto che  cosa si aspettano dal summit a Roma, e Parigi ha detto che "Franceschini è intervenuto per il bene comune del Paese" (e la cosa mi spaventa) e che loro, gli enti locali, sono aperti e disponibili, "vedremo che cosa ci chiedono" (e la cosa mi terrorizza).
Allora abbiamo domandato alle due signore se Comune e Regione sono disponibili, eventualmente, anche a cambiare la data del Salone, magari spostandolo in autunno. La risposta di Parigi e Leon è stata inequivocabile: "No".
Senza se e senza ma. 
E vorrei ancora vedere: i milanesi sono arrivati dopo, che si spostassero loro. E difatti... (leggete il post "Et voilà, ce l'abbiam nel fracco").
Poi, fuori intervista, la Parigi ha anche commentato che a suo avviso i casini che stanno capitando a Roma con la Raggi non facilitano la situazione. In realtà è un commento personale e non dovrei nemmeno scriverlo e non so se c'entri con il Salone, ma comunque riporto per scrupolo cronistico e perché sono un coyote. Male non fa.

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